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Cosa è la celiachia e cosa la scatena

Cos’è la celiachia e cosa la scatena?

SALUTE E BENESSERE

La malattia celiaca (o celiachia) è una malattia cronica autoimmunitaria, a predisposizione genetica, che si manifesta con l’intolleranza permanente al glutine.

Cosa significa questo? Vuol dire che, in un individuo geneticamente predisposto, il consumo di glutine porta ad un’eccessiva risposta immunitaria, che va a colpire le cellule dell’intestino tenue deputate all’assorbimento dei nutrienti. Quando queste cellule vengono attaccate perdono la loro capacità di assorbimento, causando problemi all’organismo e agli organi che patiscono la perdita di nutrienti.

Questa condizione colpisce maggiormente il sesso femminile (in misura doppia rispetto agli uomini) e circa l’1% della popolazione generale. Si stima che in Italia ne soffrano 400/600.000 Italiani, ovvero una persona ogni 100/150 abitanti.

È una condizione che può interessare l’età pediatrica, ma può insorgere con altrettanta frequenza in età adulta.

Quali sono i sintomi della celiachia?

La sintomatologia può essere confusa e variegata, poiché, come detto, interferisce con l’assorbimento dei nutrienti, le conseguenze possono risentirsi su organi e tessuti in modo diverso.

Nella maggior parte dei casi i disturbi addominali sono sfumati, talvolta assenti, e questo fa sì che il numero di casi diagnosticati sia inferiore rispetto alla reale incidenza della patologia.

I sintomi più diffusi sono diarrea, gonfiore addominale e dimagramento.

Tuttavia, uno stato anemico cronico con carenza di ferro o vitamine, ritardi mestruali, ridotta fertilità o ritardo nella crescita nell’età pediatrica, rappresentano alcuni dei problemi che devono far sospettare la possibile presenza di celiachia.

Altri sintomi possono essere:

  • Osteoporosi precoce, data dal ridotto assorbimento di calcio e carenza di vitamina D;
  • Afte nel cavo orale;
  • Cefalee e malessere generale associato a debolezza;
  • Colite, diarrea intermittente, flatulenza, crampi;
  • Aumento delle transaminasi.

Come si diagnostica la celiachia?

La conferma della presenza di malattia celiaca si avvale di mezzi diagnostici a partire dagli esami di laboratorio.
In presenza di una positività anticorpale, la conferma diagnostica finale avviene attraverso l’esame istologico, ottenuto da biopsie duodenali in corso di gastroscopia.

Tuttavia, le diagnosi di celiachia non sono ancora sufficienti e molti pazienti ottengono una diagnosi tardiva o la sfuggono del tutto. Si stima addirittura che almeno 300.000 Italiani convivano ogni giorno con la celiachia senza esserne a conoscenza.

Per questo motivo è importante uno screening della malattia in soggetti a rischio. Tra questi i più importanti sono i familiari di primo grado dei celiaci.

Qual è la terapia per chi soffre di celiachia?

La terapia è semplice: vanno esclusi per tutta la vita dalla dieta i cibi contenenti glutine e sostituiti con prodotti analoghi aglutinati.

Sono permessi riso, carne, pesce e verdure. L’alta incidenza nella popolazione di questa condizione ha reso ormai disponibili ovunque prodotti alimentari, di ottima qualità, privi di glutine e oggi anche molti ristoranti prevedono un percorso alimentare dedicato ai celiaci.

Resta inoltre fondamentale mantenere l’organismo costantemente idratato, prediligendo l’assunzione di un’acqua che possegga un equilibrato contenuto di minerali in grado di giovare al buon funzionamento gastrointestinale e all’assorbimento dei cibi ingeriti. Uliveto, con i suoi preziosi minerali, facilita l’assorbimento intestinale delle sostanze nutritive.

L’aderenza rigorosa alla dieta aglutinata (priva di glutine) è fondamentale per il controllo della malattia e per evitare complicanze che possono essere serie, come l’osteoporosi, carenze vitaminiche severe, l’infertilità e, seppure raramente, il rischio di tumori.

È certamente più complesso educare gli adolescenti celiaci al rigido rispetto della dieta aglutinata, per questo è bene prevedere un’informazione adeguata e completa, sia per rassicurare sulla sicurezza della dieta, che per sottolineare i rischi relativi a possibili trasgressioni.

Recentemente una nuova condizione, diversa dalla malattia celiaca, è diventata particolarmente nota anche attraverso gli organi di informazione e i social network: l’intolleranza al glutine non celiaca.

A differenza della celiachia, questa condizione non può essere diagnosticata da test specifici e va affidata esclusivamente ad una anamnesi alimentare, prevedendo anche in questo caso l’eliminazione del glutine (che può essere anche non assoluta nel tempo), che dovrebbe così portare ad eliminare del tutto i disturbi.
La sua frequenza nella popolazione non è nota con precisione e pertanto rischia di essere una condizione sopravvalutata.

Proprio per questo bisogna fare attenzione alle cosiddette diete “fai da te” intraprese per presunte intolleranze alimentari, in realtà non presenti. È bene ricordare infatti che il glutine non è una sostanza di per sé pericolosa per i soggetti sani.

Questo percorso conoscitivo va comunque fatto con uno specialista (gastroenterologo e dietologo) e vanno evitate diete di eliminazione incongrue e non giustificate, dettate spesso da “mode” del momento, con possibili serie conseguenze sul piano nutrizionale.