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Curiosità, consigli e approfondimenti da bere tutti d’un fiato

SENZA ACQUA LA CIVILTÀ NON AVREBBE MAI AVUTO INIZIO

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CURIOSITÀ

Lungo i fiumi nascono le prime civiltà

Da sempre la vita dell’uomo è indissolubilmente legata alla presenza di acqua. Tutti i primi agglomerati urbani destinati a durare a lungo si sono sviluppati nella vicinanze dei corsi d’acqua e tutt’oggi, da questa preziosa risorsa, dipende la qualità della vita di ogni popolo. Non a caso il termine civiltà è direttamente collegato a quello di città, entrambi derivanti dalla stessa radice latina: finché l’uomo non poteva disporre quotidianamente di acqua e cibo era costretto a spostarsi, conducendo vita nomade; è proprio grazie all’acqua, e al suo potere di fertilizzare il terreno, che nasce l’agricoltura e che l’uomo da nomade diventa sedentario. Non è un passaggio di poco conto, perché essere sedentari significa non solo avere risorse a disposizione, o comunque nelle immediate vicinanze, ma anche formare agglomerati, darsi un’organizzazione. In poche parole trasformarsi da villaggio in città o, per dirla in altri termini, dare inizio alla civiltà, cioè a tutto quell’insieme di costumi, usanze, stili di vita tipici di un popolo.

 

La Mezzaluna Fertile

Ma a quando risalgono le prima civiltà? Dove vivevano e qual era il loro rapporto con l’acqua? Per rispondere a queste domande bisogna fare un salto nel tempo di circa seimila anni. Era il 4000 a.C.: all’epoca, una particolare area geografica era conosciuta come la più fertile del mondo e per questo (e per la particolare forma a falce di luna) veniva chiamata Mezzaluna Fertile. La Mezzaluna Fertile si trovava nel Vicino Oriente e comprendeva la Mesopotamia (“terra tra due fiumi”, cioè la zona compresa tra il Tigri e l’Eufrate), l’Anatolia, la Siria, la Palestina e l’Egitto. Fu in quest’area che si svilupparono le prime civiltà della storia e anche le prime opere architettoniche legate alla presenza di acqua e al suo sfruttamento. In Mesopotamia, i Sumeri costruirono canali e dighe: quando i fiumi si ingrossavano i canali venivano aperti per far confluire l’acqua fino ai campi più distanti, mentre le dighe venivano chiuse per evitare che l’acqua inondasse le piantagioni.

 

I qanat persiani e gli acquedotti romani

A partire dal 3500 a.C. anche in Cina, lungo il Fiume Giallo, e in Egitto, lungo il Nilo, fiorirono grandi civiltà che fondarono la loro ricchezza sulla presenza di acqua. Nell’antica Cina, uno dei sistemi di canalizzazione più conosciuti era quello di Tukiangyen, che irrigava oltre 200.000 ettari di terreno. Secondo lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.), addirittura gli antichi Egizi diedero impulso allo studio dell’astronomia e della geometria con lo scopo di prevedere e governare le piene del Nilo, da cui dipendeva tutta la loro esistenza. Ma i più strabilianti sistemi di canalizzazione delle acque sono da attribuirsi all’Impero persiano (VI-IV secolo a.C.) e a quello romano (V secolo a.C. fino al I secolo d.C.). I qanat persiani erano gallerie sotterranee che incanalavano le acque montane fino alle città; ancora oggi in Iran (l’area corrispondente all’antica Persia) esistono circa 22.000 qanat: oltre 270.000 km di canali sotterranei. A Roma gli undici acquedotti che vennero costruiti a partire dal 312 a.C., e la cui estensione totale raggiungeva quasi i 500 km, erano in grado di trasportare circa un milione di metri cubi d’acqua al giorno; i resti di molti di questi acquedotti sono ancora oggi visibili in tutta la loro magnificenza.