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CURIOSITÀ

Gli Egizi, il Nilo e le irrigazioni

Una civiltà con incredibili competenze scientifiche e ingegneristiche che ha saputo “domare” l’acqua del Nilo e costruire un’economia florida grazie a questo grande fiume.

Nella storia dell’umanità gli Egizi, forse più di ogni altro popolo, devono all’acqua fortuna e potenza. Lo stesso Erodoto, importante storico greco vissuto nel V secolo a.C., nelle sue Storie, li definì «un dono del Nilo».

Siamo in Egitto, nella Valle del Nilo; qui, a partire dal 3500 a.C., in seguito ad alcuni profondi mutamenti del clima che interessarono l’Africa settentrionale e che la resero la regione arida e montuosa che è oggi, molte popolazioni si insediarono lungo le sponde e il delta del Nilo.

In quest’area l’acqua certamente non mancava – ancora oggi la portata del fiume si aggira intorno a poco meno di 3.000 metri cubi al secondo! – ma il problema principale era domarla, questa portata.

Ogni anno, infatti, nella stagione estiva, in seguito alle importanti piogge, il fiume si gonfiava tanto da oltrepassare il proprio letto e straripare, inondando tutte le terre circostanti. In autunno, quando le acque rientravano nell’alveo, ciò che rimaneva era un terreno fangoso, di colore scuro e straordinariamente fertile: il limo.

Con la sua espressione, Erodoto intendeva proprio sottolineare l’importanza straordinaria che questo fiume ebbe nell’intera storia dell’Egitto, senza il quale le piramidi, la Valle dei Re e tutto ciò che dell’Antico Egitto è arrivato fino a noi, non sarebbe mai potuto esistere.


L’acqua che unisce

Gli antichi Egizi, in un primo momento storico, quando si organizzarono in villaggi lungo le sponde del fiume, erano dediti prevalentemente all’agricoltura e alla caccia. La maggior parte erano contadini che impararono molto presto a sfruttare il ricco potere del piene.

Nel corso del tempo, infatti, pianificarono opere di bonifica degli acquitrini e delle paludi, e organizzarono sistemi di canalizzazione delle acque affinché queste potessero raggiungere anche le zone in cui l’acqua non sarebbe altrimenti riuscita ad arrivare.

Col tempo, questi canali furono utilizzati anche per la navigazione; intrecciando le piante di papiro, che crescevano copiose lungo le rive del fiume, costruivano le loro barche e con queste si spostavano da un villaggio all’altro, dando così un forte impulso al commercio e ai rapporti tra villaggi non necessariamente vicini.


Un calendario scandito dal fiume

Tutta la vita di ogni villaggio ruotava intorno al fiume, alle sue piene e ai suoi ritiri. I ritmi di ogni abitante erano scanditi dal Nilo per tutto il corso dell’anno, e a questo fu dedicata perfino una divinità, Hapi: incarnazione della fecondità portata dalle piene del fiume, simbolo di fertilità, abbondanza e di vita rinnovata.

Le tre stagioni del Nilo erano le tre stagioni degli egizi. La prima, da luglio a novembre, era quella delle coltivazioni sommerse dalle acque; la seconda, da novembre a marzo, era quella del ritiro delle acque; la terza, da marzo a luglio, era quella dei raccolti.

Il calendario era proprio organizzato secondo questa scansione, e l’inizio del nuovo anno coincideva con la prima piena del fiume.

Perfino per l’orientamento il punto cardinale di riferimento non era il nord, ma il sud, quello da cui arrivavano le piene.

Tutta la vita di questo antico popolo era scandita dall’acqua, un elemento che per essere studiato, controllato e domato, plasmò anche la cultura di quelli che un tempo erano solo contadini e che nell’arco di qualche generazione, acquisendo competenze sempre più complesse, diventarono architetti, medici, ingegneri e scienziati illuminati.


Gli Egizi, il Nilo e le irrigazioni
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