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Consigli utili per digerire bene e vivere in forma
Consigli sull'alimentazione

Un autunno a tutto sprint
Digestione difficile e mal di stomaco si prevengono con un’alimentazione variata, ricca di frutta e verdura di stagione. Per i primi freddi è invece utile fare scorta di vitamina C...
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Digestione difficile e mal di stomaco si prevengono con pasti ad orari precisi e un’alimentazione variata, che privilegi frutta e verdura di stagione. Per i primi raffreddori di stagione è invece fondamentale la giusta dose di vitamina C.

Ufficialmente l'autunno incomincia il 21 settembre, quando ci sentiamo ancora i benefici dell'estate addosso: linea più asciutta, tessuti ossigenati, incarnato ambrato e luminoso. Merito del riposo, dell’attività fisica all’aria aperta e di un'alimentazione più leggera che si accompagnano tipicamente alla stagione estiva.

Per affrontare al meglio il cambio di stagione autunnale, spesso caratterizzato da malumoristanchezzapiccoli acciacchi e mancanza di concentrazione, bisogna mettere in atto una strategia per conservare il più a lungo possibile gli effetti benefici dell'estate sul corpo e sull'umore. Perché, il vero rischio dell'autunno, è quello di mangiare di più e male!

A tavola con regolarità: è la prima condizione che gli esperti in nutrizione indicano per prevenire i fastidi tipici di questa “stagione di passaggio”. In pratica, rispettare gli orari dei pasti, evitando di spizzicare nell'arco della giornata, e dedicare al pranzo tutto il tempo che si merita, giova allo stomaco e all'intestino, messi "sottosopra" daicambiamenti climatici che modificano la flora batterica e aumentano le secrezioni gastriche acide.

Variare il più possibile le scelte a tavolaa ogni stagione si deve cambiare l'alimentazione, avvicinandoci alle esigenze naturali del nostro corpo. L’aiuto per preparare l’organismo ad affrontare i lunghi mesi freddi, e ad evitare i malanni di stagione, ci viene ancora una volta dalla natura, con una ricca scelta di verdure e frutti autunnaliche possiamo portare sulle nostre tavole. Farne il corretto uso ci permetterà di beneficiare di vitamine,antiossidantifibre e delle proprietà purificanti ed energizzanti di cui abbiamo bisogno per affrontare gli impegni quotidiani. Scopriamoli insieme…



FUNGHI
Sono consigliati nelle diete per il loro basso contenuto calorico (solo 20 calorie per 100 grammi di funghi freschi, in quanto contengono molta acqua), per il consistente apporto di fibre (la percentuale di fibre può raggiungere il 5% secondo le varietà: ecco spiegato il senso di sazietà dopo averli mangiati!) e per l’alto contenuto proteico (rispetto a qualunque altro ortaggio racchiudono proteine in un quantitativo più alto dal 3 al 6%!!!).
Ricordate, però: le calorie aumentano notevolmente se si decide di friggerli o di mangiarli sott’olio.




RADICCHIO
Alleato del dimagrimento e del benessere è il radicchio: con sole 5 calorie per 100 grammi ci fornisce preziosissimi elementi come: vitamina A (sviluppa la vista, protegge la pelle e le mucose, favorisce la crescita), vitamina B2 (importante per sviluppo del corpo, aiuta a liberare l'energia proveniente dai carboidrati), vitamina C (rafforza le pareti dei vasi sanguigni e le difese immunitarie), sali minerali e moltissime fibre.




LEGUMI
L’opinione comune vede i fagioli e i legumi in genere come alimenti “poveri” e per questo motivo molto spesso si è portati a trascurarli. In realtà, però, lenticchie, ceci, soia e fagioli rappresentano un’importante risorsa diproteine nella dieta di ognuno, in grado di sostituire pesce e carne: infatti, sono ricchi di carboidrati complessi, che ne determinano l’elevato contenuto proteico e sono, invece, poveri di grassi. Se in estate non ne avete mangiati a sufficienza, magari per colpa del caldo, quale stagione più indicata per preparare delle nutrienti zuppe? Aggiungete sempre aromi come timo e rosmarino e abbondate con cipolla aglio,potenti antibiotici naturali.
Unico aspetto negativo nel consumo di legumi è rintracciabile nell’elevata presenza di fibre, che determinano una consistente produzione di gasColite o meteorismo, quindi, possono essere incompatibili con tali alimenti.




UVA
E’ la vera REGINA DELLA STAGIONE per le grandi proprietà terapeutiche. Ha un contenuto d’acqua pari all’80% del peso e il 15% di zuccheri solubili, fonte di energia immediata. Per 100 grammi fornisce circa 60 calorie. Tra le vitamine e i sali minerali di cui è ricca, da segnalare: ferro, calcio, fosforo, vitamina A, vitamina C, vitamina P (protegge i capillari), vitamina B6 (fortifica l’attività nervosa). Inoltre, è un alimento antiossidante, disintossicante ed energetico, in quanto contrasta l’invecchiamento delle cellule, è diuretica e lassativa (consente di purificare reni, fegato e pancreas, favorendo le loro funzioni naturali), èricca di sostanze nutritive (garantisce un buon equilibrio alimentare anche in caso di dieta dimagrante),aumenta la resistenza fisica, depura la pelle e la rende più elastica e luminosa. Aiuta nei dolori artritici e reumatici.




CACO
E’ ricco di vitamina A, di potassio e calcio, esercita una buona azione diuretica (contro la ritenzione idrica) e aiuta il fegato.




PERA
Fornisce solo 30 calorie per 100 grammi, contiene zuccheri semplicifibra e molta acqua. Aiuta contro lastitichezza. E’ ricca di minerali come potassiofosforocalciomagnesio e contrasta la formazione dei radicali liberi.




FICO
E’ un frutto molto digeribile, altamente calorico (!!!) ma fondamentale nella nostra alimentazione per il suo contenuto di proteinesali minerali (potassio, calcio e magnesio) vitamine B e A.




AVOCADO
Ha un rilevante contenuto di grassi che ne fa un alimento molto calorico. Ciò nonostante è un nutrimento da non far mancare nella nostra alimentazione in quanto i suoi grassi sono di natura polinsatura, quindi non aumentano il tasso di colesterolo nel sangue. Contiene anche molta vitamine AE e (che regola il bilancio di calcio nell’organismo) e una rilevante quantità di vitamine del gruppo B. Presenta una scarsa quantità di zuccheri, che lo rende un alimento gradito a chi deve seguire diete con pochi carboidrati, e una buona dose di proteine.


Il raffreddore, male di stagione per eccellenza: come prevenirlo?
Con la giusta dose di vitamina C, che aiuta il nostro sistema immunitario a mantenersi “in forma”. L'uomo, però, non è in grado di produrla da solo: no panic, le proprietà antinfettive e immunostimolanti di questa preziosa vitamina possono essere tranquillamente assunte con la dieta.

Si trova in particolare nel pomodoro, nel prezzemolo, nella cipolla, nel limone, nel ribes nero, ma la "migliore" vitamina C si trova nelle arance, nei mandarini, nei mirtilli, nelle more, nei kiwi, nella rucola, nelcrescione e nel cavolo cappuccio, cioè negli alimenti che contengono anche i “bioflavonoidi”, sostanzeantiossidanti vasoprotettive che ne potenziano l'efficacia.

Per prevenire il raffreddore è sufficiente consumare ogni giorno alcuni degli alimenti sopra elencati: ad esempio, il consumo di un'insalata di cavolo cappuccio durante il pasto e 3-4 frutti durante l'arco della giornata permette di superare di gran lunga la dose minima consigliata di vitamina C pari a 60 mg al giorno; 100 grammi di ribes nero fresco, per fare un altro esempio, contengono 180 mg di vitamina C; 100 grammi di prezzemolo ne contengono 200 mg.

Non tutti lo sanno, ma la vitamina C viene facilmente distrutta dalla luce e dal calore, pertanto gli alimenti che la contengono vanno consumati freschi e preparati con cotture veloci. Attenzione soprattutto agli agruminon lasciateli spremuti o tagliati (come, per esempio, fanno nei bar!), né aggiungetevi zucchero, se volete beneficiare al meglio dei loro effetti positivi. E non dimenticate mai di mangiarne a spicchi, per l’importanza rivestita dalle fibre contenute nel loro involucro degli spicchi: pienezza e funzioni intestinali, quindi, sono garantite!
i cibi giusti per affrontare al meglio l’inverno
Contro il freddo pungente e i malanni invernali un’alimentazione sana e bilanciata può fare molto, basta saper scegliere i cibi giusti...
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Per scrollarci di dosso la sensazione di freddo pungente di questi giorni invernali e per superare i piccoli malesseri da raffreddamento che spesso ci colgono impreparati quando la temperatura è prossima allo 0°, una mossa particolarmente “furba” ed efficace è quella di curare la nostra alimentazione e puntare sui cibi giusti.

La tavola, infatti, può essere un’ottima miniera di antiossidanti e sali minerali che aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a recuperare la giusta energia contro gli stress quotidiani…


Proviamo a passare in rassegna i cibi “più caldi”, amici del nostro benessere perché possono aiutarci a superare la sensazione di freddo e, soprattutto, prevenire i consueti malesseri di stagione.

  • Carichiamoci con yogurt e fermenti lattici

  •  Sono fondamentali per mantenere l’equilibrio del nostro intestino e migliorare le difese del nostro corpo. Consumati al mattino, uniti a succo di frutta, cereali e carboidrati, ci assicurano un pieno di energia e un piacevole calore, che ci accompagnerà per tutta la giornata.

  • Facciamo il pieno di vitamina C con spremute a volontà…
    Arance, limoni e pompelmi sono indicatissimi per rimettersi dagli stati febbrili e di carenza vitaminica, per combattere le infiammazioni e mantenere pulite le vie urinarie. Meglio se di agricoltura biologica: una ricerca condotta da due dipartimenti dell’Università di Bologna, e pubblicata sull’European Journal of Nutrition ha dimostrato che glia grumi biologici proteggono meglio contro i danni ossidativi al livello cellulare.

  • … e il  pieno di vitamina A con le insalate…
    Radicchi rossi e variegati, ma anche indivielattughevalerianella, non manca neanche la lollo. Tutte insalate che amano il freddo. E che a tavola, ci aiutano ad affrontarlo.
    Rossi o variegati, i radicchi hanno anche forme diverse: tra i primi, di colore vivo e uniforme, troviamo il “Rosso di Treviso” (a febbraio c’è il tardivo, a foglia lunga), il “Rosso di Verona” (a foglia lunga) e il “Rosso di Chioggia” (a forma di “palla”); tra i secondi, multicolore, il “Variegato di Castelfranco” (a cespo, giallo screziato di rosso) e il “Variegato di Chioggia” (a sfera, con foglie verdastre e gialle screziate di rosso, verde, giallo o bianco).
    Il radicchio, così come la lollo rossa e verde, e pure le indivie, riccia o scarola, lessate, brasate, al forno e ovviamente in… insalata, apportano preziosi elementi nutritivi come calcio, potassio e vitamina A (quanto più sono verdi). 
    E poi lattughe, nelle varietà invernali di cappuccio e romana, entrambe vitaminichericche d’acqua e fibreleggermente sedative e perciò più adatte al pasto serale.
    E infine la valerianella, spontanea o coltivata, ormai reperibile in tutti i supermercati. Le sue piccole foglie, tenere, carnose, quasi “grassocce”, necessitano di un condimento semplice, con olio extra vergine di oliva e - sostengono i gourmand - niente sale!

  • Prediligiamo le zuppe calde, meglio se di legumi…
    Protagoniste indiscusse della cucina invernale contadina, le zuppe rappresentano in questo periodo un utilissimo alleato contro freddo e malesseri di stagione. L’unione vincente di legumi, verdure, cereali assicura unpieno benefico di sali mineralivitamine e principi nutritivi, che ci aiutano ad essere in forma e vitali.
    legumi, in particolare, (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche), oltre che appetitosi, contengono ferro e sono anche ricchi di fibre, utili per aiutare l'organismo a smaltire i sovraccarichi di cibo e migliorare la funzionalità intestinale.

  • E non dimentichiamoci mai di tenere sempre a portata di mano la nostra bottiglietta d’acqua…
    Vi è mai capitato di sentire, nel corso della giornata, quella tipica sensazione di pesantezza alle tempie, accompagnata da calore localizzato nelle aree di guance e orecchie? Ebbene può capitare che il nostro lieve malessere, la sensazione di sentirsi poco “freschi” e produttivi, siano il chiaro segnale di una situazione distress che il nostro organismo si trova all’improvviso a dover fronteggiare. E, spesso, il problema nasce da unascarsa idratazione del nostro corpo.
    Nei momenti di lavoro intellettuale e nelle situazioni di particolare tensione lavorativa, infatti, sono gli zuccherie soprattutto i liquidi contenuti nel nostro corpo, i primi ad essere consumati. Il cervello è il primo organo a farne le spese più dirette. Se, infatti, vive una situazione di sofferenza e scarsa alimentazione in fatto di sostanze nutritive, sali minerali, ma soprattutto acqua, le sue prestazioni cominciano a calare e, di conseguenza, anche la nostra vitalità e capacità di rispondere agli stimoli esterni.
    Ricerche compiute dall’Università degli Studi di Milano evidenziano che quando il nostro corpo è soggetto adisidratazione, pari a circa il 2% del suo peso, si ha una significativa diminuzione della nostra facoltà mnemonica, sia di quella breve che a lungo termine, dei livelli di reattività e concentrazione consueti.
    Perciò è fondamentale bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, cercando di arrivare anche a 2 litri, aggiungendovi magari a metà mattina o nel pomeriggio, tisane e . In particolare i tè, oltre a riscaldarci nelle giornate più fredde, ci forniscono caffeina e teina, utili per risvegliarci e ritrovare il giusto slancio sul lavoro. Impariamo poi a preferire il tè verde, perché è altamente digeribile e possiede ottime proprietà antiossidanti ed antitumorali.

  • Infine, concediamoci un po’ di zucchero in più…
    In inverno è possibile concedersi qualche piccolo piacere zuccherato in più, poiché il nostro metabolismo, con il freddo, subisce un’accelerazione ed eviterà di accumulare chili in eccesso, dannosi per la nostra linea. Prediligete miele e propoli, magari con un bel bicchiere di latte, come insegnano le nostre nonne: oltre a regalarci immediatamente sensazione di calore e benessere prolungato, miele e propoli sono rimedi antichissimi per sciogliere il muco nelle vie aereeliberare i bronchi e facilitare la respirazione, limitando la sgradevole sensazione di oppressione e costrizione, tipica dei malesseri da raffreddamento.

Un menu’ a colori: benvenuta primavera!
Verde e rosso per depurare, bianco e blu contro il gonfiore, viola e arancio per dare energia: i colori della primavera ci aiutano a mangiare in modo corretto e bilanciato...
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Qualche tempo fa l’osservatorio Federsalus aveva promosso uno studio che ha visto coinvolti diversi psicologi, nutrizionisti e dietologi, sulla relazione tra stato di benessere e stagionalità. Ebbene, il 74%degli intervistati dichiarò che la primavera è il periodo in cui si registrano più malesseri, sia fisici sia psicologici (ben il 58%) o anche legati all’umore. Ma che cos’è il “mal di primavera” e come correre ai ripari? 

Con la primavera ci lamentiamo spesso didisturbi come difficoltà digestive,stanchezzamancanza di energiaallergie, nei casi più gravi anche asma. E’ il nostro organismo che ci invia dei segnali: ancora provato dagli sbalzi di temperatura e dal freddo sofferti in inverno; appesantito dalla vita sedentaria e da un’alimentazione ricca di grassi e proteine; reso più debole dalle varie medicine che abbiamo dovuto inevitabilmente assumere per combattere raffreddore e influenza, il nostro corpo, proprio come la natura in primavera, ha bisogno ora di rigenerarsi, “disintossicandosi” e recuperando energia e salute.

Un'efficace disintossicazione parte dalla purificazione di organi quali il fegato e i reni, che hanno un ruolo centrale nella depurazione del sangue e quindi di tutto il corpo.

La prima regola da seguire per incrementare l’azione depurativa e ridurre la ritenzione idrica, dovuta anche all’eccesso di tossine in circolo, è quella di introdurre abbondanti liquidialmeno un litro e mezzo al giorno di acqua, oltre a the, tisane e infusi.

Fondamentale è poi di sicuro l’alimentazione. Dopo i lunghi mesi invernali nei quali la dieta ha privilegiato alimenti ricchi di lipidi, zuccheri e proteine (carni grasse e salumi, fritture, dolci e snack industriali ecc.), con la primavera il nostro organismo ha bisogno del giusto apporto di vitamine e minerali, aumentando il consumo di frutta e verdura, per ritrovare così forma e saluteleggerezza e vitalità.

Radicchio, lattuga, valeriana, rucola, crescione, ruchetta selvatica, tarassaco, cicoria, zucchine, sedano, rape, ravanelli, bietole, asparagi, piselli, fave, taccole, spinaci, cetrioli, finocchi, pomodori, carciofi e carote vanno consumati in grande quantità, preferibilmente crudi, in festose e variopinte insalate. E poi albicocche, ciliegie, fragole, nespole.

Ortaggi e frutti ricchi di sostanze antiossidanti – come le vitamine C, E e il betacarotene, precursore della vitamina A – essenziali per proteggere le cellule del nostro organismo dagli attacchi dei radicali liberi, provocati dall’eccesso dei grassi “invernali” ancora in circolo. In più, svariati ortaggi (come i carciofi, le bietole, le carote) contengono composti cosiddetti “lipotropi”, che svolgono un’azione decongestionante sul fegato e migliorano lo smaltimento delle sostanze grasse.

Ortaggi e frutti colorati che “si mangiano anche con gli occhi”: il fattore “colore” è spesso legato al contenuto di queste sostanze preziosissime per la salute. Infatti, le tonalità dal giallo al rosso, dal verde al bianco, indicano proprio la presenza di vitamine e potenti antiossidanti. Qui trovi le combinazioni ideali che ti aiutano a rigenerarti e restare in forma!

Verde e rosso per depurare
Disintossicarti, depurarti, eliminare scorie e tossine dall’organismo. Puoi raggiungere facilmente questo obiettivo, puntando innanzitutto sulle verdure a foglia verde. Grazie alla clorofilla, responsabile della loro colorazione, questi vegetali ti aiutano a proteggere e a depurare il fegato

Una bella insalata di lattuga, pomodori e ravanelli è proprio l’ideale:

  • La lattuga è ricchissima d'acqua e svolge perciò un'azione rinfrescante, digestiva e rimineralizzante. In più, contiene grandi quantità di vitamine A e C e sali minerali quali potassio, fosforo e ferro.

  • I pomodori sono come “scudi di protezione” per le cellule grazie alla massiccia presenza di “licopene”, un potente antiossidante che conferisce il colore rosso e si trova soprattutto nella buccia. La dose mensile di licopene consigliata è dai 5 ai 10 mg, ovvero basta mangiarne poco più di 100 grammi.

  • ravanelli, grazie al “rafanolo” in essi contenuto, sono utili per la funzionalità epatica e sonodisintossicanti, oltre a essere buone fonti di vitamina C e potassio.


Poi non dimenticare di portare in tavola i frutti di colore rosso come fragole e ciliegie:

  • Le ciliegie hanno ottime proprietà per la salute: facilitano l’attività intestinale e la diuresi, aiutano chi soffre di ipertensione e chi ha problemi cardiacipreservano la bellezza della pelle, sonoperfette per ritrovare equilibrio ed energia per le loro proprietà disintossicanti. Un consiglio: meglio non consumarle mai a fine pasto, perché nello stomaco possono combinarsi male con altri alimenti e complicare la digestione.

  • Le fragole sono ricche di vitamina C e “polifenoli, potenti antiossidanti che stimolano il metabolismo e migliorano la circolazione sanguigna, contribuendo a eliminare le tossine accumulate. Inoltre, sono moltodiuretiche, favoriscono così l’eliminazione degli acidi urici. Da non sottovalutare l'effetto che hanno sull'umore grazie alla stimolazione della serotonina, un grande aiuto naturale in una stagione che può portare problemi di depressione.


Bianco e blu contro il gonfiore
Sotto il vestito una bella pancia piatta? Puoi sfoggiarla se punti sulle verdure “bianche” come il finocchio. Combatte, infatti, efficacemente la formazione di gas intestinale e contiene “fitoestrogeni”, ormoni vegetali che esercitano un’attività equilibratrice sugli ormoni femminili, limitando, per esempio il gonfiore tipico della sindrome premestruale.

Per completare l’azione sgonfiante prepara una bella insalata di finocchi e radicchio. 
Il radicchio, come tutti gli alimenti blu/viola, è composto per il 94% da fibra solubile che regola l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri semplici e favorisce lo sviluppo della flora batterica intestinale. In più, svolge una potente azione disintossicante e di stimolazione della depurazione dell’organismo dalle tossine (agendo sulle funzioni del fegato), grazie al tipico e caratteristico sapore amarognolo di questa verdura che a volte la rende poco piacevole al palato.
Il radicchio ha anche un buon apporto di vitamine come la vitamina B, la C, la K e la P e proprio questo ottimo rapporto tra elementi a effetto antiossidante quali acido folicocalcio e potassio, i principi depurativi e disintossicanti e la presenza dei polifenoli, creano un insieme di benefici che lo rendono un alimento antiossidante, in grado di prevenire l’invecchiamento precoce.

Infine, si tratta di un alimento che ha solo 13 calorie per etto e risulta, pertanto, essere molto utile anche in unregime dietetico ipocalorico e, come tutte le verdure, dà un senso di sazietà precoce.
Giallo e rosso per un pieno di energia
Per contrastare i tipici mali di stagione: stanchezza, spossatezza e depressione, gioca con l’abbinamento giallo-rosso.

Una bella insalata di barbabietole, che “fanno buon sangue” grazie alla presenza di una sostanza detta “Betaine” che protegge i globuli rossi e migliora l’elasticità dei vasi sanguigni.

La barbabietola è un alimento molto ricco di fosforo, magnesio, ferro, calcio e potassio, quindi è moltoindicata per le persone anemiche, inoltre rafforza molto anche il nostro sistema immunitario in quanto è molto ricca di vitamina C.
Accompagna la tua insalata “rossa” con un frutto “giallo”: l’albicocca.

L’albicocca è un frutto ricco di vitamine e oligoelementi e ha un elevato contenuto di “betacarotene”, sostanza utilizzata dall’organismo per la produzione di vitamina A: la sua carenza rende la pelle rugosa, può portare all'anemia, deprime il sistema immunitario!
a tavola l’intestino ritrova la sua... regolarita’!
Alimentazione disordinata, sedentarietà, stress, situazioni d’ansia, sono fattori che incidono sul buon funzionamento dell’intestino. Scopriamo insieme come “regolarizzarlo”...
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L’intestino è un organo molto delicato e sensibile a tutto ciò che accade nella giornata di ognuno di noi. Alimentazione disordinata, povera di fibre e di acqua, sedentarietà, stress, situazioni d’ansia, sono fattori che incidono sul suo buon funzionamento. Leggi i nostri consigli per far ritrovare al tuo intestino il suo giusto “ritmo”. Perché essere “regolari” è più importante di quanto si creda! Si stima che circa il 20% della popolazione adulta soffra di stitichezza, che colpisce soprattutto gli anziani e ledonne (quasi quattro volte più degli uomini). Quando all'origine della stitichezza non esista una patologia specifica (non esitare a rivolgerti al tuo medico quando il disturbo perdura da diverso tempo e quando insorge improvvisamente o si accompagna ad altri sintomi, come ad esempio dolori addominali, sanguinamento, febbre familiarità per il tumore del colon!!!)è importante agire sulla “dieta” e sullo “stile di vita. La cucina “Sì” contro la stitichezza…
  1. Aumenta il consumo di fibre, soprattutto di frutta e verdura -una dieta ricca di fibre esercita notevoli effetti sul transito intestinale, in virtù della loro capacità di assorbire l’acqua e di trattenerla all’interno dell’intestino, di aumentare il volume delle feci rendendole al contempo più soffici, di stimolare le contrazioni della parete intestinale e, in definitiva, di favorire una regolare evacuazione. Un opportuno apporto di fibre si aggira intorno ai 30 grammi al giorno.
     

    ALIMENTI a maggior contenuto di fibra

    FIBRA TOT.

    Integratori di fibre Crusca pura

    44%

    Legumi freschi/secchi Lenticchie, fave, piselli

    10-25%

    Frutta secca Fichi secchi, uvetta, prugne secche

    10-15%

    Pane e pasta integrali  

    10%

    Semi oleosi Mandorle, noci, nocciole, arachidi

    6-14%

    Frutta fresca Ciliegie, mele, pere, pesche, arance, kiwi, banane, fragole, prugne, fichi

    1,5-2%

    Verdura fresca/cotta Carote, spinaci, sedano, pomodori, cavoli, broccoli, peperoni, finocchi, radicchio, catalogna, cicoria, zucchine, carciofi

    1-3%

    Farine bianche  

    1,5-2%

    Altro Olio, zucchero bianco, carni, bibite

    Quasi 0%

    Perciò, “” a tutte le verdure a foglia, ai legumi e alla frutta fresca e cottacrusca (senza esagerare!), avena o cereali integrali a colazione; al posto della pasta, opta per frumento e farro in chicchi, invece del pane bianco scegli il pane integrale o il pane fatto con farina di farro o kamut. Non aumentare, però, mai in una volta sola la quantità di fibre! Potresti avere delle coliche intestinali; le fibre andranno incrementate gradualmente fino a raggiungere i valori consigliati nell'arco di due o tre settimane.
  2. Impara a consumare fermenti lattici, come lo yogurt o i latti fermentati probiotici - questi alimenti possono aiutarti, se assunti quotidianamente, a ripristinare la flora batterica intestinale e a favorire il transito intestinale.
  3. Preferisci sempre condimenti di origine vegetale, come l’olio di oliva - l’olio è fondamentale nella nostra dieta per migliorare il transito intestinale, poiché agisce come lubrificante.
  4. Bevi almeno 1,5 / 2 litri di acqua al giorno, magnesiaca o sulfurea, in particolare lontano dai pasti – l’apporto idrico è molto importante per il transito intestinale e per evitare la formazione di feci eccessivamente consistenti; l’acqua, inoltre, aumenta l’efficacia delle fibre introdotte con l’alimentazione. Ricordati allora di bere un bicchiere di acqua tiepida appena ti alzi, perché aiuta a stimolare l'attività intestinale; ricordati anche di portare con te una bottiglietta di acqua, sia al lavoro che in palestra, così da assumere acqua regolarmente durante tutte la giornata.
  5. Limita un eccessivo consumo di grassi e fritti
  6. Evita cibi confezionati e tutti gli alimenti in scatola o contenenti additivi e conservanti
  7. Limita l’uso di bevande alcoliche e, se puoi, smetti di fumare
Riassumendo:
ALIMENTI PERMESSI

ALIMENTI PROIBITI O DA CONSUMARE CON MODERAZIONE

Pane e cracker integrali

 Pane bianco, pizza

Riso e pasta integrali, passati di verdura, minestroni di verdura

Riso e pasta non integrali

Carni bianche, pesce, uova

Eccessive quantità di carne rossa, fritti, latticini, formaggi stagionati

Verdure cotte, carote, spinaci, sedano, pomodori, cavoli, broccoli, peperoni, finocchi, radicchio, catalogna, cicoria, zucchine, carciofi

Patate

Grassi vegetali

Burro e margherine

Frutta fresca, ciliegie, mele (cotte), pere, pesche, arance, kiwi, fragole, prugne, fichi, altra frutta cotta

Limoni, mele crude, banane, mirtilli, nespole

Yogurt, marmellata, miele

Cacao, cioccolato, biscotti secchi, merendine

Cereali integrali

Fagioli e lenticchie

Acqua e/o infusi

Té nero, vini rossi, alcolici, gelati, bevande ghiacciate

Anche lo “stile di vita” è un’arma efficace contro la stitichezza…

L'aspetto psicologico è spesso determinante nel problema stitichezza. Stressfrettaansiastati emozionali particolarmente negativi, possono contribuire ad alterare la motilità gastrica e intestinale, predisponendoci così alla stitichezza.
Cosa fare? Ecco i nostri consigli:
  1. Impara a dedicare più tempo alla cura del tuo corpo. L’intestino ha un suo “orologio interno” che regola i tempi del suo funzionamento: esistono, infatti, dei momenti della giornata (al risveglio e dopo i pasti principali) in cui la motilità intestinale è particolarmente attiva. I ritmi frenetici che segnano le nostre giornate, ci inducono spesso a soprassedere agli stimoli del nostro intestino, rimandando l’appuntamento con il “bagno” ai momenti di pausa. Le feci rimangono così più a lungo del necessario nell’intestino, causandone la distensione e favorendo l’adattamento della muscolatura alla tensione, con un progressivo stato di insensibilità allo stimolo provocato dalla stessa distensione. Si crea di conseguenza un circolo viziosocon un netto peggioramento della stipsi. E’ perciò fondamentale rieducare il nostro intestino ai suoi ritmi naturali, cercando di non reprimere mai lo stimolo all’evacuazione.
  2. Anche la sedentarietà gioca un ruolo fondamentale nella stitichezza, così come il sovrappeso, dovuto sia ad una errata alimentazione sia ad una ridotta attività fisica. La nostra raccomandazione è quella dipraticare un’attività fisica con regolarità, perché aiuta naturalmente a stimolare la circolazione e anche il transito intestinale, oltre che a mantenere un peso ideale.

E se proprio la stitichezza, nonostante tutti i nostri suggerimenti, non dovesse migliorare, ti sconsigliamo l'uso cronico di lassativi oltre il minimo necessario a risolvere acutamente un problema serio di stipsi, vista la possibile insorgenza di effetti collaterali e di dipendenza psicologica. Non aspettare, invece, a rivolgerti al tuo medico di fiducia, che saprà determinare l’esatta causa di origine del tuo disturbo e individuare la terapia più adatta a risolverlo.
perche’ le proteine sono importanti
Un'alimentazione povera di proteine può ridurre considerevolmente le difese immunitarie e la capacità di resistere alle infezioni, per questo è importante una dieta bilanciata...
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Gli effetti complessivi che lo stress ha sui bisogni nutritivi non sono ancora del tutto chiari, ma è noto che almeno uno dei possibili effetti è l'indebolimento del sistema immunitario, che abbassa le sue difese e ci rende potenzialmente più esposti a contrarre infezioni e malattie.
Un'alimentazione povera di proteine può ridurre considerevolmente le difese immunitarie e la capacità di resistere alle infezioni, acuendo quindi gli effetti negativi prodotti dallo stress…
 
La parola proteina viene dal greco “protos” e significa primo elemento. Dopo l’acqua, infatti, le proteine sono i maggiori costituenti del nostro corpo, essenziali per la crescita e la riparazione, il buon funzionamento e la struttura di tutte le cellule viventi. 

Le proteine si trovano nei muscoli, nelle ossa, nei capelli, nelle unghie e nella pelle e ammontano al 20% del peso corporeo complessivo. Se non si mangiano abbastanza proteine, il corpo le prende dai muscoli, dal fegato e dagli altri organi e non si ha abbastanza energia durante il giorno. Ma se invece se ne assume la giusta quantità, si ha molta energia e resistenza.

Né troppe, né troppo poche: cerchiamo un equilibrio.

Le proteine sono soggette a un continuo processo di demolizione e di sintesi, che ne consente il ricambio. In determinate condizioni, come ad esempio durante la crescita o in seguito ad intensa attività fisica, il ricambio è più veloce ed efficiente.

Se però le proteine sono state introdotte in quantità insufficiente, la fase di costruzione non riesce a riparare le perdite subite dai muscoli: potremmo avere, pertanto, una perdita di massa muscolare.

Se, invece, assumiamo troppe proteine (come accade nelle diete iperproteiche, ideate per gli atleti o per dimagrire), quelle in eccesso vengono trasformate in depositi di grasso e le scorie di questa trasformazione diventano urea, acido urico e ammoniaca, che affaticano e possono danneggiare fegato e reni.

E', dunque, importante che la quantità di proteine sia adeguata alle nostre necessità: la quota proteica nella nostra alimentazione dovrebbe essere al massimo il 15 % del totale delle calorie introdotte.

Proteine nobili: solo dalla carne?

Le proteine sono formate da aminoacidi, che si distinguono in “essenziali” non-essenziali”. Quando una proteina contiene gli aminoacidi essenziali nelle giuste proporzioni richieste dal corpo umano, si dice che ha un alto valore biologico. Quando uno o più aminoacidi essenziali sono presenti in quantità insufficiente, si dice che la proteina ha un basso valore biologico.

Le proteine si trovano i tutti gli alimenti, sia di origine vegetale che animale.

Le migliori proteine, quelle con il più alto valore biologicosi trovano nella carne, nel pollame, nel pesce, nelleuova, nel latte e derivati (formaggi, latticini e yogurt) e perciò questi alimenti non devono mai mancare soprattutto in chi ha necessità maggiore della funzione plastica di accrescimento della massa muscolare (bambini nella fase della crescita).   

I vegetali, i legumi, i cereali, le noci e le verdure forniscono proteine a basso valore biologico.

Tuttavia, se nello stesso pasto si combinano insieme cereali e legumi, l’apporto proteico è altrettanto soddisfacente: ecco perché i piatti "unici" tradizionali della cucina mediterranea, come pasta e fagiolipasta e ceci, o riso con i piselli, costituiscono un’ottima alternativa alle proteine di origine animale.

Quindi: 2/3 porzioni di alimenti contenenti proteine animali o 4 porzioni di proteine vegetali di differente origine, come ad esempio cereali integrali, verdure, legumi, noci e semi, possono facilmente fornire leproteine “nobili” necessarie.

La dieta “dissociata” non ha senso: anche la pasta contiene proteine! 

Diffidate da chi vi consiglia di mangiare i carboidrati lontani dalle proteine perché è impossibile fare questa distinzione negli alimenti. La dieta "dissociata", infatti, non ha senso: pensate che la pasta è composta da più del 10% di proteine, praticamente la stessa percentuale dell'albume (!!!).

Latte, formaggi, carne, pesce, uova e legumi: da qui le giuste quantità 1

Le proteine dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale.

Uno schema alimentare corretto dovrebbe quindi prevedere, seguendo la suddivisione per gruppi alimentari:
  • GRUPPO 1 – CARNI, PESCE, UOVA
    • Carne 2/3 volte alla settimana, in particolare andrebbero preferite le carni più magre e altamente digeribili come il coniglio, il pollo e il tacchino, ma anche il maiale, non più grasso come un tempo. Va invece limitato il consumo di insaccati e di certe carni particolarmente ricche in grassi (come l'anatra, l'oca e alcuni tipi di cacciagione)
    •  Pesce 2/3 volte alla settimana, ma nel caso di pesce magro come merluzzo, dentice o sogliola, anche quotidianamente
    • Uova 2/3 alla settimana, se sode o in camicia, altrimenti 1 volta alla settimana se preparate come frittata o omelette
  • GRUPPO 2 – LATTE E DERIVATI
    • Quotidianamente: latte parzialmente o interamente scremato, yogurt magro o alla frutta, formaggi freschi (mozzarella, caciottina, ecc.)
    • 2/3 volte alla settimana: latte intero, yogurt intero, formaggi a pasta dura (groviera, provolone, ecc.), formaggi fusi, formaggi erborinati, ricotta e robiola
    • 1 volta alla settimana: panna, mascarpone, budini, creme e dessert a base di latte
  • GRUPPO 3 – CEREALI, PATATE E DERIVATI (ES. PANE, PASTA, PIZZA, ECC.)
    • Quotidianamente: pane (bianco o integrale), pasta e minestre, cereali soffiati, fette biscottate
    • 2/3 volte alla settimana: pane all'olio, riso, pasta all'uovo, pizza, cracker e grissini
    • 1 volta alla settimana: patate fritte, dolci, (ciambelloni, paste, crostate, ecc.), biscotti.
  • GRUPPO 4 – LEGUMI
    • Quotidianamente: legumi freschi, fagiolini e piselli freschi
    • 2/3 volte alla settimana: fagioli e fave freschi, fagioli secchi, fagioli, lenticchie e ceci
    • 1 volta alla settimana: lupini secchi, fave secche, prodotti a base di soia (tofu)
Concludendo, e tenendo conto anche dell’apporto del latte e delle proteine di origine vegetale, è abbastanza facile raggiungere la quantità prescritta. Latte a colazione, pasta con legumi o abbondanti vegetali a pranzo e carne o pesce accompagnati da un adeguato contorno alla sera e il gioco è fatto!

1 Secondo le indicazioni dei livelli di assunzione giornalieri raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana (L.A.R.N.), Società Italiana di Nutrizione Umana (S.I.N.U.)
 
mai dimenticare il calcio
Il calcio è il minerale maggiormente presente nell’organismo. Forma ossa e denti e si concentra nel sangue, per questo è importante assumerne semopre la giusta quantità...
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Per avere un’idea di quanto sia importante garantire al nostro organismo il calcio di cui abbiamo bisogno, basti pensare che alla nascita lo scheletro ne contiene circa 30 grammi e al termine dello sviluppo tale quantità può raggiungere e addirittura superare il chilogrammo (900-1000 grammi nella donna, 1000-1200 grammi nell’uomo). Ma perché è così importante l’”omeostasi” del calcio, ovvero la capacità del nostro fisico di mantenere costante la concentrazione di questo minerale?

Il calcio è il minerale più abbondante dell’organismo. Il 99% è depositato nella struttura scheletrica, all’interno delle ossa, e nei denti, il rimanente 1% si concentra nel sangue, dove circola liberamente sotto forma di molecole. Svolge funzioni talmente importanti (dalla conduzione neuromuscolare, alla coagulazione del sangue, alla regolazione dei valori pressori), che una sua even­tuale diminuzione viene subito compensata prelevando calcio dalle ossa.

Per avere una buona riserva di calcio occorre un adeguato apporto di calcio durante la crescita. In questo periodo, infatti, il meccanismo di assorbimento del calcio dei cibi è molto efficiente, dopo i 18 anni circa questa capacità del nostro organismo di accumulare nell’osso il massimo del calcio consentito dal suo patrimonio genetico e dall’apporto nutrizionale, si riduce e il “picco osseo” si raggiunge a 20-25 anni. Da adulti bisognerà, invece, accontentarsi di mantenere in pareggio il bilancio del calcio, fino a quando la menopausa per la donna e l’età per entrambi i sessi, faranno prevalere i processi “demolitivi” su quelli “costruttivi”. Si parlerà, allora, di “osteopenia”, cioè la riduzione della massa ossea dovuta a uno scarso apporto di calcio, fino all’”osteoporosi”, una malattia che provoca una diminuzione della massa ossea al punto tale che l’apparato scheletrico è più fragile ed esposto al rischio di fratture.

I livelli di assunzione raccomandati variano, a seconda dell’età, dagli 800 ai 1500 mg al giorno. Per avere un’idea del significato di questi numeri possiamo ricordare che, se l’unica fonte di calcio fosse il latte, ce ne vorrebbero da 700 ml a oltre un litro al giorno per soddisfare le raccomandazioni. E non si tratta certo di piccole quantità!

La scelta di determinati alimenti può garantire un buon apporto di calcio. Il latte e i latticini sono ottime fonti di calcio ma più proteine animali si mangiano, più il sangue si acidifica e le ossa, per tamponare l'acidità, devono cedere sali di calcio, favorendo così l’osteopenia. Quindi, bene i latticini ma senza esagerare. Tra i formaggi quelli che contengono più calcio sono il parmigiano (1300 mg per 100 g) e il pecorino (1200 mg per 100 g). Inoltre, servono cibi ricchi di omega 3 (sgombri, sarde, salmone, sardine e, in generale, il pesce azzurro),legumicerealiverdure a foglia verde scuro (spinaci, bietole, cavoli, broccoli, rucola), frutta secca (ad esempio, mandorle, noci, nocciole, fichi secchi), i semi di sesamo, la soia e il tofu.

Attenzione ai cibi che fanno diminuire l'assorbimento del calcio come le fibre (crusca o cereali da prima colazione o pasta e pane o riso integrali), l’alcool, la caffeina e il sodio: non eccedere, quindi, con il sale e con i caffè e moderare il consumo di bevande alcoliche!!!

L'acqua è un'ottima fonte di calcio e inoltre la disponibilità di questo minerale in essa è comparabile o migliore di quella del latte. Fino a pochi anni fa, infatti, si riteneva che il calcio delle acque fosse poco e male assorbibile rispetto ad altre fonti alimentari, ma numerosi lavori scientifici hanno ribaltato questa convinzione. Se si escludono le acque definite come “minimamente mineralizzate” e “oligominerali”, si può affermare che alcu­ne acque medio-minerali, meglio se bicarbonato-alcalino-calciche, possono concorrere alla copertura del fabbisogno di questo minerale, anche in considerazione del loro elevato consumo giornaliero.

Quindi, non dimenticare mai di bere un bicchiere d’acqua a digiuno la mattina prima di fare colazione.Altrettanto importante è bere spesso durante tutta la giornata. Semmai, scegli l’acqua in base alla presenza di calcio secondo la tabella nutrizionale riportata sulle confezioni!!!

Solo una parte del calcio introdotto con gli alimenti viene effettivamente utilizzato dall’organismo: è il calcio “biodisponibile”, la cui percentuale varia con gli alimenti e con gli individui. Per esempio, in condizioni di bisogno elevato come nella prima infanzia, nell’adolescenza e nella gravidanza (quando il bambino sta costruendo il suo scheletro), la percentuale di assorbimento del calcio è maggiore che nell’adulto, mentre diminuisce con l’avanzare dell’età.

Tra i fattori alimentari che possono favorire l’assorbimento del calcio, un posto di primo piano spetta alla “vitamina D”, che è fondamentale perché fa aumentare l’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti e il suo fissaggio nelle ossa. Per semplificare: senza la vitamina D, è più difficile la formazione di nuovo osso!

La vitamina D si trova in minime quantità in pochi alimenti di origine animale (come i pesci grassi), ma è sintetizzata a livello cutaneo dall'organismo grazie all’esposizione alla luce solare (raggi UV).Quindi, è sempre buona regola stare al sole più che si può, gambe e braccia scoperte, evitando, naturalmente, gli orari in cui il sole è più forte e utilizzando sempre un’adeguata protezione solare!

Molto importante è anche il momento di assunzione del calcio: il suo assorbimento, infatti, risulta migliore quando questo viene assunto non a stomaco vuoto ma nel corso dei pasti.
Nel caso in cui l'apporto dietetico di calcio si riveli insufficiente, è possibile ricorrere a “integratori”.Ricorda, però: prima di assumere qualsiasi integratore, è importante ricevere adeguate indicazioni da parte del medico curante o dello specialista.
il benessere inizia a colazione
Ogni mattina, quando ci svegliamo, il nostro organismo ha bisogno di essere rifornito subito di energia, nutrienti e acqua.
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“La mattina ha l’oro in bocca”, usavano dire le nostre nonne: un esempio di saggezza popolare che è tanto più significativo se rapportato alle regole di una corretta e sana alimentazione. Non a caso, t utti i nutrizionisti concordano nell'affermare che proprio la colazione rappresenti il pasto più importante della giornata, per poter affrontare con la giusta energia ed efficienza una mattinata ricca di impegni ed attività, a scuola o in ufficio…

Ogni mattina, quando ci svegliamo, il nostro organismo ha bisogno di essere rifornito di energia, nutrienti e acqua.

Infatti, durante la notte il nostro corpo utilizza le riserve di zucchero del fegato: al risveglio, se NON le reintegriamo con una buona colazione, ma ci limitiamo a buttar giù di fretta solo un caffè, andiamo incontro a un meccanismo di compensazione, bruciando le proteine muscolari e, in minor quantità, i grassi di riserva per produrre energia. Ne consegue che muscoli e cervello saranno meno efficienti e quindi il nostro rendimento psicofisico potrà essere meno brillante, soprattutto verso la fine della mattinata.

Una colazione bilanciata deve apportare circa il 20-25% delle calorie sul totale della giornata e fornirci sia energia “pronta”, per reintegrare le riserve perse durante la notte e da utilizzare per le prime attività del mattino, sia energia “a più lento utilizzo”, da spendere nella seconda parte della mattinata.

L'energia “pronta” può essere ricavata dagli zuccheri semplici contenuti in zucchero, miele, marmellata, frutta, biscotti, brioche.

L'energia “dilazionata” può arrivarci dai carboidrati complessi, come l'amido contenuto nella farina di cereali che costituisce l'ingrediente principale del pane, delle fette biscottate e degli altri prodotti da forno.

La prima colazione deve inoltre contribuire a rifornire l'organismo di tutti i nutrienti necessari ad alimentarsi in modo corretto, e cioèproteine, grassi, vitamine, minerali, fibre. Latte, yogurt e prodotti da forno contribuiscono ad apportare nutrienti preziosi come aminoacidi essenziali,acidi grassi essenziali,minerali come il calcio e il ferro, e vitamine soprattutto del gruppo B. La frutta contribuisce a darci utilissima fibra e vitamina C.

Anche l’ACQUA è importantissima perché favorisce le funzioni renali, quindi è buona prassi bere a inizio giornata un bel bicchiere d’acqua.

In particolare, nell’alimentazionedi chi pratica attività sportiva, anche a colazione, le acque bicarbonato calciche, a medio alta mineralizzazione, sono idealipoiché rappresentano dei veri integratori naturali:consentono, infatti, di equilibrare la perdita dei sali minerali che, con l’attività fisica ed il sudore, è piuttosto consistente.

Ma l’ assunzione di un’acqua medio minerale bicarbonato calcica, ricca in magnesio e solfati, è anche particolarmente indicata, già a colazione, per tutti coloro che soffrono di alvo pigro.

Quali i rischi se non si fa colazione correttamente?

1. Aumenta la fame e si può arrivare a ingrassare fino a 2-3 chili l’anno: la prima colazione, infatti,stimola il metabolismo e aiuta ad aumentare il senso di sazietà durante tutto il giorno, favorendo la regolarità dei pasti, a vantaggio del nostro BENESSERE. È ormai dimostrato che chi non fa colazione, ha più difficoltà nel controllare il proprio peso e tende ad adottare abitudini alimentari scorrette, che possono portare poi a patologie anche gravi.

2. Si digerisce male: i succhi gastrici "eccitati" dall'assunzione di un caffè da solo, scatenano fenomeni infiammatori che alla lunga irritano tutto il tratto digerente e appesantiscono la digestione.

Qual è la colazione ideale?

Ecco 4 scelte DOC che sposano gusto ed energia:

  1. ENERGIA A’ GOGO
  2. Ti aspetta una giornata lunga e faticosa? Quello che ti serve è una COLAZIONE NUTRIENTE, ma che non impegni troppo la digestione. Quindi, per assicurarti una buona scorta di energia, al posto di biscotti & Co.,opta per carboidrati complessi, puntando su pane, fette biscottate o fiocchi di cereali, cherilasciano gli zuccheri in modo graduale. Per restare concentrato, bevi un caffè o un tè che contengono rispettivamente caffeina e teina, e preferisci lo yogurt, più digeribile del latte. Ti aspetta anche la palestra? Una banana ti aiuterà a fare scorta di potassio, minerale prezioso per reintegrare i sali persi con la sudorazione.

    Il menù ideale: caffè o tè con un cucchiaino di miele (ca. 25 kcal), uno yogurt magro con 30 gr di cereali in fiocchi alla frutta (ca. 150 kcal) o una banana (131 kcal).

  3. VOGLIA DI SALATO
  4. Gli inglesi che in genere pranzano con un piatto unico e cenano molto presto, hanno l’abitudine di iniziare la giornata con il tipico “English breakfast” a base di pane tostato, uova e pancetta, prosciutto o salsicce. Optare per una colazione salata può essere una valida alternativa, a patto, però, di scegliere i cibi GIUSTI.
    NO a uova strapazzate e salsicce ricche di grassi saturi “cattivi”.
    SI’, invece, al più leggero uovo alla coque: fonte eccellente di proteine, vitamine e minerali e ricco di grassi “buoni”.
    Ok anche al prosciutto sgrassato crudo o cotto: per il suo contenuto di sale è adatto se hai la pressione bassa.

    Il menù ideale: una spremuta d’arancia (70 kcal), una fetta di pane (83 kcal), un uovo alla coque (62 kcal) oppure 2 fette di prosciutto (30 kcal).

  5. A PROVA DI DIETA
  6. Fai una vita sedentaria, vuoi eliminare 1-2 chili di troppo e temi che la colazione ti faccia ingrassare?
    NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO: se è leggera e calibrata, è la strategia vincente per non arrivare all’ora di pranzo con una fame da lupi!!!
    Adotta dunque una colazione con latte o yogurt per fare il pieno di calcio, pane comune (ha meno grassi delle fette biscottate) o, in alternativa, i biscotti secchi. Completala con il miele che, pur avendo le stesse calorie dello zucchero, è più dolce ed è ricco di vitamine e minerali, oppure con la marmellata senza zuccheri aggiunti.

    Il menù ideale: 200 ml di latte parzialmente scremato (95 kcal) o uno yogurt magro (47 kcal), una fetta di pane con un cucchiaino di miele (ca. 105 kcal) o 3 biscotti secchi (ca. 100 kcal).

  7. PER LE PIU’ SBRIGATIVE
  8. Sederti a tavola al mattino proprio non ti va o, magari, esci di casa prestissimo e hai i secondi contati. Così il primo pasto della giornata si trasforma in una toccata e fuga al bar. Ricorda che un caffè da solo non basta (te l’abbiamo dimostrato!), e la brioche farcita tutti i giorni (ca. 230 kcal) regala troppi zuccheri.
    La soluzione? Varia il tuo primo pasto: un cappuccino o un tè con un po’ di latte, spremute o centrifugati per fare il pieno di vitamine, una barretta ai cereali che fornisce tanta energia.

    Il menù ideale? Tè o caffè con un cucchiaino di zucchero (25 kcal), spremuta (70 kcal) e snack ai cereali (90kcal), oppure cappuccino senza zucchero (80kcal) e brioche vuota (180 kcal).

Consigli sullo sport

Forma fisica e buon umore post-vacanze…
L'autunno, legato dall'immaginario collettivo alla malinconia, può rappresentare, invece, la rinascita o un nuovo inizio per ritrovare la forma fisica...
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L'autunno, legato dall'immaginario collettivo alla malinconia, può rappresentare, invece, la rinascita o unnuovo inizio per ritrovare la forma fisica. In autunno, infatti, dimagrire è più facile: il clima meno caldo favorisce un maggior consumo di calorie grazie ad un metabolismo più alto, che serve a mantenere a 37° la temperatura corporea.

L’autunno, dunque, è il momento ideale per riprendere o cominciare a frequentare per la prima volta unapalestra. Di seguito alcuni semplici ed utili accorgimenti per cominciare o ricominciare con la giusta grinta e senza inconvenienti.

Riprendete confidenza con gli orari: le giornate si accorciano, la mattina dopo c’è lo studio o il lavoro, quindi le prime volte cercate di andare in palestra con calma, calcolando bene i tempi di preparazione, di riscaldamento e di allenamento. La fretta aggiunge ansia, oltre ad aumentare il rischio di infortuni soprattutto quando si è poco allenati.

  1. Se durante l’estate avete approfittato del bel tempo per praticare attività fisica all’aria aperta (come running, bici, camminate, trekking) e, quindi, siete mediamente allenati, la prima settimana potreste fare due sedute di jogging e una di pesi, magari con un “ circuit training”, cioè lavori a circuito (tante ripetizioni, diversi esercizi con lavoro aerobico incluso: chiedete al vostro istruttore!). La seconda settimana potreste fare due allenamenti con i pesi, intervallati da due giorni di riposo, e magari una seduta di jogging. La terza settimana passerete a tre allenamenti con i pesi e così via riprendendo gradualmente. Il muscolo ha una sua memoria e ritorna abbastanza in fretta a sopportare i precedenti sforzi. Perciò, in particolare per chi lavora con i pesi e le macchine, è fondamentale considerare almeno una settimana/due di condizionamento con carichi al 50/60% dell'ultimo peso utilizzato... e poi via!

  2. Se, al contrario, avete “pigroneggiato” per tutta l’estate, ricominciate con molta calma e gradualmente, per evitare indolenzimenti o piccoli infortuni. Lo stesso vale per chi approccia la palestra per la prima volta! Prediligete esercizi a basso impatto come stretching, ginnastica posturale e tutte le attività legate alPilates.

  3. Per tutti, advanced e beginner, è comunque fondamentale, per evitare traumi, strappi e “incidenti”, fare tanto stretching prima e dopo l'allenamento e una fase di riscaldamento a bassa intensità prima di iniziare il lavoro intenso.

  4. L’ideale, per raggiungere una buona forma, sarebbe frequentare la palestra almeno 3 volte la settimana, da subito. L'allenamento deve entrare nella programmazione della nostra settimana. È chiaro che, per chi non può, vanno bene anche 2 giorni _ è sempre meglio che niente!

  5. L'attività fisica dovrà necessariamente far parte di un programma di dimagrimento o mantenimento del peso ideale. Esiste uno stile alimentare per stare meglio e quindi per essere più efficaci nell'allenamento. Si dovrebbero evitare i cibi ad alto contenuto di grassi, non esagerare con i dolci ed evitare i superalcolici. E se possibile eliminare il fumo!!!

  6. Ancora un consiglio: se il vostro centro sportivo è dotato di un’area benessere, con sauna e bagno turco, utilizzatela frequentemente in questo periodo! Le “coccole”, dopo la sforzo fisico, vi ricompenseranno!!!

  7. Infine, se siete fanatici delle mode anche in palestra, per quest’autunno non lasciatevi sfuggire i corsi diSpring Energie .

Alla 15^ edizione di “Fitnesslandia” tenutasi lo scorso luglio a Riccione, lo Spring Energie è stata una delle attività e metodologie di allenamento selezionate dai migliori docenti di fitness nel mondo.

Lo Spring Energie usa una piattaforma basculante, considerata la naturale evoluzione dello step. Molleggiata ed elastica, questa innovativa piattaforma consente - rispetto all'utilizzo del classico step - di ammortizzare l'impatto del piede, prevenendo così il verificarsi di microtraumi alle caviglie, alle ginocchia e alla colonna vertebrale.

La proposta è stata lanciata da un'equipe di professionisti della preparazione fisica e motoria, docenti Isef e istruttori diplomati Isef. La vera novità sta proprio in questa piattaforma basculante e “propriocettiva” (significa senso di posizione), che stimola lecoordinative: la sua instabilità, infatti, oltre adaumentare il numero di fasce muscolari impiegate nello sforzo, sviluppa il senso dell'equilibrio e incrementa l'elasticità dei muscoli e dei tendini. Il movimento elastico che il muscolo effettua sulla piattaforma è in sintonia con la struttura del muscolo stesso.

Gli esercizi consentono di svolgere un’attività aerobica, facilitando il dimagrimento generale,in particolare degli arti inferiori, sviluppando un’ottimale tonicità dei muscoliaddominali, delle gambe e dei glutei. Per tutti questi motivi può essere unottimo allenamento di preparazione ad altri sport come atletica, sci e snowboard.

Sono diversi i corsi che si possono svolgere su questo attrezzo: dal Widetime allo Snowtime (permette di simulare curve, discese veloci, cunette e salti tipici sia dello sci sia dello snowboard); dal Functionaltime(finalizzato alla rieducazione funzionale) all'Overtime (pensato per la terza età). Tutte le lezioni comprendono una fase di riscaldamento, seguita dall'esecuzione di esercizi specifici a ritmo musicale sempre più intenso, fino alla fase di defaticamento. Le semplici ma intense coreografie, adatte a tutti, permettono di migliorare la forma fisica in modo originale e divertente. Mai come in questo caso, possiamo dire che, davvero, il benessere vien…danzando!

Colon irritabile: un aiuto viene anche dallo sport!
Già nel 2008 uno studio condotto dall’Università di Birmingham aveva dimostrato che una regolare attività sportiva può alleviare i disturbi che più comunemente si accompagnano...
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Già nel 2008 uno studio condotto dall’Università di Birmingham aveva dimostrato che una regolare attività sportiva può alleviare i disturbi che più comunemente si accompagnano alla “sindrome del colon irritabile”…

Chi ne soffre - colpisce 3 persone su 10, soprattutto donne di età compresa tra i 15 e i 40 anni -, sa bene di cosa stiamo parlando:cattiva digestione, mal di pancia,alterazioni delle abitudini intestinali (stipsi o diarrea o alternanza fra le due),meteorismo (eccessiva formazione di gas intestinali), flatulenza, nausea, inappetenza, mal di testa, affaticamento e senso di stanchezza generale. Insomma, un insieme di disturbi più o meno continui che, in sé, non sono gravi, ma possono però compromettere molto pesantemente la qualità della nostra vita !

Le cause? Non sono ancora del tutto note.

Molti ritengono che il colon irritabile sia dovuto solamente acause alimentari. Indubbiamente, chi beve poca acqua e assume poche fibre o eccede nell’assunzione di carni rosse, latticini e formaggi, fritti e grassi, può essere maggiormente esposto a questi disturbi .

Altri imputano questa sindrome a particolari condizioni fisiche: intolleranze ai cibi, alterazioni della flora batterica, infezioni intestinali da parassiti, finanche lemestruazioni, perché l'intestino presenta una certa sensibilità legata alle modificazioni ormonali indotte dal ciclo mestruale.

Nella realtà, però, sono soprattutto stress e ansia a scatenare o esacerbare i sintomi. Questa sindrome, infatti, è legata principalmente allo stress emotivo, tanto che in molti casi i disturbi (soprattutto diarrea e dolori di pancia) si fanno sentire prima di un avvenimento importante, come per esempio un esame o un colloquio di lavoro.

Ma per quale motivo stress e ansia favoriscono l’irritabilità dell’intestino? Perché le emozioni negative influiscono notevolmente sulla motilità intestinale, alterandola.

Come reagire?

Se, inizialmente, potranno esserci d'aiuto anche medicinali antispastici e ansiolitici – ma sarà il medico a stabilirlo!!! evitiamo sempre il “fai da te”… -, fondamentale sarà agire sullo stress. E contro lo stress, lo sport è sicuramente il nostro più naturale e, perché no, divertente alleato!

In generale, un esercizio fisico moderato e costante è certamente uno dei modi migliori per ridurre lo stress fisico e mentale, in quanto, mentre ci si muove, l’organismo produce endorfine, tranquillanti naturali che allontanano ansia e tensioni, distendendo i muscoli e aiutando il sonno.

Nel caso specifico della sindrome dell’intestino irritabile, dovremmo privilegiare quegli esercizi fisici chetonificano la muscolatura addominale, stimolano la circolazione della zona addominale efavoriscono la motilità intestinale. Tra gli sport andrebbero, perciò, preferiti quelli aerobici, comeandare in bicicletta,nuotare, fare jogging o anche solo una passeggiata ogni giorno di almeno 30 minuti: essenziale è, però, che la pratica sia regolare (almeno 2-3 volte la settimana).

Anche il Pilates, che oggi conta moltissimi appassionati, è un valido aiuto per l’intestino irritabile, attraverso la respirazione e l’attenzione sulle dinamiche di alcuni esercizi specifici per la tonificazione dell’addome profondo.

Ma se proprio siamo “pigri” in tutti i sensi, possiamo allora tentare di ricorrere ai rimedi delle nonne, e cioè prendere l’abitudine, prima di dormire e appena svegli, di farsi un breve auto-massaggio all’addome.

E’ semplicissimo: sdraiati a letto, piegate le gambe appoggiando i piedi sul materasso, unite le dita delle mani le une sopra alle altre e appoggiatele in prossimità dell’osso pubico a destra dell’addome. Poi premete dolcemente, ma con sicurezza, in modo da far abbassare l’addome facendo scendere le mani di qualche centimetro. Un leggero dolore può essere sopportabile e inizia a sollecitare l’intestino positivamente. Poi spostate le mani più in alto, seguendo un percorso che va dalla vostra destra, in alto, poi a sinistra, poi in basso sul lato sinistro dell’addome. In definitiva, seguite il decorso dell’intestino crasso facendo sempre delle pressioni profonde, lente e rilassanti. Fate sei o sette giri lungo tutto l’intestino per un tempo massimo di 5 minuti.

Questo auto-massaggio va fatto tutte le sere prima di dormire (fra l’altro aiuta ad addormentarsi) e al mattino appena svegli.

Se all’auto-massaggio uniamo la pratica di bere un bicchiere d’acqua tiepida appena svegli (meglio se magnesiaca o sulfurea) e almeno un bicchiere ogni due ore nell’arco della giornata (questo idrata e fa rinascere lo stimolo della sete), forse non risolveremo completamente i nostri problemi, ma saremo perlomeno sulla strada giusta per farlo!

Allena ogni giorno il tuo cervello!
La ginnastica per mantenerti tonica, i cosmetici contro le rughe, sane ed equilibrate abitudini alimentari per vivere in salute… ma al tuo cervello ci pensi mai?
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La ginnastica per mantenerti tonica, i cosmetici contro le rughe, sane ed equilibrate abitudini alimentari per vivere in salute… ma al tuo cervello ci pensi mai?

Il cervello ospita circa 100 miliardi di neuroni interconnessi. Ogni neurone riceve segnali dai neuroni vicini e quindi decide se inviare o no il proprio segnale ad altre cellule nervose. L'azione combinata di tutti questi neuroni ci permette di sentire il mondo circostante, di elaborare ciò che sentiamo e di agire di conseguenza.

Con il passare degli anni , i neuroni vanno incontro a un progressivo “countdown”: si degradano, invecchiano e perdono funzionalità. Nonostante ciò, sottoponendo il cervello a continue sollecitazioni, possiamo aumentare le sue capacità e mantenerle al massimo anche se non siamo più giovanissimi. Fondamentale è, però, “uscire dagli schemi”. Cosa significa? Le abitudini “impigriscono” la mente, perché tutto ciò che è automatico e ripetitivo stimola meno la corteccia, la parte più plastica del cervello. Viceversa,se improvvisiamo, il cervello lavora di più. Infatti, le novità, le sfide e glistimoli intellettuali “inconsueti” funzionano come una sorta di vitamine per il cervello, perché innescano la produzione delle “ neurotrofine”, piccole proteine secrete dal sistema nervoso che svolgono un importante ruolo nella sopravvivenza, differenziazione e funzionamento dei neuroni.

Quali sono dunque le strategie per migliorare e sfruttare tutte le potenzialità del nostro cervello?

Impariamo a cambiare le carte in tavola. Per tenere in forma il nostro cervello basta introdurre una minima variante ai gesti che compiamo ogni giorno: lo suggerisce il neurobiologo americano Lawrence Katz, che ha messo a punto una gym speciale per la mente. Ecco gli esercizi base:

  1. Pettinarsi, lavarsi i denti e truccarsi con la mano opposta a quella abituale. Così si mettono in funzione i neuroni dell’emisfero che non controlla la mano dominante e si innesca la produzione di neurotrofine.
  2. A tavola cambiare spesso il posto di bicchieri e posate. In questo modo (in barba al galateo a tavola…) per mangiare il nostro cervello deve riorganizzarsi, aumentare lo stato di allerta e riattivare il suo sistema di apprendimento spaziale.
  3. Quando ci si veste, scegliere abiti e accessori cercando di riconoscerli con le dita. In questo modo si ripristinano e si espandono le connessioni delle aree cerebrali corrispondenti al tatto.
  4. Capovolgere gli oggetti sulla scrivania. Non riconoscendoli al volo, il cervello deve lavorare per interpretare forme e colori, potenziando il pensiero creativo.
  5. Leggere ad alta voce. Parlare stimola diverse aree in entrambi gli emisferi della corteccia cerebrale. Al contrario, se si legge solo mentalmente, si attiva un’unica area.

Impariamo ad aumentare la memoria con il giusto movimento. L’esercizio fisico è un tonico per i muscoli, ma anche per la materia grigia. Quando ci muoviamo, infatti, coordiniamo mente e corpo, coinvolgendo un maggior numero di sinapsi (che consentono la comunicazione tra i neutroni) e, soprattutto, garantiamo più ossigeno al cervello. Proprio per questola ginnastica più adatta è quella di tipo aerobico, cioè camminare, andare in bicicletta, nuotare, ballare e, in particolare, correre. Proprio la corsa sembra garantire una marcia in più al cervello: uno studio di recente pubblicato dall'equipe di Henriette van Praag del “National Institute on Aging” e testato su cosiddetti ‘topi corridori’, ha infatti dimostrato come la corsa produce effetti positivi non solo a livello atletico, ma apporti benefici anche a livelli cognitivi, migliorando la memoria e l’apprendimento . Non solo: aumenta la produzione di neurotrofine e migliora la plasticità dei neuroni, mettendo così in funzione nuovi circuiti che aumentano o modificano, a seconda degli impulsi, la rete di sinapsi su cui viaggiano le informazioni tra le diverse aree del cervello. Quanto si deve correre per trarre il massimo dei benefici? I canonici 30 minuti, tutti i giorni!

E se proprio siamo dei “pigroni” impariamo a mantenere al top i nostri neuroni restando in “poltrona”. Come? Leggiamo un libro, ascoltiamo musica, memorizziamo ogni giorno qualcosa di nuovo (anche solo un numero di telefono), facciamo i calcoli a memoria, studiamo una nuova lingua, impariamo a suonare uno strumento o dedichiamoci a un hobby. Molto utili anche i giochi di enigmistica, il sudoku e i videogiochi che stimolano la logica. Se, però, non siamo più giovanissimi, dobbiamo sapere che durante l’infanzia, il cervello crea sinapsi a ritmo continuo e incamera più informazioni del necessario, al contrario, da adulti, le seleziona accuratamente e su 100 che gli forniamo, solo 1 rimane impressa, in genere quella che cattura veramente il nostro interesse. Esiste però un trucco: l’informazione da memorizzare si associa a stimoli sensoriali piacevoli, che ci aiutano a concentrarci e, di conseguenza, ad archiviare più facilmente i dati nella memoria. Dunque, quando “alleniamo” la mente anche in “poltrona”, creiamo un po’ d’atmosfera – olii essenziali, incensi, la giusta illuminazione. La nostra testa ci ringrazierà!

Fitness… sotto 0°!
Durante la stagione fredda tanti preferiscono allenarsi in un ambiente chiuso, palestra o casa che sia, piuttosto che uscire per fare jogging ed esercizi ginnici. ...
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Durante la stagione fredda tanti preferiscono allenarsi in un ambiente chiuso, palestra o casa che sia, piuttosto che uscire per fare jogging ed esercizi ginnici. Altri, invece, proprio a causa del freddo, trovano mille scuse per rimandare la seduta in palestra e si impigriscono sempre di più. Ecco 5 “verità” per dire sì all’attività fisica anche in inverno…


1^ “verità”

Oltre a regalarci un corpo sodo, l’attività fisicaaumenta la nostra autostima e ci aiuta aprevenire l’obesità, i disturbi del cuore e, secondo recenti studi, anche certi tipi di tumore. Soprattutto se si è over 30, dedicarsi a un’attività fisica è fondamentale perché a partire da quest’età il nostro metabolismo si impigrisce e si tende così ad accumulare di più. E’ stato calcolato che condurre una vita sedentaria tra i 30 e i 60 anni può regalare circa 10 chili in più. Perciò, per mantenere attivo il metabolismo, è necessario fare 2-3 volte alla settimana un po’ di lavoro aerobico, cioè uno sforzo moderato ma prolungato nel tempo (come correre, camminare a passo veloce, nuotare o pedalare), associato a una dieta equilibrata.
Se, dunque, fare un po' di attività fisica è una buona e sana abitudine durante tutto l'anno, nel periodo pre- e post natalizio è un vero toccasana per controllare le eccessive calorie delle tavolate festive. In questi casi, non bisogna dimenticare che anchebere molta acqua ha un ruolo importantissimo (per idratare e aiutare a liberare l'organismo dalle tossine accumulate...).

2^ “verità”

Per chi ama fare attività fisica, ma odia le palestre, l’inverno è proprio una stagione “invisa”: vento, pioggia, neve e freddo intenso scoraggiano i più, che preferiscono “appendere le scarpette al chiodo”, convinti che il freddo non giovi affatto - temono di prendere affezioni alle vie respiratorie, di essere più facilmente soggetti all’influenza e di subire traumi alla muscolatura… Beh, è una scusa bella e buona!!! Il jogging, per esempio, può essere praticato fino a -5°C e, a meno che non siano controindicati dal medico,jogging e running costituiscono un buon modo per tenersi allenati e, soprattutto, per rafforzare il proprio sistema immunitario e prevenire le malattie da raffreddamento.
Innanzitutto, è fondamentale coprire in modo adeguato tutto il corpo per proteggersi dalle temperature fredde o gelide.
Testa e orecchie devono essere sempre riparate da un cappellino oppure da una fascia elastica larga e spessa.
Felpa a collo alto e T-shirt, entrambe in materiale termico per coniugare calore e leggerezza, pantaloni e scarpe sportive robuste, dotate di suole antiscivolo, sono solitamente sufficienti per ripararsi. Nei giorni molto ventosi è consigliabile anche una giacca termica, da togliere quando si è sufficientemente riscaldati.
Per non far screpolare le mani, l’ideale è infilare un paio di guanti sottili e leggeri.
Crema protettiva sul dorso delle mani e sul viso, burro cacao per le labbra e occhiali da sole per non infiammare la congiuntiva ed evitare la lacrimazione, sono il complemento necessario per fare attività outdoor anche nelle giornate più fredde.
Fondamentale è fare sempre 10 minuti di riscaldamento al coperto (per esempio corsa sul posto o cyclette) seguito da qualche minuto di stretching.
Inoltre è importante, anche quando fa freddo, bere tanta acqua durante e lontano dai pasti principali per garantirsi un’idratazione ottimale.

3^ “verità”

E se proprio non amate lo sforzo fisico, siete terrorizzati dai crampi, dalla fitta al fianco, dal fiatone o dal cuore che “pompa” durante lo sforzo fisico, potete orientarvi verso la pedana vibrante.
Si tratta di una base motorizzata grande più o meno come uno step, collegata a un manubrio dotato di comandi e display. Ci salite sopra, selezionate la zona del corpo da allenare, assumete la posizione indicata a video o sul libretto delle istruzioni, e la pedana fa il resto. Per un corpo tonico e in forma al calduccio di casa vostra…

4^ “verità”

Ma quando dedicarsi alla cura della nostra forma fisica? Ovviamente, la scelta del momento “fitness” dipende soprattutto dalle esigenze personali: da un punto di vista salutistico, è comunque interessante sottolineare che l'allenamento pomeridiano permette di scaricare le tensioni psichiche e fisiche accumulate nella giornata, libera la mente dai “grattacapi” e prepara a un sonno profondo e tranquillo .
D'altra parte, anche per gli sportivi mattinieri ci sono vantaggi non trascurabili. Alla mattina, l'aria è più ricca di ossigeno. Un altro vantaggio dell'allenamento mattutino è la “costanza”: da un punto di vista psicologico, infatti, quanto più passano le ore della giornata, tanto più aumentano le scuse per non allenarsi.
E per chi insiste che non ha tempo, né di mattina né di pomeriggio? Beh, dimentichiamoci l’esistenza dell’ascensore e prendiamo sistematicamente le scale, impariamo a usare i mezzi pubblici e scendiamo dall’autobus 2 fermate prima. In questo modo tonificheremo addominali, glutei e gambe. Certamente, lo shopping natalizio, anche con il freddo, la neve o la pioggia, renderà questo esercizio addirittura gradevole!

5^ “verità”

Lo ripeteremo fino allo sfinimento: praticare regolarmente un’attività sportiva è indispensabile per tenersi in forma. Chi ha raggiunto un grado di allenamento considerevole e ha fatto del fitness un’abitudine irrinunciabile con qualsiasi tempo, difficilmente troverà delle ragioni valide per astenersi dal proprio training regolare. Eppure, ci sono dei casi in cui sospendere o ridurre le proprie attività è la cosa migliore da fare. Lo sostiene Robert Mazzeo, professore di fisiologia alla University of Colorado:

  • Quando si ha un raffreddore, conviene senz’altro rallentare e investire una minore energia nelle attività fisiche , altrimenti si corre il rischio di debilitare eccessivamente l’organismo.

  • Quando si è indolenziti e ancora affaticati per l’ultimo allenamento, conviene prendere un giorno di riposo. Il corpo deve impiegare energie per recuperare la fatica. Sovraccaricarsi di esercizi fisici rallenterà la ripresa completa. In qualche caso, se i muscoli sono pieni di acido lattico, conviene fare degli esercizi leggeri di riscaldamento, che aiuteranno le masse muscolari ad eliminare le tossine grazie al maggiore afflusso di sangue.

  • Quando si è proprio esausti per ragioni indipendenti dalle attività fisiche svolte , per esempio perché si è reduci da una notte insonne o perché la giornata lavorativa è stata particolarmente estenuante e prolungata,conviene rinviare l’allenamento al giorno successivo. In questi casi, infatti, il training può incrementare la produzione di ormoni dello stress che riducono le difese immunitarie dell’organismo.
Quality fitness
Basta con lo stress da palestra, con l’ossessione del corpo e del muscolo scolpito. L’ultimo trend, fra le tendenze del fitness, è la “qualità totale”: un allenamento “ dolce”...
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Basta con lo stress da palestra, con l’ossessione del corpo e del muscolo scolpito. L’ultimo trend, fra le tendenze del fitness, è la “qualità totale”: un allenamento “ dolce” per recuperare, insieme alla forma fisica, un rapporto positivo con il corpo e migliorare le proprie abitudini di vita…

Un’attività fisica mirata, che regali perfino più piacere e serenità. E’ la “quality fitness”, un benessere che si ottiene prima di tutto imparando le tecniche per ridurre lo stress.

  • Primo obiettivo: respirare
    Il respiro dovrebbe essere un atto istintivo, ma pochi lo fanno nel modo giusto perché l’ansia porta a un’alterazione del ritmo naturale, quello che abbiamo durante il sonno. Imparare a respirare correttamente è importante perché si riesce a gestire meglio gli stati emotivi e a recuperare la calma (anche le pulsazioni si abbassano). Inoltre, si mantiene più elastica la muscolatura intercostale e si ossigena meglio il corpo.
    Il primo esercizio richiede solo un paio di minuti e conviene ricorrervi quando ci si sente sotto stress. Ci si stende a terra, con i palmi delle mani rivolti verso il soffitto e le braccia distese lungo i fianchi. Si inspira lentamente dalle narici tutta l’aria che si riesce ad introdurre, ampliando la cassa toracica, e si mantengono i polmoni pieni il più a lungo possibile. Poi, si espira lentamente dalle narici, vuotando i polmoni e rilassando l’addome. Si deve percepire l’ombelico che “cade” verso la colonna vertebrale. Mantenere i polmoni vuoti finché non si sente il bisogno di respirare.
  • Anche in ufficio
    Il secondo esercizio può essere svolto anche in ufficio, seduti su una sedia, magari durante la pausa caffè. Con il polpastrello del pollice della mano destra, chiudere la narice destra e poi inspirare lentamente e profondamente usando solo la narice sinistra. Dopo aver mantenuto l’aria nei polmoni per alcuni istanti, espirare, utilizzando solo la narice sinistra. Con il polpastrello del dito medio della mano destra chiudere poi la narice sinistra e ripetere la respirazione con l’altra narice.
  • L’importanza della postura.
    La tendenza a “chiudersi” in avanti, con le spalle ingobbite, è colpa del lavoro sedentario, ma a chi sta a “punto di domanda” i polmoni sono compressi e il diaframma schiaccia il fegato limitandone le funzionalità. Per questo motivo, un programma di “quality fitness” non può prescindere dalla postura. Per cominciare, un esercizio che stimola la muscolatura profonda del dorso. Da seduti, flettere le braccia e portare le mani alla nuca con le dita intrecciate. Bisogna mantenere la posizione eretta, con le scapole che si avvicinano tra loro e i gomiti che spingono all’indietro. La schiena va allungata il più possibile, spingendo il vertice della testa verso il soffitto. Mantenere la posizione per un minuto. L’addome deve essere contratto per non inarcare la zona lombare.
  • Proteggere il centro del corpo
    Un programma di “ quality fitness” non può prescindere nemmeno dalla tonificazione del busto e dell’addome. Il 70% dei mal di schiena deriva, infatti, da un’insufficiente stimolazione del muscolo traverso, che ha origine dalle vertebre lombari e circonda il corpo, creando un salvagente protettivo intorno alla colonna vertebrale. Non solo: gli addominali profondi sono importantissimi da un punto di vista funzionale perché sostengono gli organi viscerali. E, se non li si allena, prima o poi compare l’odiata “pancetta”. D’altra parte, proprio gli esercizi per tonificare busto e addome, se eseguiti in modo scorretto, possono comportare tensioni dannose alla colonna. Perciò, fate con attenzione i due esercizi che vi proponiamo di seguito.
  • Schiena robusta
    Carponi, sollevare e distendere la gamba sinistra fino a portare il tallone, la parte posteriore del ginocchio e il gluteo sulla stessa linea. Bilanciarsi e far salire il braccio opposto, in modo che il pollice della mano destra e la gamba sinistra siano allineati. Mantenere la posizione da 5 a 15 respirazioni. Ripetere da ogni lato per 2-3 volte. L’esercizio consente di tonificare la muscolatura della schiena, dei glutei e quella obliqua.
  • Ventre piatto
    Proni, piegare i gomiti portando le mani all’altezza delle spalle. Distendere le braccia e sollevarsi sulla punta dei piedi. Tenere la posizione per 15 respirazioni e ripetere da 5 a 10 volte. Si lavora intensamente su tutti i muscoli posturali, dagli addominali ai glutei, senza muovere la colonna e, quindi, senza alcun rischio per la schiena.
la nuova stagione in perfetta forma fisica: Fitwalking e Water trekking
La stagione del “fitness outdoor” apre i battenti. Le belle giornate primaverili ci invogliano a restare all’aperto, perché allora non sfruttare il clima più mite per rigenerarsi e rimettersi in forma...
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La stagione del “fitness outdoor” apre i battenti. Le belle giornate primaverili ci invogliano a restare all’aperto, perché allora non sfruttare il clima più mite per rigenerarsi e rimettersi in forma in un modo molto stimolante, oltre che per i nostri muscoli, anche per i nostri sensi?

La soluzione si chiama fitwalking, ocamminata a passo veloce. E’ un'attività adatta a tutti, che consente di tonificare i muscoli, bruciare i grassi ed allenare cuore e polmoni, con grandi benefici per l'organismo. In più, è divertente e rigenerante anche dal punto di vista psicologico, perché non ci dà l'idea di fare un grande sforzo fisico, quindi funziona perfettamente come antistress dopo un’intensa giornata lavorativa.

E’ però importante che ci sia un ritmo ben scandito, un passo un po’ più veloce della normale camminata e una maggiore energia nella spinta e nell’appoggio del piede. Anche le braccia hanno un loro ruolo: piegate con un’angolazione di circa 90°, accompagnano il movimento.

Ma quali sono i benefici del fitwalking?

  • Innanzitutto aumenta la resistenza fisica: sfrutta, infatti, il movimento naturale dell'uomo, la camminata, aggiungendo però alcune caratteristiche proprie dell'allenamento aerobico, in particolare la lunga durata dello sforzo, sempre a bassa intensità, e il ritmo costanted'allenamento.

  • Come tutte le attività aerobiche, il fitwalking aiuta l'organismo a bruciare i depositi di grasso: perciò è perfetto per chi è in sovrappeso, perché permette di consumare fino a 300 calorie in un’ora.

  • Oltre che sul peso, agisce anche sugli altri fattori di rischio per l’apparato cardiocircolatorio come la pressione arteriosa, i livelli di lipidi circolanti, la sensibilità all’insulina: perciò svolge una vera e propria azione di prevenzione della salute del cuore .

  • Mancando la fase di volo, perché un piede rimane sempre a terra, questa attività è non traumatica per ossa, articolazioni e muscoli, al contrario porta benefici proprio a favore di muscoli e articolazioni, consentendoci di essere elastici e più agili e liberi da tensioni muscolari.

  • E’ particolarmente indicato per le donne, dato che una delle sue caratteristiche è di tonificare e modificare l’aspetto di muscoli determinanti anche dal punto di vista estetico (come glutei e cosce).

Il fitwalking rappresenta, in definitiva, una disciplina modulabile e personalizzabile, indicata praticamente a tutti, a qualsiasi livello di allenamento e forma fisica, utile sia per migliorare lo stato di salute, l’efficienza fisica, l’aspetto fisico, sia il benessere mentale.

Se, però, avete problemi alle articolazioni degli arti inferiori, il consiglio è quello di abbandonare il fitwalking e dedicarvi al Water trekking.

Di che cosa si tratta? Il Water trekking è una forma di fitness acquatico che si svolge con l’ausilio di speciali tapis-roulant meccanici, che vengono messi in movimento solo dalla forza dei muscoli di chi li utilizza. A differenza dei classici tapis-roulant, però, questi sono inclinati, simulando la pendenza che si incontra lungo un sentiero di montagna di media difficoltà. Infatti, il Water trekking si ispira alla camminata in montagna, offrendo un allenamento efficace per snellire la figura e modellarla dalla vita in giù, ma senza controindicazioni per la schiena e gli arti inferiori . Il peso corporeo in acqua si riduce del 50% circa e non grava sulle articolazioni, né sulla colonna vertebrale, che si trova in una situazione di scarico ottimale. Anche le persone in sovrappeso possono quindi eseguire gli esercizi senza timore di traumi o di affaticamento eccessivo.

I benefici del Water trekking si possono così riassumere:

  • Impone un buon lavoro cardiovascolare, senza peraltro che il cuore si sforzi eccessivamente, visto che l’acqua dimezza il peso corporeo.

  • Tonifica i muscoli senza ingrossarli : questa attività coinvolge intensamente i muscoli dalla vita in giù – gli addominali, per il mantenimento della postura corretta, i glutei, che in salita sono più sollecitati, e tutti i muscoli delle gambe, anche quelli che raramente sono stimolati nelle lezioni di gag a secco – ma grazie all’effetto “massaggio linfodrenante” dell’acqua, i muscoli non si ingrossano, rimanendo lunghi e affusolati.

  • Aiuta a perdere i chili di troppo , divertendosi.

Ma, nella pratica, come si svolge una lezione di Water trekking? Una seduta dura 45 minuti, come la maggior parte delle lezioni di fitness acquatico, e include tre fasi, accompagnate dalla musica.

  1. Si comincia con un warm-up di circa 15 minuti, incentrato soprattutto sulle andature al passo e caratterizzato da un progressivo aumento del ritmo, che consente all’organismo di abituarsi gradualmente allo sforzo.

  2. La parte centrale della lezione, della durata di circa 25 minuti, è quella in cui vengono messe in gioco le possibilità motorie più svariate, con combinazioni di passi, corsa e saltelli ogni volta diverse. Spesso, si combinano alle andature degli esercizi mirati per la parte alta del corpo, come ad esempio dei push-up in appoggio sul manubrio del tappeto, così da allenare anche braccia, pettorali e spalle.

  3. La lezione si conclude con 5 minuti di defaticamento: poiché l’acqua è di per sé “miorilassante”, aiuta cioè la muscolatura a decontrarsi e a sciogliersi, è sufficiente una breve camminata a ritmo più lento sul tappeto, seguita da qualche esercizio di stretching specifico per i quadricipiti, i glutei e la schiena.
La gym salvaossa
Lo ha dimostrato uno studio dell’Università di Atene: la ginnastica ritmica protegge e rinforza le oss più di altri sport. Merito anche dei saltelli…
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Lo ha dimostrato uno studio dell’Università di Atene: la ginnastica ritmica protegge e rinforza le ossa più di altri sport. Merito anche dei saltelli. Che in più fanno dimagrire, tonificano e rinforzano i muscoli delle gambe… L'osteoporosi è un problema che va affrontato sin da ... giovani, con stili di vita adeguati, ovvero una corretta alimentazione e un’attività fisica costante. Infatti, l’azione meccanica di muscoli e tendini, attraverso la contrazione e la pressione sulle ossa, stimola le cellule ossee a produrre nuovo tessuto. Saltellare contribuisce in modo rilevante a indurre la neoformazione ossea perché coinvolge la muscolatura in modo intenso. Per evitare un sovraccarico a schiena e gambe (con il rischio di microtraumi), è indispensabile rinforzare i muscoli addominali, dorsali e quelli di cosce e polpacci. Invece, per allungare la muscolatura che, saltello dopo saltello, rischia di accorciarsi, è meglio dedicare qualche minuto allo stretching delle gambe. Allora, pronti per iniziare? Ecco il programma giusto in 3 step… Riscaldamento In piedi, con le gambe appena divaricate, braccia lungo i fianchi. Spingere sulle punte dei piedi, sollevando i talloni da terra; cercare di allungarsi verso l’alto più che si può (con la schiena ben distesa e allineata). Ripetere per 8 volte. Gambe unite e braccia lungo i fianchi. Flettere le ginocchia e incrociare le braccia davanti a sé. Poi stenderle verso l'esterno, sollevando una gamba di lato. Ripetere 8 volte da entrambi le parti. Squat “salterino” Con le mani sui fianchi, le gambe divaricate come la larghezza delle spalle e i piedi paralleli, piegare le ginocchia, spingere il bacino indietro, portare il petto in fuori e spostare il peso sui talloni. Da questa posizione, fare un salto sul posto più in alto che si può e atterrare con le ginocchia leggermente piegate e il peso del corpo ben bilanciato al centro. Tornare, quindi, alla posizione di partenza ed eseguire l’esercizio 8 volte. Ricordarsi, quando ci si sollevi dal pavimento, di mantenere gli addominali ben contratti e di non “mollarli” nella fase di atterraggio, così da attutire meglio l’impatto a terra. Ballare come pulcinella e saltare sul posto Con le gambe divaricate alla larghezza delle spalle, le punte dei piedi rivolte leggermente verso l’esterno e le mani sui fianchi, fare un saltello sulla gamba destra, portando contemporaneamente la gamba sinistra in fuori con il tallone appoggiato a terra. Quindi eseguire il saltello con l’altra gamba. Ripetere di seguito, alternando i saltelli con la gamba sinistra e destra, come se si ballasse una tarantella. Ripetere per 1 minuto senza interruzioni. Piedi paralleli e braccia lungo i fianchi. Da questa posizione eseguire dei saltelli, portando alternativamente le ginocchia piegate all’altezza del bacino, con il braccio opposto che si flette. Ripetere per 2 minuti senza interruzioni. I “giusti” accorgimenti. Il saltello è uno sport cardio-vascolare che si deve, però, abbinare a un’attività aerobica a basso impatto come la marcia sul posto o gli spostamenti laterali del corpo senza “rimbalzo”. Inoltre, per evitare eventuali traumi alle articolazioni, è meglio indossare scarpe con suola ammortizzata, per esempio dotate di cuscinetti interni che avvolgano tutta la pianta del piede, e di extra-cuscini sul tallone e l’avampiede, per ridurre l’impatto di queste zone a terra. Oltre ad avere un buon plantare, devono rispettare la larghezza del piede onde evitare “scivolamenti” laterali. Si può saltare a piedi nudi solo su terreni morbidi, come la sabbia. In generale, i saltelli sono da evitare se si hanno problemi di schiena o alle articolazioni!
Starò esagerando con lo sport?
E’ risaputo che l'attività sportiva è un potente strumento per migliorare la nostra qualità di vita, a patto però che venga praticata con costanza, gradualità e rispettando...
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E’ risaputo che l'attività sportiva è un potente strumento per migliorare la nostra qualità di vita, a patto però che venga praticata con costanza, gradualità e rispettando gli adeguati tempi di recupero. NO, dunque, alla “vigoressia” e cioè all’allenamento compulsivo, quando lo sport diventa un’ossessione quotidiana e punitiva...

Ormai sono varie le ricerche che hanno seguito per anni decine di migliaia di persone, mettendo a confronto “sedentari” e “sportivi”, e che hanno dimostrato, senza possibilità di dubbio, che l’esercizio fisico è il più potente mezzo di protezione nei riguardi di molte patologie cardio-circolatorie.

Un’attività fisica sana, regolare e senza sforzi:

  • riduce i trigliceridi e il colesterolo totale , mentre determina un aumento del colesterolo "buono" (HDL), quello che aiuta a tenere pulite le arterie, consentendo una migliore circolazione sanguigna;

  • abbassa la pressione arteriosa e i livelli di glicemia, riducendo il rischio di diabete ;

  • f avorisce l'eliminazione del grasso corporeo , specie del più pericoloso, vale a dire quello accumulato dentro all'addome;

  • riduce il rischio di aritmie minacciose e di morti improvvise. Studi recenti affermano che l'esercizio fisico ridurrebbe del 25% i rischi di mortalità da infarto. Infatti, la probabilità di un primo attacco cardiaco risulta raddoppiato nelle persone sedentarie di sesso maschile rispetto a coloro che praticano sport.

Da sottolineare il fatto che non occorre un livello di efficienza fisica altissimo e la pratica di complicate attività sportive per ottenere questo risultato, ma è sufficiente anche semplicemente camminare tutti i giorni.

Le ATTIVITA’ SPORTIVE PREVENTIVE? Specie quelle di tipo aerobico: nuoto, tennis, bicicletta, corsa dolce possibilmente all'aperto e comunque mai meno di quattro volte a settimana per 40 minuti a seduta.

Ovviamente, l'attività fisica è SCONSIGLIATA quando fa caldo o troppo freddo, dopo aver mangiato abbondantemente o, al contrario, senza aver mangiato (ci si deve alimentare almeno 3 ore prima dell'attività fisica) .

Anche la mente e l’equilibrio psichico traggono giovamento dall’attività sportiva: il movimento permette, infatti, di scaricare tensione muscolare e stress, che danno una sensazione di malessere al soggetto, e di stimolare la produzione di “endorfine”, i cosiddetti ormoni della felicità, che promuovono una sensazione di benessere per l’umore. A questo proposito, una recente ricerca inglese ha dimostrato chele persone che preferiscono il parco al tapis roulant e alla palestra, in generale, come luogo dove svolgere un’attività sportiva, possono beneficiare maggiormente degli indiscussi effetti positivi del movimento sulla salute psico-fisica.

Ma lo sport è anche una delle modalità che in qualche modo può ritardare il processo di INVECCHIAMENTO del nostro organismo !

Se il fatto di invecchiare è immediatamente visibile quando ci guardiamo allo specchio e notiamo rughe sempre più accentuate o capelli sempre più grigi e diradati, molto meno manifesto risulta, invece, l’invecchiamento del muscolo, dell’osso, della cartilagine. Con il passare degli anni, il muscolo perde progressivamente fibre muscolari, a partire già dai 40 anni di età. Parte del muscolo, tessuto elastico che è in grado di sopportare gli sforzi legati alla vita quotidiana, viene via via sostituito da un tessuto che è inveceanelastico e diventa quindi incapace nel tempo di sopportare questi sforzi, esponendo la persona arischi maggiori di “rottura” dei muscoli. Come i muscoli, invecchiano anche le ossa, degenerando in artrosi (cioè l’usura delle cartilagini) che non è una malattia, ma un processo di invecchiamento fisiologico dell’osso. Se questo processo degenerativo coinvolge le articolazioni di carico, anche e ginocchia, può diventare difficoltoso anche il semplice atto del camminare.

Praticando un’attività fisica regolare negli anni, l’apparato muscolare e scheletrico diventa più elastico e tonico, evitando mal di schiena ed artrosi ; le articolazioni restano efficienti; le strutture che le circondano, quindi i muscoli, rimangono altrettanto toniche. La massa muscolare, allora, anche se con il passare degli anni diminuisce di volume, rimane però valida e garantisce la funzione di “ pompa muscolare” e di “nutrimento” al tessuto scheletrico e a quello articolare.

Ma, se come discusso, l’esercizio fisico, sotto forma di attività aerobica controllata e commisurata ai dispendi energetici e alle condizioni di salute, costituisce una vera e propria attività di prevenzione per ritardare questo processo di invecchiamento, è altresì vero che lo sport intensivo comporta stress ossidativo e può quindi risultare controproducente!!!

Cosa succede durante l’allenamento sportivo?

In condizioni di inattività,respirando introduciamo ossigeno: il 95 % dell’ossigeno introdotto viene utilizzato dalle cellule e trasformato in acqua per produrre energia, il 5 % dà origine ai radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule e dei tessuti del nostro organismo. Durante un esercizio fisico il consumo di ossigeno può aumentare fino a 20 volte rispetto alla condizione di riposo; in particolare nei muscoli in attività tale incremento può essere addirittura 100 volte superiore.
Se, da un lato, l'aumentato flusso di ossigeno è fondamentale per soddisfare le richieste energetiche, dall'altro fa crescere notevolmente anche la produzione di agenti ossidanti, ossia di radicali liberi. Succede così che, per lo scarso grado di preparazione fisica o per l'eccessiva intensità e frequenza di allenamento, la produzione di radicali liberi finisca con il superare le capacità di difesa dell'organismo. Ci si trova allora in una situazione di STRESS OSSIDATIVO.
Un organismo sano e allenato si difende aumentando produzione e attività dei sistemi antiossidanti; soggetti fuori allenamento o in “overtraining”, invece, non sono in grado di ottimizzare queste difese con conseguente aumentata concentrazione dei radicali liberi. Ne consegue che nel soggetto non allenato sottoposto ad un intenso sforzo fisico, l'eccessiva produzione di agenti ossidanti causa un danno diretto alla cellula muscolare e contribuisce alla comparsa del classico indolenzimento muscolare post-allenamento , il cosiddetto DOMS (indolenzimento muscolare ad insorgenza ritardata).

Il DOMS è la sensazione dolorosa di dolore profondo e rigidità muscolare, che inizia alcune ore dopo l’esercizio e raggiunge il massimo dell’intensità tra le 48 o 72 ore dopo lo sforzo fisico. In casi estremi, il picco dell’indolenzimento può ritardare fino a 4-5 giorni dopo l’esercizio; a seconda della gravità, decade e può scomparire da 48 ore a 2 settimane dopo l’esercizio.

Per contrastare il DOMS può essere utile assumere vitamine ed antiossidanti sottoforma di integratori; tuttavia, è soprattutto l’ALLENAMENTO REGOLARE che induce un aumento delle difese endogene contro i radicali liberi e ci rende, dunque, più efficienti.

Eppure, esagerare con l’allenamento al punto di farlo diventare un’ossessione, trascorrendo ore e ore in palestra, sottoponendosi ad esercizi di potenziamento muscolare o sottoponendosi a diete iperproteiche o eccedendo con gli integratori,può non solo accelerare l’invecchiamento a causa dello stress ossidativo ma pregiudicare la salute. Chiedersi, dunque, se “ starò mica esagerando con lo sport…” è cosa buona e giusta.

Di seguito diamo alcuni parametri per capire se stiamo eventualmente esagerando con il fitness:

  • fare esercizio tutti i giorni, senza darsi tregua;

  • il segreto per restare magri è bruciare quante o più calorie di quelle che si assumono;

  • pesarsi tutti i giorni, prima e dopo il training;

  • se si salta un allenamento, nelle 24 ore successive si riducono le calorie e si fa di tutto per anticipare l’allenamento successivo;

  • utilizzare sempre degli integratori in quanto indispensabili per aumentare la resistenza fisica.

Se ci riconosciamo in almeno un paio di questi comportamenti, facciamo attenzione, potremmo essere a rischio “vigoressia”…

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Studi Clinici sulle Proprietà Salutistiche di Acqua Uliveto
Di seguito riportiamo i files pdf degli Studi Clinici realizzati su Acqua Uliveto, estratti dal sito www.acquedellasalute.it
Studi Clinici sulla Digestione
Studi Clinici sulla Stipsi
Studi Clinici sull'Attività Fisica
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Domande e Risposte su salute, digestione e acqua minerale
Di seguito riportiamo alcune delle tantissime domande ricevute dai consumatori di Acqua Uliveto, a cui hanno risposto i Gastroenterologi AIGO
Domande e Risposte sull'acqua
  • Vorrei sapere quando un'acqua puó chiamarsi "minerale".
    Tutte le acque presenti in natura contengono sali disciolti. Le acque minerali naturali si distinguono tuttavia da quelle potabili per l’origine profonda, la purezza originaria, la loro conservazione, il tenore di minerali e oligoelementi e per gli effetti sulla salute. Le minerali rappresentano una realtà unica, distinta da tutte le altre tipologie d’acqua e proprio per questo motivo sono disciplinate da un’apposita normativa (D.L.105/1992 e successive modifiche).
  • Se in etichetta è riportata la dicitura "minerale naturale" significa che si tratta di un'acqua non gassata?
    Tutte le acque minerali sono naturali. L’aggettivo ”naturale” riportato in etichetta significa che l’acqua viene imbottigliata direttamente alla fonte dove sgorga senza subire alcun trattamento. La definizione corretta dell’acqua minerale non gassata è “piatta”.
  • Le acque minerali sono tutte uguali?
    No, ogni acqua minerale ha le proprie caratteristiche organolettiche (odore, sapore, colore), e quindi specifiche proprietà benefiche. Questo dipende dal differente ”mix” di sali minerali e oligoelementi che le compongono.
  • Come vengono classificate le acque minerali?
    Le acque minerali sono classificate in base a un parametro sintetico che è il residuo fisso. Il residuo fisso rappresenta la quantità, espressa in mg/l, di sali minerali disciolti in un litro d’acqua dopo riscaldamento ed evaporazione a 180°.
    Il Decreto Lgs. 25/01/1992 n. 105 definisce la seguente classificazione:
    Residuo ≤ 50 mg/L Acque minimamente mineralizzate
    Residuo > 50 e ≤ 500 mg/L Acque oligominerali
    Residuo > 1500 mg/L Acque ricche di sali minerali
    Non esiste una categoria per l'intervallo 500 - 1500 mg/L: per colmare questa “svista” del Legislatore si dovrebbe introdurre la definizione di acqua "mediamente mineralizzata".
  • Sento parlare di acque "leggere" e "dure". Quali sono da preferire per la nostra salute?
    La durezza è strettamente legata alla presenza dei sali di calcio e magnesio contenuti nell’acqua. In Italia la durezza viene espressa in °F (Gradi Francesi) e classificata in acque dolci (15-20°F), acque di durezza media (20-35°F) e acque dure (>35°F).
    E’ comune opinione che l’acqua minerale molto leggera sia migliore rispetto ad acque dure e/o ricche di sali. In realtà, la durezza dell’acqua non influisce tanto sulla nostra salute quanto sulla “vita” delle condotte idriche, caldaie ed elettrodomestici in genere.
    Un’acqua ricca di calcio e magnesio è indicata per le diete in cui vi è maggiore necessità di tali oligoelementi. Per esempio, le acque minerali calciche a basso contenuto di sodio e nitrati, come l’acqua Uliveto, vista la particolare biodisponibilità del calcio disciolto, possono contribuire a integrare quelle situazioni in cui il calcio è deficitario, in particolare in quei soggetti nei quali si deve ridurre l’assunzione di latte e dei suoi derivati.
  • Soffro di calcoli ai reni, quale acqua mi consiglia?
    Dipende tutto dal tipo di calcolo che si tende a formare. Per esempio, chi soffre di calcolosi uratica o di cistinuria deve tenere più alcaline le urine e quindi dovrà preferire acque bicarbonate o carboniche; chi soffre di calcolosi di sali di calcio dovrà evitare acque molto "dure" e preferire acque oligominerali a basso residuo fisso, iposodiche e leggermente alcaline, come per esempio, acqua Rocchetta, che diversi studi clinico-sperimentali* reputano particolarmente idonea proprio nella prevenzione e nel trattamento della calcolosi renale: è stato, infatti, dimostrato che durante l’assunzione di acqua oligominerale Rocchetta, non solo aumenta il volume urinario ma, soprattutto, la sua componente solida (sodio, urati, acido urico, uria, ossalato etc.) che viene eliminata con le urine.
    Proprio questi studi ne consigliano l’assunzione di almeno due litri al giorno, soprattutto al mattino, prima della colazione; una certa quantità andrà invece assunta la sera prima del riposo, per evitare un’eccessiva concentrazione delle urine nelle ore notturne. Si raccomanda invece di evitarne un eccessivo consumo durante i pasti, per l’inevitabile perdita dell’effetto diuretico e per le possibili interferenze sulle funzioni digestive, a causa di elevata diluizione dei succhi gastrici.


    * Bibliografia:
    "Studio clinico-sperimentale su un'acqua oligominerale (Rocchetta): attività diuretica e litoespulsiva" Università degli Studi di Firenze Istituto di Urologia e Gerontologia Dir. Prof. A. Costantini; Ospedale Fate Bene Fratelli – Roma – Prof. E. Cruciali - 1993
    "Studio impedenziometrico sull'efficacia diuretica dell'acqua Rocchetta nella prevenzione della calcolosi calcica"
    Università degli Studi di Napoli "Federico II" – Clinica Urologica – Prof. V. Mirone - 2001

  • Devo preparare il latte in polvere, vorrei sapere quale tipo di acqua è più indicato.
    Non tutte le acque minerali sono indicate per la diluizione del latte in polvere. La scelta dell’acqua per il lattante dovrebbe riguardare in particolare il grado di mineralizzazione, il contenuto di nitrati e la presenza di contaminanti, sia batteriologici che chimici. Le acque più adatte sono quelle oligominerali, cioè povere di sali minerali, con un residuo fisso basso, comunque mai superiore ai 140 mg/l. Infatti, nel latte artificiale sono già contenute le corrette quantità di minerali per l’accrescimento del bambino. L'introduzione di sali minerali in eccesso può causare un sovraccarico di lavoro per i reni, che essendo ancora immaturi e con una funzionalità ridotta, potrebbero non essere in grado di filtrare i minerali in eccesso.
  • Mio figlio fa molto sport. E' vero che acque ricche di sali minerali come Uliveto possono sostituire gli integratori salini?
    L’attività sportiva ha bisogno di sali minerali perché la sudorazione favorisce la disidratazione quindi perdita di acqua e di sali. Quando le scorte di liquidi e di sali non sono reintegrate rapidamente, si possono avere crampi e persino vertigini.
    Le acque minerali ad alto contenuto salino sono ideali integratori naturali. Se poi vengono assunte acque medio minerali bicarbonato-calciche con basse concentrazioni di sodio, come Acqua Uliveto, si tampona anche l’acidosi dovuta all'attività muscolare intensa con la formazione di acido lattico.
  • Mio padre è molto anziano. E' vero che fargli mantenere una buona idratazione ne migliora la salute?
    Verissimo. Gli anziani ben idratati hanno un minor rischio di sviluppare alcune malattie come: infezioni delle vie urinarie, stitichezza, calcoli renali, patologie cardiache, ipertensione. Nondimeno, l’idratazione dell’anziano è un problema serio: l'età riduce la percezione della sete e quindi anche lo stimolo a bere, in più molti anziani sono a rischio di disidratazione a causa delle terapie farmacologiche, per esempio farmaci diuretici, farmaci per il cuore e lassativi.
    Il tipo di acqua da far assumere all’anziano può variare a seconda delle eventuali affezioni che lo accompagnano, in linea di massima però andrebbero privilegiate le acque minerali calciche o bicarbonato-calciche, a basse concentrazioni di sodio, come Acqua Uliveto, per avere la necessaria idratazione senza un eccessivo impegno dei reni.


    * Fonti:
    1. "Acqua per saperne di più"
    Alessandro Zanasi, S.I.M.G. Società Italiana di Medicina Generale – Gennaio 2006

Domande e Risposte sul reflusso gastro-esofageo
  • Vorrei sapere cos'è il reflusso gastro-esofageo, se non curato a cosa vado incontro?
    Il reflusso è una condizione per cui il materiale gastrico refluisce in esofago. Nella maggior parte dei casi il materiale è acido e l'esofago non è in grado di sopportarlo bene per cui si verificano sintomi (molto variabili) come tosse, bruciore retrosternale, eruttazioni, difficoltà digestive, dolore alla bocca dello stomaco o toracico.

    Se non curato è possibile, anche se raramente avviene, che accada una complicanza: stenosi (ristrettezza dell'esofago che non consente al cibo di passare), ulcere esofagee, condizioni predisponenti a neoplasie dell'esofago (eventualità rara e solo in caso di reflussi prolungati e importanti).
  • Da più di 5 anni vado avanti e indietro facendo gastroscopie e visite alla gola ma non riesco a risolvere il problema che mi affligge: soffro di fastidiosissimi e ripetuti bruciori di stomaco e spesso mi ritrovo senza voce, molto rauca, negli ultimi mesi faccio oltretutto molta fatica a parlare e ho molto catarro. Eppure la gastroscopia risulta negativa…
    Lei rientra nella casistica cosiddetta N.E.R.D., acronimo inglese per Non-Erosive Reflux Disease e cioè Malattia da Reflusso gastro-esofageo non Erosiva. Lei soffre cioè dei sintomi tipici del reflusso, come la pirosi retrosternale (sensazione di dolore e bruciore localizzata alla “bocca dello stomaco”) e atipici come la raucedine, MA in assenza di danno mucoso esofageo (erosioni o ulcere) visibile all’endoscopia. In parole povere, una persona può essere affetta da una forma anche severa di malattia da reflusso gastro-esofageo (M.R.G.E.) e non avere nessuna patologia evidenziabile.

    E’ stato dimostrato che nella forma NERD l’esofago ha un rivestimento mucoso, come la nostra pelle, che appare normale alla gastroscopia, ma al microscopio elettronico presenta un’aumentata permeabilità ed è più ricco di recettori del dolore, è cioè molto più sensibile all’aggressione di tutti i componenti del succo gastrico. Può essere a tal punto “ipersensibile” che anche il fisiologico passaggio di aria è in grado di dare sensazioni molto spiacevoli.

    La forma non-erosiva è spesso sottovalutata da molti medici che dopo aver visto un esofago normale alla gastroscopia, scambiano questa patologia per stress e prescrivono perciò cure a base di sedativi, causando così un peggioramento
  • Soffro di bruciore di stomaco e rigurgito acido, prendo degli antiacidi ma i disturbi continuano, come mai?
    I normali antiacidi agiscono tamponando l’eccesso di acido cloridrico nello stomaco. Ma spesso non sono sufficienti per alleviare i sintomi del reflusso e in più il loro effetto ha breve durata.

    E’ preferibile assumere i cosiddetti inibitori di pompa protonica (IPP), che agiscono bloccando la produzione eccessiva di acido e riportandolo a livelli normali. In pratica, è come se questi farmaci fossero in grado di chiudere il rubinetto che genera il bruciore nello stomaco e tutti gli altri sintomi (rigurgito, acidità, eruttazioni). Inoltre gli IPP hanno un effetto che dura a lungo, fino a 24 ore.

    Per quanto riguarda la cura farmacologica, è bene sottolineare la necessità di rivolgersi al proprio medico, il quale dovrà prima stabilire se si tratta di una sintomatologia passeggera, che può essere corretta solo con un migliore stile di vita, o se invece si tratta di una patologia che richiede una cura vera e propria.
  • Mi sto curando per una malattia da reflusso gastro-esofageo, per quanto tempo ancora dovrò assumere i farmaci?
    Poiché la terapia non agisce sulla causa della malattia, che è dovuta al malfunzionamento del cardias (la valvola che separa l’esofago dallo stomaco, si apre per consentire il passaggio degli alimenti, richiudendosi subito dopo per impedire ai succhi gastrici di risalire in esofago), la quasi totalità dei pazienti mostra una “recidiva”, ricomincia cioè a soffrirne quando sospende la terapia. Per questo motivo il reflusso gastro-esofageo è un problema cronico che necessita di una terapia di mantenimento, una terapia cioè che deve essere seguita per periodi molto lunghi o perfino per tutta la vita.

    Se la forma di reflusso è lieve e occasionale, si può ricorrere alla terapia farmacologica solo quando i sintomi compaiono oppure alternare periodi con e senza farmaco. Nelle forme più severe, invece, la terapia deve essere praticamente continua al più basso dosaggio di farmaco che sia in grado di controllarla.
  • Sono anni che il reflusso gastro-esofageo non mi dà tregua. Non è il caso che ricorra alla chirurgia?
    Ci sono delle condizioni per cui si può valutare l’intervento chirurgico che, generalmente eseguito in via laparoscopica, consente di ripristinare la corretta funzione del cardias:

    • Se il paziente è giovane e ha meno di 40 anni, risponde bene alla terapia medica ma è costretto a prendere i farmaci in modo continuativo per controllare il reflusso.
    • Se il paziente è intollerante o non risponde alla terapia medica, ma sempre dopo aver accertato che i disturbi siano realmente imputabili alla malattia da reflusso.
    • Se il paziente soffre di complicanze della malattia da reflusso, come la stenosi esofagea o l’esofago di Barrett.
    • Se il paziente soffre di rigurgito persistente, che non si risolve seguendo le appropriate misure igienico-dietetiche e la corretta terapia farmacologica.
    • Se il paziente ha complicanze respiratorie. In alcuni pazienti il passaggio delle secrezioni acide nelle vie respiratorie può dar luogo a un’importante sintomatologia laringea e polmonare (laringiti, tosse cronica, asma, focolai broncopolmonari, ecc.) che non sempre viene controllata dalla terapia farmacologica.


    L’intervento chirurgico non sempre ha successo: alcuni pazienti non traggono alcun beneficio ma addirittura lamentano nuovi fastidi; altri, invece, non riescono ad abbandonare completamente la terapia medica, altri infine sono soggetti alle complicanze proprie dell’intervento stesso.
  • Mi hanno diagnosticato l’esofago di Barrett, cos’è?
    Si tratta di una complicanza severa della malattia da reflusso gastro-esofageo.

    L’esofago, continuando a essere “bagnato” dagli acidi gastrici si difende trasformando la mucosa, il proprio rivestimento interno, in mucosa di tipo gastrico: purtroppo questa trasformazione della mucosa dell’esofago è una condizione precancerosa ed è più facile che si formi nell’esofago un carcinoma.

    I pazienti con l’esofago di Barrett devono essere controllati con una gastroscopia ogni anno. Se si individua un tumore allo stato iniziale, si guarisce bruciandolo con il laser. La procedura dura pochi minuti ed eradica il Barrett in circa il 90% dei casi. Una volta che il Barrett è scomparso e si è rigenerata una mucosa normale, si procede all’intervento chirurgico per ripristinare la barriera del cardias e impedire quindi che il reflusso danneggi nuovamente l’esofago.
  • Soffro da diversi anni di ernia iatale con reflusso gastro-esofageo ma mi hanno sconsigliato l’intervento chirurgico. Assumo un farmaco inibitore di pompa protonica, un gastro-protettore e un anti-reflusso ma i disturbi continuano, cosa mi consiglia?
    Sta già facendo una terapia corretta. In più seguirei delle norme dietetico-comportamentali che sicuramente potranno migliorare la sua condizione.

    Innanzitutto la dieta:

    • Fare pasti leggeri, evitando quindi grosse abbuffate a favore di un’alimentazione consumata a più riprese durante la giornata.
    • Evitare gli alimenti e i cibi in grado di peggiorare il quadro di bruciore dello stomaco e reflusso, quindi sono controindicati il tè, il caffè, il cioccolato, agrumi, ananas, cipolle, alimenti piccanti o speziati, fritti, cibi molto conditi e le salse in genere.
    • Preferire le carni bianche e il pesce rispetto alle carni rosse e agli insaccati.
    • Favorire il consumo di formaggi freschi come mozzarella e ricotta e bere latte scremato.
    • Se non si può evitare il consumo di dolci, preferire quelli alla marmellata.
    • Contrariamente a quanto alcuni pensino, lo yogurt non è affatto da evitare. Anzi, favorisce il ripristino del naturale equilibrio della flora batterica e favorisce la digestione.
    • Usare l’olio extravergine di oliva come condimento.
    • Evitare anche caramelle e gomme da masticare che contengano menta.
    • Abolire le bevande gasate.
    Fondamentale è, inoltre, smettere di fumare, abolire i superalcolici e ridurre il vino (bianco in particolare).

    Infine, è buona norma non coricarsi nelle prime ore successive al pasto, perché la posizione orizzontale tende a facilitare la risalita dei succhi gastrici con conseguente aumento della sintomatologia legata all’ernia iatale.
  • Soffro di ernia iatale e pratico quotidianamente attività fisica, fra cui gli addominali: sono forse controindicati?
    L’ernia iatale è caratterizzata dallo spostamento di parte dello stomaco nel torace. Può perciò essere causa di ristagno dei succhi gastrici e quindi di gastrite, bruciori di stomaco, reflusso e rigurgiti.

    Le persone affette da ernia iatale spesso presentano, da un punto di vista posturale, una situazione di chiusura, perché il corpo, per una condizione di riflesso di protezione, "si chiude intorno alla sofferenza", e assumono perciò spesso una postura "posteriore", con un aumento della cifosi dorsale e arretramento del centro del corpo.

    Lo sport sicuramente può aiutare a migliorare la postura, tuttavia certi tipi di esercizi, come gli addominali o il sollevamento pesi, possono aumentare la pressione addominale e favorire così il meccanismo del reflusso, peggiorando di conseguenza un'eventuale esofagite.
  • Posso avere l’esofagite da reflusso gastrico?
    L’esofagite è un’infiammazione del rivestimento interno (mucosa) dell'esofago, il più delle volte a causa di una prolungata esposizione al reflusso di materiale acido dallo stomaco.

    I regimi alimentari ricchi di grassi, l'obesità, mangiare rapidamente, mettersi in posizione sdraiata subito dopo i pasti, sono fattori che facilitano l'insorgenza del reflusso, che può diventare dannoso quando troppo frequente e intenso. In questo caso, infatti, il reflusso provoca lesioni in esofago, in genere erosioni e piccole ulcere: si parla allora di esofagite.

    La presenza di esofagite viene diagnosticata attraverso l'endoscopia, che permette anche di valutare la gravità delle lesioni presenti.
  • Vorrei sapere quale acqua posso bere avendo il reflusso e l’ernia iatale.
    Le acque bicarbonato-calciche, se bevute durante il pasto, favoriscono la digestione e lo svuotamento gastrico – che è uno dei fattori scatenanti il reflusso gastro-esofageo -, in quanto il bicarbonato tende a diminuire l’acidità nel duodeno favorendo l’azione degli enzimi pancreatici.

    Se vengono assunte a digiuno, aiutano a neutralizzare l’acidità gastrica grazie all’azione tampone del bicarbonato e perciò possono essere indicate nel trattamento del reflusso gastro-esofageo.
Domande e Risposte sulla gastrite
  • Buongiorno dottore: io ho una diffusa gastrite cronica...
    La gastrite è un processo infiammatorio acuto o cronico della mucosa gastrica.
    La gastrite acuta è di breve durata e spesso si risolve senza lasciare conseguenze.
    La gastrite cronica si differenzia da quella acuta per un’alterazione permanente della mucosa gastrica. Può essere atrofica, quando le pareti della mucosa si assottigliano, o ipertrofica, quando si inspessiscono.
    Per “sopravvivere” in tale ambiente aggressivo, oltre a rinnovarsi ogni 2-3 giorni, si riveste continuamente di uno strato di muco alcalino che funge da barriera protettiva meccanica e chimica nei confronti del succo gastrico.
    Dunque, la mucosa gastrica è in grado di secernere fattori estremamente aggressivi (fisiologicamente necessari per la demolizione del cibo e la digestione delle proteine) e fattori altamente protettivi.
    “Aggressori” e “protettori” sono normalmente in perfetto equilibrio tra loro per consentire contemporaneamente sia il funzionamento dei meccanismi digestivi che la sicurezza della gastroprotezione. Quando questo equilibrio viene a mancare e i fattori aggressivi hanno modo di prevalere sui fattori di protezione gastrica, si innesca la progressiva lesione degli strati che rivestono la parete interna dello stomaco portando a gastriti che, se trascurate, possono successivamente evolvere in ulcere.
  • Dottore, come si fa a capire se si soffre di gastrite o c’è già un’ulcera?
    L'85% delle persone che soffre di gastrite non sa di averla perché non ha sintomi, e anche quando si forma una lesione ulcerosa, perché procuri dolore, deve essere profonda, cioè deve andare a toccare fibre nervose che non sono presenti nella mucosa.
    Il sintomo più comune dell’ulcera è il bruciore localizzato in una zona che si estende dall’ombelico allo sterno ed è provocato dagli acidi gastrici che vengono a contatto con la zona ulcerata.
    Questo bruciore, di solito:
    • ha durata variabile da alcuni minuti a diverse ore;
    • peggiora a stomaco vuoto
    • si scatena durante la notte;
    • può essere temporaneamente alleviato assumendo determinati alimenti che tamponano l’acidità di stomaco oppure particolari farmaci in grado di ridurre l’acidità.
    Con questo tipo di sintomi bisogna effettivamente pensare a un'ulcera e rivolgersi al proprio medico di fiducia per la diagnosi.
  • … ho un’ulcera duodenale da Helicobacter e ho paura visto che molte persone mi dicono che con il passare del tempo si può incorrere in un tumore allo stomaco …
    Solo nel 10% dei casi la gastrite cronica evolve in ulcera gastro-duodenale con aumentata probabilità di sviluppare un cancro allo stomaco.

    Fondamentale è la diagnosi e la cura: responsabile della gastrite cronica è un’infezione provocata da un batterio, l’Helicobacter Pylori, che colonizza la mucosa distruggendone i rivestimenti protettivi ed esponendola alla pericolosa azione corrosiva del succo gastrico. Il batterio può essere scoperto con un esame istologico o colturale sulla mucosa gastrica prelevata nel corso dell’esame di gastroscopia. Può inoltre essere ritrovato nelle feci. Un test particolare detto breath-test (test del respiro) permette di rilevare nell'aria soffiata in una provetta una sostanza che dimostra la presenza del batterio nello stomaco. Attraverso il prelievo di sangue è possibile, infine, riconoscere gli anticorpi che l'organismo produce quando vi sia l'infezione da Helicobacter.

    In caso positivo si eradicherà il batterio con gli antibiotici.
  • Dottore, si può prevenire il cancro allo stomaco curando la gastrite?
    La gastrite, in particolare quella provocata dal batterio dell’Helicobacter Pylori, è solo uno dei molteplici fattori che contribuiscono alla formazione di un cancro gastrico. La maggior parte degli altri fattori, ambientali, dietetici e genetici, sono SOLO in parte conosciuti e dunque non influenzabili da trattamenti. Ne consegue che in presenza di una gastrite "cronica" con alterazioni della mucosa a rischio di trasformazione neoplastica (tumorale), è necessario curare l’infezione da Helicobacter Pylori per prevenire l'ulteriore evoluzione in cancro, ma la cura potrebbe non essere una condizione sufficiente.
  • Dottore, quali sono i fattori per cui possiamo essere maggiormente soggetti alla gastrite?
    Spesso, la gastrite non è conseguenza di un solo fattore, essendo il disturbo multifattoriale, cioè dipendente da più cause.

    Tre sono sicuramente i fattori di maggior rischio:
    • L’Helicobater Pylori che, come abbiamo visto, vive e si moltiplica all’interno della mucosa che ricopre e protegge i tessuti che costituiscono le pareti dello stomaco: in condizioni normali, questo batterio non causa alcun problema, ma in alcuni casi può intaccare la mucosa e provocare di conseguenza un’infiammazione cronica delle pareti dello stomaco.
    • L'abuso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui l’aspirina: questi farmaci inibiscono la sintesi delle “prostaglandine” (sostanze che inducono la produzione di muco alcalino, protettivo della mucosa gastrica), per cui la mucosa gastrica viene attaccata e lesionata dai succhi gastrici, altamente acidi e corrosivi.
    • L’età: gli anziani sono maggiormente a rischio per la gastrite, poiché la mucosa gastrica tende ad assottigliarsi con l’età. Inoltre, gli anziani sono maggiormente soggetti a infezioni da Helicobacter Pylori rispetto alle persone più giovani.
    In presenza di uno di questi tre fattori possono sussistere altre con-cause in grado di alimentare la gastrite: un'alimentazione squilibrata (consumo eccessivo di caffè, tè, dieta sbilanciata, l'abitudine di consumare i pasti in fretta, magari in piedi, ecc.) e uno stile di vita scorretto (fumo, sedentarietà, ritmi frenetici di lavoro, stress, ansia).
  • Buongiorno, soffro di gastrite da qualche anno. I medici mi dicono che lo stress è un elemento scatenante. Cosa ne pensa? Può essere vero?
    In generale, lo stress aumenta la produzione di acidi gastrici e rallenta la digestione. Può trattarsi di un evento o di una circostanza “disturbante” dal punto di vista emotivo, può invece consistere in un trauma fisico o in un intervento chirurgico: in tutti questi casi, lo stress rende più vulnerabile il nostro organismo e può perciò essere un fattore scatenante della gastrite.

    E’ comunque necessario sottoporsi a opportuni accertamenti gastroenterologici, con ricerca dell’Helicobacter Pylori nelle feci ed eventuale gastroscopia. Se tutte le indagini risultassero negative, si dovrebbero curare i fattori emotivi, anche con l’eventuale somministrazione di ansiolitici, naturalmente sotto il controllo del medico (!!!), favorendo il recupero della serenità e dell'equilibrio psicologico.
  • Buongiorno, le scrivo per sapere quale dieta seguire per guarire una fastidiosa gastrite diagnosticatami in seguito ad una gastroscopia e biopsia.
    Esistono diversi tipi di gastriti, molto diverse tra loro, perciò NON esiste una dieta unica per tutti i casi.
    Dal punto di vista pratico, è importante distinguere tra la gastrite “iposecretiva” (che produce cioè una minor quantità di acido cloridrico) e la gastrite “ipersecretiva” (che produce un eccesso di acido). L'iperacidità gastrica è riconoscibile perché, oltre a complicare la digestione, provoca dolori e bruciori anche lontano dai pasti, a stomaco vuoto.
    • Nei casi di gastrite "iposecretiva", la dieta deve essere ricca di carboidrati e povera di grassi. Quindi, bisogna consumare soprattutto pasta, riso, cereali in genere (conditi con olio di oliva o burro a crudo); bisogna altresì evitare i fritti e le carni grasse di bovino o di maiale, i cibi affumicati e conservati, e preferire invece carni magre bianche (preferibilmente arrosto, alla griglia o bollite) e pesci magri (meglio se lessati e conditi con olio e limone). E’ necessario anche porre una particolare attenzione alla preparazione dei cibi per affaticare lo stomaco il meno possibile: per esempio, la carne andrà accuratamente tritata o addirittura omogeneizzata. Le verdure vanno bollite e, se necessario, triturate. Il pane deve essere sempre molto ben cotto e la mollica eliminata.
    • Se la gastrite, invece, è di tipo “ipersecretivo", la dieta deve essere a base di latte, uova, formaggi freschi, verdure contenenti vitamina A (cavolo, carote, broccoli, zucca, melone, albicocche), importanti per mantenere l’integrità della barriera mucosa. Bisogna poi evitare le carni arrosto, il brodo, l'alcol e alcuni tipi di verdura come i pomodori e di frutta come arance, mandarini, uva, che stimolano eccessivamente la secrezione gastrica.
    Più importante la terapia farmacologica, che deve essere personalizzata: dal punto di vista della cura, in caso di gastrite “iposecretiva” la digestione viene stimolata da farmaci che stimolano l'attività della mucosa; in caso di gastrite “ipersecretiva” la digestione viene aiutata da prodotti antiacido (primo tra tutti il bicarbonato di sodio).

    Anche l'assunzione regolare di un'acqua appropriata può costituire un ottimo ausilio al trattamento delle "gastriti". In particolare, un'acqua minerale bicarbonato-alcalina (per l'effetto tampone delle elevate quantità di bicarbonato in essa contenuta) interviene favorevolmente in tutte le forme di gastrite ipersecretiva.
  • Posso bere il latte se soffro di gastrite?
    Il latte è alcalino e quindi contrasta l'acidità tipica della gastrite. Il suo effetto “tampone” contro l’acidità gastrica è però transitorio: 2-3 ore dopo la sua ingestione, stimola nuovamente le secrezioni acide. Pertanto, il latte può dare sollievo nell'immediato, ma non va assunto in quantità elevata, soprattutto se intero.

    E’ bene anche ricordare che molte intolleranze sono “dose-dipendente” per cui basterà limitare nel tempo e nelle quantità l’assunzione dell’alimento o degli alimenti che inducono i fastidi digestivi, per attenuare, fino alla scomparsa, il quadro sintomatologico.
  • Ho un’ulcera da Helicobater, posso mangiare tutto o devo seguire una dieta appropriata?
    In presenza di ulcera, la cosa fondamentale è il trattamento farmacologico.

    Osservando poi delle semplici regole di igiene alimentare si può accelerare la guarigione:
    • La dieta è abbastanza libera, l’importante è che sia bilanciata: i cibi da ridurre sono quelli che comportano iperacidità (es.: caffè) e troppo difficili da digerire (fritti in genere; cibi troppo speziati e soprattutto piccanti).
    • Sconsigliati perciò i formaggi piccanti e fermentati e gli insaccati (mortadella, salame, salsiccia, pancetta, coppa, cotechino e zampone).
    • Da preferire sono le preparazioni semplici (cottura al vapore, ai ferri, alla griglia, alla piastra, a lesso, al forno, al cartoccio) e digeribili, senza intingoli e salse, che privilegino i grassi vegetali (olio extra vergine di oliva).
    • E’ importante anche fare pasti piccoli e frequenti: MAI stare a digiuno perché peggiorano i sintomi legati all'acidità.
    • Meglio evitare le bevande gassate.
    • Vietati alcool, alcolici e superalcolici.
    • Anche il fumo deve essere limitato il più possibile in quanto contribuisce a danneggiare la mucosa gastrica.
  • Dottore, può sussistere una correlazione tra ulcera e allergie alimentari?
    Lesioni a carico del tratto digestivo come ulcere, gastriti, patologie infiammatorie intestinali, alterazioni anatomiche e funzionali della parete intestinale e altre, favoriscono un’inadeguata digestione e assorbimento degli alimenti, condizione che favorisce la genesi delle intolleranze alimentari.

    Ci sono poi prove cliniche e sperimentali che considerano di primaria importanza, rispetto all’ulcera peptica, proprio le allergie alimentari tanto che l’eliminazione dei cibi a cui i soggetti erano allergici, è stata utilizzata con successo nel trattamento e nella prevenzione di ulcere ricorrenti.
Domande e Risposte sulla dispepsia funzionale
  • Ho difficoltà a digerire e dopo che ho mangiato solo il primo, mi sento già sazia
    Spesso, anche dopo un pasto leggero, ho la sensazione che il cibo mi si fermi sullo stomaco e ho un forte senso di nausea e la sensazione di aver bisogno di vomitare…
    Soffro da qualche tempo di digestione molto lenta, senso di gonfiore dopo 3 o 4 ore dai pasti, molte eruttazioni, talora nausea e mal di testa…
    In questi casi siamo in presenza di sintomi correlati alla “dispepsia”.
    Dal greco dys-pepsia, e cioè "cattiva digestione", la dispepsia indica un malfunzionamento dell’apparato digerente ed è sempre necessario un inquadramento specialistico per poter discriminare, valutare e quindi diagnosticare se si tratti di un disturbo funzionale, una forma organica oppure un’allergia o intolleranza alimentare.
  • Qual è la differenza tra dispepsia funzionale e dispepsia organica?
    La dispepsia funzionale è quella forma in cui non ci sono malattie organiche che possano spiegarne i sintomi e, dunque, non sempre necessita di una vera e propria terapia medica, quanto piuttosto di un regime alimentare adeguato e di corrette abitudini di vita.

    Al contrario, la dispepsia organica è dovuta a malattie dell’apparato digerente come ulcera, gastrite, reflusso gastro-esofageo, tumori dell’esofago o dello stomaco, sindrome del colon irritabile, malattie della colecisti o delle vie biliari o ancora a malattie correlate al diabete, all’insufficienza cardiaca o renale.
  • Come posso assicurarmi che i disturbi di cui soffro sono di natura ”funzionale” e quindi non legati a malattie specifiche?
    L’unico esame che permette di escludere cause organiche e quindi vere e proprie malattie, è l’esame endoscopico. Ma sarà il medico che, in base all’età, al tipo di disturbo e all’eventuale familiarità con neoplasie (forme tumorali) gastrointestinali, deciderà se prescrivere questo esame.

    In generale, l’esame endoscopico è raccomandato dopo i 45 anni o comunque in presenza di “sintomi di allarme” come anemia, perdita di peso, vomito insistente, sanguinamento gastrointestinale, difficoltà a deglutire, improvviso aggravamento di sintomi pre-esistenti.
  • La gastroscopia non ha evidenziato nulla. Cosa mi consiglia per migliorare il problema?
    La "dispepsia funzionale" può essere di due tipi:
    1. "sindrome da stress postprandiale", in cui predominano i disturbi provocati dallo svuotamento lento dello stomaco come gonfiore, senso di sazietà precoce;
    2. "sindrome da dolore epigastrico", con predominanza di bruciore e dolore all’epigastrio, cioè nella metà superiore dell’addome.
    Nel primo caso sono solitamente prescritti dei pro-cinetici, farmaci cioè che aumentano la motilità di tutto il tubo digerente, facilitando lo svuotamento dello stomaco (es: metoclopramide, levo, sulpiride, domperidone).
    Nel secondo caso vengono invece prescritti degli inibitori dell’acidità gastrica, farmaci cioè che riducono la secrezione acida dello stomaco (es: ranitidina, famotidina, nizatidina, oppure omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo).

    In presenza di un quadro misto, quando cioè sono presenti entrambi i sintomi, le due tipologie di farmaci potranno essere utilizzate in associazione.
  • Da un po’ di tempo soffro di disturbi di stomaco con alternanza di periodi in cui i sintomi si attenuano e altri in cui sono più intensi. La terapia farmacologica prescrittami mi fa stare meglio, ma quando smetto di prendere i farmaci, i disturbi si ripresentano...
    La dispepsia funzionale ha, comunemente, un andamento variabile con periodi di “quiescenza” e periodi di “acutizzazione sintomatica”, spesso in occasione di stress fisico o psichico.

    Oltre a una terapia adeguata, che deve sempre essere osservata scrupolosamente, è fondamentale:
    1. associare un adeguato regime alimentare e abitudini dietetiche corrette;
    2. eliminare o ridurre tutti quei fattori che aggravano i disturbi: l’obesità, il fumo, l’alcool o determinati farmaci “gastrolesivi”, come gli antinfiammatori e gli antidolorifici.
  • Se mangio insaccati, cioccolata agrumi e caffè mi viene un bruciore allo stomaco e un dolore dietro alla schiena in prossimità delle spalle. Ci sono degli alimenti sconsigliati?
    Nei casi di dispepsia funzionale è consigliabile evitare menta, cioccolato, caffè, cibi speziati e piccanti, fritti e altri intingoli laboriosi da digerire.
    E’ altrettanto consigliabile, soprattutto nei periodi di acutizzazione sintomatica, limitare il consumo di brodi a base di carne, carne di maiale, verdura cruda, pane integrale e pesce grasso, alcool, in pratica tutti quei cibi che rallentano lo svuotamento gastrico.
  • Quali sono invece gli alimenti consigliati?
    Tra gli alimenti consigliati, le carni magre cotte alla griglia o arrostite, il pesce lesso o alla griglia, ilprosciutto crudo, la bresaola, le uova alla coque, la frutta cotta senza la buccia, il latte che, preso nei momenti di dolori acuti, riduce la sintomatologia.
  • Purtroppo faccio un lavoro da ufficio e anche se cerco di muovermi per aiutare la digestione, questo non sembra bastare, così come non basta controllare la "semplicità" dell’alimentazione (evitare fritti, cibi complessi e preferire verdure bollite, pane, frutta). Quali altri consigli dietetici seguire per prevenire una digestione lenta e difficile?
    Oltre a una dieta corretta associata a una terapia appropriata, debitamente valutata e prescritta dal medico, ci sono alcuni semplici abitudini dietetiche da seguire per ridurre i disturbi dispeptici più comuni:
    • meglio fare pasti piccoli ed eventualmente frequenti;
    • meglio masticare con cura e lentamente il cibo, ricordando sempre che la prima digestione avviene nella bocca;
    • mai coricarsi subito dopo mangiato, meglio una leggera passeggiata;
    • evitare vestiti troppo stretti o posizioni con compressione sull'addome.
  • Da qualche tempo la mia digestione, che è sempre stata lenta, è peggiorata notevolmente. Devo mangiare poco, altrimenti mi sento un gran peso allo stomaco soprattutto la sera. Di notte ho difficoltà a dormire. Potrebbe essere un problema di intolleranze o allergie alimentari?
    E’ possibile, perciò andrà valutata e verificata caso per caso la tolleranza individuale a ogni alimento.

    Oltre a eseguire un test per l’intolleranza al lattosio e al glutine, sarà opportuno fare un test di “re-challengeche consiste nell’osservare empiricamente il proprio comportamento digestivo dopo l’assunzione di ogni cibo ed eliminare per un certo periodo di tempo l’alimento che si ritiene responsabile del disturbo. Dopo un periodo di astensione, si reintrodurrà l’alimento per verificare se il disturbo si manifesta di nuovo. In caso positivo sarà utile escludere questo alimento dalla propria dieta.

    E’ bene anche ricordare che molte intolleranze sono “dose-dipendente” per cui basterà limitare nel tempo e nelle quantità l’assunzione dell’alimento o degli alimenti che inducono i fastidi digestivi, per attenuare, fino alla scomparsa, il quadro sintomatologico.
  • E' davvero difficile sopportare il gonfiore e il bruciore di stomaco tutti i giorni. E soprattutto a volte divento ansioso con attacchi di panico quando sento che lo stomaco diventa pesante...
    E’ ormai scientificamente provato che la dispepsia può avere un’origine psicosomatica, legata cioè al proprio stato emotivo.

    Infatti, le funzioni digestive sono regolate dal sistema neurovegetativo, che è molto sensibile alle stimolazioni psichiche. Lo stress provocato da attività lavorative frenetiche, che non permettono il giusto tempo per il riposo, o da forti emozioni o da viaggi lunghi e faticosiincide negativamente sui processi digestivi.

    Altrettanto negativa è l’ansia che spesso si scatena nella persona con problemi digestivi e dettata dal timore più o meno evidente, di essere affetti da una grave malattia gastrica.

    Difficile, dunque, guarire completamente e migliorare la propria qualità di vita solo con la dieta e la terapia farmacologica, se non si corregge altrettanto opportunamente il proprio stato ansioso.
  • Mi sto curando con domperidone, poiché sto anche seguendo una dieta leggera, senza grassi e bevande gassate, vorrei sapere se posso bere l’acqua Uliveto dato che è effervescente…
    L’acqua Uliveto è lievemente effervescente, ma è indicata nei disturbi gastroenterici, perché migliora la motilità viscerale.
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ULIVETO DAL 1868
LA FONTE ULIVETO
Già nel Medioevo si parlava del “Bagno Antico”, una fonte tra Pisa e Firenze da cui zampillava un’acqua così dissetante e corroborante da essere considerata una vera e propria panacea contro fatica e malanni.

Di paese in paese, i racconti dei viandanti decantavano soprattutto le qualità salutistiche di quell'acqua così benefica per l’apparato digerente. Ben presto si pensò di convogliare la sorgente in un sistema idrico che permetteva di distribuire l’acqua a tutta la popolazione in modo semplice e razionale.

I successivi ampliamenti ci portano alla metà dell’800 quando, accanto all’antica fonte, vengono finalmente inaugurate le bellissime “Terme di Uliveto” che ancora oggi sono uno dei complessi termali più importanti e frequentati d’Europa.

Nel frattempo prendeva vita la Bibliografia Scientifica Uliveto: in un suo libro del 1835 un noto medico, il Giuli, indicò chiaramente gli effetti benefici di Uliveto. Lo studio fu ripreso e studiato con grande attenzione, a cavallo del '900, da illustri clinici italiani come Grocco, Fedele e Zoja che, a loro volta, contribuirono allo sviluppo degli impianti termali.
ULIVETO OGGI
Il prodotto
L’acqua minerale naturale Uliveto sgorga dalla Sorgente omonima, nei pressi di Vicopisano in provincia di Pisa. Viene subito imbottigliata nello stabilimento di Uliveto Terme e quindi distribuita in Italia e all’estero da Co.Ge.Di International SpA di Roma.

È commercializzata nel formato da 1,5 lt. e 0,5 lt., in bottiglie PET, acquistabili singolarmente o nella confezione/fardello da 6 bottiglie. A bar e ristoranti è invece riservato il formato da 1 lt. in bottiglia di vetro, venduto nella confezione/scatola da 6 bottiglie.

Uliveto è “Acqua della Salute” perché aiuta la digestione, combatte la stipsi ed è adatta per lo sport.
Queste proprietà salutistiche sono ampiamente documentate e confermate dalla più completa bibliografia scientifica redatta su un’acqua minerale, consultabile in estratto su questo sito e per intero cliccando su www.acquedellasalute.it
ACQUA DELLA SALUTE
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Perché "Acqua della Salute"?
Tutti sappiamo che Uliveto è “Acqua della Salute” ma, in pratica, qual è il significato di un’affermazione così importante?
Uliveto è naturalmente ricca di preziosi minerali: la sua composizione unica, infatti, aiuta a digerire meglio e a vivere in forma. Lo dimostrano la più completa bibliografia scientifica redatta su un’acqua minerale e l’avallo delle più importanti Associazioni Mediche.

Per questo bere Uliveto “Acqua della Salute” è una piacevole abitudine quotidiana che, con un semplice gesto, apporta subito elementi utili al nostro organismo e aiuta a prevenire grandi e piccoli fastidi che potrebbero compromettere la salute della famiglia.
ACQUA DELLO SPORT
Ideale nello sport
Uliveto “Acqua della Salute” grazie alla sua composizione bicarbonato-alcalino-calcica, è ideale per chi fa sport perché bevuta prima, durante e dopo l’attività fisica, aiuta a mantenere più a lungo l’equilibrio idrico-minerale alterato da sforzo e sudorazione. La presenza di calcio, in particolare, contribuisce al veloce recupero di muscoli ed ossa affaticati dall’allenamento.

Uliveto dedica a tutti gli sportivi la bottiglia piccola da 0,5lt. “il formato per lo sport”.

Bevuta PRIMA, anticipa e previene il bisogno d’acqua, scongiurando l’eccessivo dispendio di minerali durante l’attività sportiva.
Bevuta DURANTE, entra rapidamente in circolo e, grazie alla combinazione di bicarbonati e calcio, riduce la formazione di acido lattico migliorando il funzionamento di tutta la muscolatura.
Bevuta DOPO, reintegra rapidamente i liquidi e i sali minerali persi con la sudorazione e aiuta il recupero muscolare correggendo la tendenza all’acidosi (produzione di acido lattico).

Uliveto è ricca di calcio biodisponibile che viene subito assorbito dall’intestino ed è fondamentale nella dieta dello sportivo perché migliora la risposta dei muscoli allo sforzo e, al tempo stesso, minimizza la “demineralizzazione ossea” dovuta all’eccessiva sudorazione.
ACQUA DELLA FAMIGLIA
Per il benessere di chi amiamo
Uliveto, per le sue proprietà salutistiche, è un’acqua che contribuisce davvero al benessere di tutta la famiglia.

Oltre a favorire la digestione, la sua composizione bicarbonato-alcalino-calcica la rende ideale per le donne e gli anziani perché aiuta la salute delle ossa. E’ adatta anche ai più giovani perché contribuisce alla reidratazione dell’organismo e al recupero muscolare, un vero sorso di vitalità per chi è sempre in movimento e disperde una gran quantità di energie.

Non dimentichiamo, poi, che il suo gusto unico e la sua effervescenza naturale accompagnano alla perfezione sia i cibi più semplici che le pietanze più elaborate.

Portare in tavola Uliveto significa prendersi cura di chi amiamo, garantendo ai nostri cari un prodotto dalle caratteristiche uniche, di qualità superiore, utile alla salute dell’organismo e al corretto stile di vita.
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