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Neonati e acqua: un rapporto speciale

L’acqua ci accompagna fin da prima della nascita, nel ventre materno. Il parto in acqua poi è il meno traumatico per mamma e bebè. Ma anche in seguito, potremmo rimanere stupiti dall’incredibile acquaticità dei neonati.

In acqua fin dal concepimento

Fin dal concepimento l’acqua accompagna la vita: l’elemento acquatico, infatti, è il primo con cui l’embrione viene a contatto, quello nel quale si sviluppa e cresce all’interno dell’utero materno. Per ben nove mesi ognuno di noi ha vissuto immerso nell’ambiente acquatico e, sebbene nessuno ne abbia memoria, l’acqua rappresenta per il neonato l’ambiente più confortevole e rilassante. Per questo motivo, sempre più donne scelgono di partorire in acqua. I vantaggi del parto in acqua sono molteplici, a partire dall’atmosfera più accogliente che si crea in sala parto.

I vantaggi del parto in acqua

Immerso nell’acqua il corpo è più leggero e continuamente massaggiato dalle piccole ondulazioni del liquido all’interno della vasca. Il contatto con l’acqua calda (generalmente tra i 36 e i 37 °C) ha un effetto rilassante sulla partoriente e questo favorisce la produzione di endorfine, importanti ormoni del benessere, il cui rilascio ha, tra i vari effetti, anche quello analgesico.

Con il corpo immerso, inoltre, i movimenti sono più fluidi e leggeri, e ciò consente alla donna di avere un ruolo più attivo durante il parto. Anche l’espulsione del neonato risulta meno traumatica perché le contrazioni sono meno dolorose e la dilatazione avviene con maggior facilità perché in acqua i tessuti diventano più elastici.

I bebè nascono già “acquatici”

Per il bambino il trauma della nascita, dato dall’uscita dall’utero e dalla presenza dell’aria, in acqua risulta attutito perché il bebè sente un ambiente simile a quello dal quale proviene. Addirittura, anche nascendo completamente immerso, il bambino non rischia di “soffocare” ingerendo acqua perché la glottide è ancora chiusa: si apre solo nel momento in cui il piccolo viene a contatto con l’aria e quindi respira.

Questa simbiosi con l’elemento acquatico accompagna il bambino anche per tutto il periodo successivo alla nascita: sebbene possa suscitare un certo timore in alcuni genitori, questi rimarranno sorpresi nello scoprire l’incredibile acquaticità del loro bebè.

In acqua insieme

Il contatto con l’acqua, rappresenta per i neonati un momento di relax e di crescita, perché in quel contesto sperimentano nuove capacità motorie che torneranno utili nella vita di tutti i giorni. La maggior parte comincia questo approccio tra i due e i tre mesi di vita, ma molti medici neonatali affermano che già pochi giorni dopo il parto, i bambini siano in grado di muoversi agevolmente in acqua.

L’intimità che poi nasce tra genitori e figli durante l’esperienza acquatica è considerata eccezionale perché mentre il bambino rivive in qualche modo le sensazioni provate durante i nove mesi nell’utero (delle quali conserva ancora una vivida memoria) il genitore lo culla in questo ambiente tanto familiare: il risultato è la creazione di una forte intimità tra genitore e figlio… un’esperienza, a detta di tutti, irripetibile.

Neonati e acqua: un rapporto speciale
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