Quanto calcio assumi?

Ovviamente non parliamo di partite alla Tv, ma del minerale maggiormente abbondante nel nostro organismo!

Il calcio non solamente è essenziale per la formazione e per il rafforzamento dello scheletro (che è esso stesso la riserva più preziosa di questo elemento all’interno del corpo), ma è anche necessario per supportare diverse altre funzioni del corpo, come la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare, la moltiplicazione delle cellule e molto altro.

Per questo è di grande utilità non solo garantirne il giusto apporto, ma anche conoscere quanto siamo abituati ad assumerne con le nostre abitudini alimentari.

Infatti la carenza di calcio è più diffusa di quanto crediamo e raramente ci si preoccupa di valutare questo aspetto della propria salute in relazione all’alimentazione.

Ad esempio: tu sapresti dire di quanto calcio hai bisogno?

Prima di capire quanto calcio assumere è necessario capire di quanto effettivamente se ne necessita. Perché la quantità varia con il variare dell’età e delle fasi della vita.

Il calcio è infatti un elemento chiave nella fase della crescita, durante la gravidanza e l’allattamento, dopo i quarant’anni e per le donne dopo la menopausa.

Come si fa a capire se il nostro organismo ci chiede più calcio?

Interpretare correttamente i sintomi non è sempre semplice. Una mancanza di calcio ad esempio può provocare insonnia, nervosismo, crampi muscolari, aritmie, carie. In casi estremi la carenza di calcio può portare anche a fratture da osteoporosi. Sono disturbi molto diversi fra loro, che raramente mettiamo in relazione con la carenza di un minerale naturale.

Tutto ciò potrebbe essere evitato dedicando la giusta attenzione all’assunzione di alimenti che lo contengono, partendo appunto dalla valutazione del quantitativo che occorre introdurre.

Ma quali sono i cibi che maggiormente ci aiutano a soddisfare il fabbisogno di calcio?

Ovviamente è risaputo il ruolo che rivestono in questo campo il latte e gli altri prodotti caseari, ma esistono molte altre fonti a cui attingere.

Infatti acqua e vegetali sono in grado di fornire calcio tanto quanto il latte e i suoi derivati.

Per quanto riguarda le verdure citiamo quellea foglia verde, come cicoria catalogna, cime di rapa, rucola e lattuga, gli agretti e poi i broccoli, il sedano da costa, il finocchio, i cavoli e i porri.

A seguire si può individuare il calcio nella frutta, nei cereali, nel pesce e nella carne. È bene però confrontarsi con un nutrizionista per approfondire questi aspetti, perché non tutti gli alimenti forniscono calcio immediatamente biodisponibile (ovvero utilizzabile dall’organismo).

Anche l’acqua ha un ruolo importante, in particolar modo l’Acqua Uliveto, che contiene circa 200 mg/l di calcio (e in questo caso sì, parliamo di un calcio immediatamente biodisponibile).

Per calcolare se stai effettivamente assumendo la quantità necessaria di calcio per il tuo organismo in questa precisa fase della vita ti invitiamo a “giocare” con il CALCOLATORE DI CALCIO disponibile sul sito della FIRMO (Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso) CLICCANDO QUI:  https://www.fondazionefirmo.com/content/calcium-calculator

Non dovrai far altro che rispondere alle domande che il calcolatore ti porrà e attendere la risposta che ti guiderà nella giusta direzione per aiutare il tuo corpo a stare meglio ed essere più forte e sano.

Allergie ed intolleranze alimentari, facciamo chiarezza!

Si parla sempre più spesso di allergie e intolleranze alimentari, quali sono le differenze fra queste due reazioni?

L’allergia alimentare, nelle sue manifestazioni extradigestive, è la causa del 30-40% delle dermatiti atopiche del bambino o di una certa percentuale delle crisi di asma.

La comparsa di un’allergia è dovuta alla produzione di anticorpi (detti IgE) diretti ad attaccare uno o più allergeni alimentari.

La capacità di produrre questo tipo di anticorpi, definita anche atopia, dipende da un fattore genetico. Le sensibilizzazioni più frequenti sono quelle ad: arachidi, frumento, granchio, prezzemolo, soia, pomodoro, sedano, proteine del latte vaccino, merluzzo, albume d’uovo etc.

Come si fa la diagnosi?

Tramite l’individuazione di IgE nelle feci (la loro presenza nelle feci in assenza di parassitosi intestinale e di emorragia digestiva indica una allergia alimentare);

con il dosaggio plasmatico delle IgE totali, ma soprattutto delle IgE specifiche dirette contro i più frequenti allergeni,

con test cutanei (prick test), che però sfortunatamente danno anche risultati falsi negativi e falsi positivi.

Ai fini diagnostici particolarmente accurata deve essere l’anamnesi cioè l’indagine analitica del medico su tutte le informazioni personali raccolte dal paziente.

A tale proposito si deve ricordare che la familiarità è un fattore di rischio e che a volte insorgono contemporaneamente manifestazioni allergiche extradigestive (esempio orticaria ed eczema) con patologie gastroenteriche (colon irritabile).

La terapia si basa essenzialmente sull’esclusione dalla dieta del o degli alimenti allergizzanti.

Non sempre, però, è possibile individuare tutti gli alimenti verso cui si manifesta l’allergia: in tali casi, oltre alla dieta, è indicato associare l’uso di antistaminici H1 e farmaci antidegranulanti.

Successivamente, iniziando con piccole quantità e sempre sotto copertura farmacologica, si possono reintrodurre gli alimenti allergizzanti, uno alla volta: in tale maniera si realizza una immunoterapia per via digestiva.

Al contrario dell’allergia, l’intolleranza non è riferibile ad un meccanismo immunologico, ma è un fenomeno di reazione ad un alimento che si riproduce ogni volta che se ne viene a contatto. Il meccanismo che ne è alla base è in genere riconducibile ad un alterato assorbimento o metabolismo di alcuni nutrienti, con conseguente accumulo intestinale di sostanze in grado di suscitare reazioni avverse. 

Come conseguenza il quadro clinico è caratterizzato prevalentemente da disturbi intestinali quali diarrea, meteorismo, flatulenza, dolori addominali, sintomi che sono sovrapponibili a quelli di un colon irritabile, dove il ruolo degli alimenti è controverso e non riproducibile, essendo il pasto di per sé un fattore scatenante di sintomi, a prescindere dal tipo di alimento ingerito.

Alla base dell’intolleranza ci sono quindi i seguenti meccanismi patogenetici:

carenza enzimatica (deficit di lattasi) nel caso del lattosio, aumentato carico di zuccheri semplici (fruttosio e sorbitolo per esempio) che superano la capacità assorbitiva dell’intestino o presenza nel cibo di sostanze irritanti come fibre vegetali e zuccheri più complessi (i cosiddetti FODMAP).

L’intolleranza ai carboidrati si può diagnosticare con il Breath test all’idrogeno, che è un’indagine sicura e molto facile da eseguire. Non c’è invece un test specifico per fare diagnosi di intolleranza ai FODMAP, salvo una accurata anamnesi.

La terapia dipende dal tipo di composto considerato. Nel caso di sorbitolo e fruttosio è sufficiente ridurre la quantità giornaliera ingerita. Riguardo al lattosio, non è consigliabile eliminare latte e latticini per il rischio di osteopenia e osteoporosi. Vanno invece preferiti latticini stagionati o delattosati o farmaci che contengono lattasi in presenza di latticini freschi. Nel caso dei FODMAP, dopo una iniziale esclusione dalla dieta dei vari componenti, è prevista una loro graduale reintroduzione nel regime dietetico.

Come è meglio comportarsi se si è affetti da allergie o intolleranze alimentari?

Ecco qualche consiglio pratico:

  • Avere sempre a portata di mano la documentazione dell’allergia;
  • portare sempre con sé farmaci antiallergici;
  • abolire i cibi verso cui è documentata l’intolleranza;
  • seguire un regime di vita sano, regolare, non stressante;
  • evitare grosse fatiche fisiche;
  • non assumere cibi o preparati alimentari contenenti sostanze di cui non si conosce l’esatta preparazione e/o composizione;
  • non consumare alimenti conservati;
  • consumare possibilmente solo alimenti freschi, evitando cibi confezionati, specie se surgelati;
  • non abusare di dolciumi, legumi e fibre vegetali (in caso di dolore e meteorismo).

Non dimentichiamo che bere acqua influenza positivamente il metabolismo aiutando il sistema immunitario. Uliveto, Acqua della Salute, favorisce i processi digestivi, stimola la funzionalità depurativa intestinale ed è una risorsa per il benessere del tuo corpo.

Il trattamento della stipsi cronica funzionale

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La stipsi cronica funzionale consiste nell’incapacità o difficoltà di svuotare con regolarità l’intestino (meno di 2-3 evacuazioni alla settimana).

Evacuazioni molto diradate ed espulsione difficoltosa sono sintomi tipici in caso di stipsi.

Questo disturbo è piuttosto frequente, dal momento che interessa dal 10 al 20% della popolazione mondiale, preferendo il sesso femminile e l’età avanzata.

Tale condizione ha inoltre un forte impatto negativo sulla qualità della vita e può anche comportare conseguenze sulle relazioni sociali e sulla attività lavorativa.

Ma quali sono le cause della stipsi? Le cause della stitichezza possono essere diverse, a cominciare dalla dieta sbilanciata, carente di fibre (frutta e verdura, cereali integrali). Importante anche il ruolo dell’acqua, perché la disidratazione, che si verifica quando non viene garantito il corretto fabbisogno idrico giornaliero, può provocare stipsi.

Le cattive abitudini alimentari hanno una ripercussione anche in questo aspetto della nostra salute, poiché un uso eccessivo di alcol e caffè, ad esempio, non aiutano la regolarità intestinale.

Si annovera tra le cause di questo frequente disturbo anche un’altra cattiva abitudine: la sedentarietà.

Per risolverla può bastare anche molto poco, come andare a piedi in ufficio, evitare di prendere l’ascensore, praticare un’attività fisica, anche leggera, purché costante, come la camminata veloce, che stimola la muscolatura addominale.

Persino l’ansia, la tendenza a trattenere le emozioni, il non ascoltare le “chiamate” dell’intestino, etc. diventano cause meramente fisiologiche.

Per le donne un periodo arduo per la regolarità intestinale è senza dubbio la gravidanza.

Non va infine dimenticato che malattie serie, come il diabete o disturbi della tiroide, – e l’effetto collaterale di alcuni farmaci -possono provocare la stipsi.

Il trattamento iniziale della stitichezza è di facile attuazione e consiste nel correggere le abitudini alimentari e sportive:

  • 4 porzioni di frutta e verdura al giorno;
  • prediligere carni bianche e pesce;
  • carne rossa non più di una volta a settimana;
  • evitare bevande alcoliche.
  • svolgere un’adeguata attività fisica con passeggiate o altra attività aerobica almeno 4 volte alla settimana.

È dimostrato inoltre che una dieta ad alto contenuto di acqua e fibre vegetali rappresenta un rimedio efficace per risolvere la maggior parte delle disfunzioni intestinali che comportano stipsi.

Bere fino a 2 litri di acqua al giorno, in individui che consumano una dieta ricca di fibre, migliora ulteriormente la funzionalità intestinale comportando un aumento della frequenza delle evacuazioni e la riduzione del consumo di lassativi.

A questo proposito è noto che le acque minerali bicarbonato-alcaline, ad aumentato contenuto di solfati, come Uliveto, hanno un impatto favorevole sulla stipsi.

Fibre ed acqua non possono essere considerate la cura per tutti i pazienti.

Se la stitichezza persiste bisogna rivolgersi al gastroenterologo, che dovrà escludere eventuali malattie. Pochi sono gli esami utili in questa condizione. Tra questi il dosaggio degli ormoni tiroidei (un ipotiroidismo può essere associato a stipsi) e la calcemia.

Tra gli esami strumentali la colonscopia risulta indicata nei soggetti di età superiore ai 50 anni o in presenza di altri sintomi di allarme, come la presenza di sangue nelle feci o in caso di familiarità per tumori del colon. Negli altri casi la colonscopia non è necessaria.

Importanza dell’idratazione negli anziani

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Quando si diventa anziani?

Beh su questo una risposta esatta non c’è, poiché la qualità della vita è molto migliorata nel tempo. Una dominante cultura del benessere e i progressi della scienza portano le persone a vivere meglio e più a lungo.

L’innalzamento dell’età media ha quindi determinato anche un innalzamento dell’età per la quale si definisce anziana una persona.

Gli studi scientifici, che si occupano di analizzare i soggetti anziani, considerano una forbice che va dai 65 ai 76 anni.

“Sentirsi vecchi” ed “essere vecchi” sembrano essere due cose distinte, ma nonostante tutto la natura fa il suo corso e detta i suoi tempi.

Quel che ci insegna la natura, infatti, è che con l’avanzare dell’età si assiste ad una ridotta risposta dell’organismo agli stimoli a cui era sempre stato abituato.

Ad esempio gli anziani avvertono molto meno la sete, pertanto rischiano di incorrere nella disidratazione. Ed è di questo che vogliamo scrivere oggi.

Quando si è meno giovani e si sta superando l’età adulta, diventa sempre più difficile idratarsi a sufficienza e con continuità.

Negli anziani, giovani, adulti bere assume i contorni di un’attività complessa, dove sono coinvolti sia fattori fisici che psichici.

Esistono tutta una serie di regole atte a mantenere la giusta idratazione, onde evitare che sempre più frequentemente i pronto soccorso e le corsie di ospedale siano chiamati a confrontarsi con soggetti disidratati.

L’insufficiente mantenimento di una giusta idratazione per via orale rappresenta quindi una problematica sempre attuale, che provoca per prima cosa una riduzione del livello tessutale di sodio: l’ipotermia, di cui è facile accorgersi attraverso sintomi banali e facilmente individuabili.

Parliamo di sottigliezza della pelle, lingua secca, diminuzione del peso corporeo e della quantità giornaliera di urine; a tutto ciò si aggiunge la variazione di alcuni parametri come la riduzione dell’ematocrito e del peso specifico delle urine e al contrario l’aumento dell’azotemia e della creatinina, fattori indicativi dell’insufficienza renale.

Poiché ci stiamo riferendo a soggetti meno responsabili o che sono comunque indotti spontaneamente a non bere a sufficienza, devono essere i familiari o chi se ne prende cura, ad assumersi l’onere del problema (sempre sotto sorveglianza medica).

Per mantenere un corretto equilibrio idrico anche in chi ha raggiunto la terza età, ricordiamo di:

1. Assicurarsi dell’assunzione quotidiana di almeno 1,5/2 litri di acqua, tenendo conto che circa il 20% viene ingerito con gli alimenti.

2. Evitare gli alcolici).

3. Somministrare un’acqua minerale che contenga in quantità ottimale i soluti principali da reintegrare, sodio e calcio, in modo da ottenere il doppio effetto sul bilancio idrosalino.

4. Individuare precocemente segni e parametri di disidratazione.

5. Ricorrere al ricovero ospedaliero in caso di sospetta disidratazione.

Va ricordato inoltre che soggetti anziani vanno incontro alla demineralizzazione ossea (osteoporosi), pertanto è assolutamente necessario introdurre con la dieta il calcio, minerale che mantiene in salute le ossa.

Per questo è importante seguire una corretta alimentazione con cibi ricchi di calcio, come il latte, lo yogurt, alcuni tipi di pesce e verdure.

Senza dimenticare che due litri di acqua Uliveto contengono circa 400 mg di calcio, vale a dire il 50% del valore nutritivo di riferimento, pari a 800 mg al giorno.

Ecco dunque che l’acqua diventa, anche nella terza età, un prezioso alleato di salute e benessere.

Parliamo di reflusso gastro-esofageo: sintomi e prevenzione

Il reflusso gastro-esofageo è causato da un anormale reflusso del contenuto gastrico nell’esofago. Che sia lieve e occasionale oppure persistente e severo, il reflusso incide negativamente nella qualità della vita quotidiana di chi ne soffre.

Questo disturbo provoca conseguenze sia da un punto di vista fisico (malessere), sia da un punto di vista sociale, per il timore di cenare fuori, mangiare o bere con gli amici.

Se non curato, il reflusso gastro-esofageo può diventare un vero e proprio fattore di rischio per lo sviluppo di gravi patologie, perciò è bene tenerlo sotto controllo, sia con abitudini sane, che con il supporto di medici specialisti.

I sintomi più frequenti sono: bruciore, che sale dalla bocca dello stomaco fino alla gola; rigurgito; acidità; eruttazioni ripetute.

Sintomi che ricorrono solitamente dopo i pasti, soprattutto se sono stati abbondanti.

Ci sono anche altri tipi di sintomi, che possono essere più difficilmente riconosciuti, poiché diventa complesso capire l’origine del dolore.

Parliamo di quei casi in cui ad esempio il paziente avverte un forte dolore al petto, al braccio o al collo…tutti segnali che fanno comunemente pensare ad un infarto.

A dimostrare che il “colpevole” è invece il reflusso gastro-esofageo ci pensano gli esami clinici, che rivelano la causa nelle sostanze chimiche, in particolar modo nell’acido contenuto nei succhi gastrici, che irritano i nervi dell’esofago (gli stessi che innervano il cuore causando il dolore al torace).

Il reflusso gastro-esofageo può essere anche causa di disturbi respiratori, singhiozzo continuo, bronchite asmatica, nonché disturbi otorino-laringoiatrici, e persino di perdita dello smalto dentale.

Cosa provoca dunque il reflusso gastro-esofageo?

Ebbene si ha il reflusso quando i succhi gastrici risalgono la parete dell’esofago.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso e diventa una malattia solo quando gli episodi sono frequenti e irritativi.

Il corpo umano è notoriamente dotato di meccanismi che lo difendono naturalmente e ciò vale anche in questo caso, infatti l’esofago è posizionato in modo da favorire la forza di gravità.

Quando infatti siamo in posizione eretta la gravità aiuta a respingere in basso il reflusso, neutralizzandone l’acidità. Anche la saliva e la deglutizione lavorano in questa stessa direzione. Purtroppo è durante il riposo notturno che le cose si complicano, poiché il reflusso permane per lungo tempo nell’esofago provocando i danni maggiori, infiammando la mucosa esofagea, fino a provocare (nei casi più gravi) lesioni o ulcerazioni.

Lo stile di vita e una cattiva alimentazione, per quanto non siano causa della malattia, possono accentuare i sintomi e dare complicanze.

Come ben si sa, fumo ed alcool sono dannosi per molti aspetti della nostra salute, non ultimo perché irritano l’esofago e stimolano la secrezione gastrica.
Un’altra “minaccia” è dettata dai cibi ricchi di grassi animali, dalle fritture, dalla caffeina.

Bisogna inoltre preoccuparsi di assumere i cosiddetti “cibi buoni”:
come la frutta (ad eccezione degli agrumi), la verdura, i legumi, l’olio extra vergine di oliva ed il pane integrale.

Occorre inoltre – con l’assistenza professionale di un medico – fare attenzione ai farmaci che si assumono e che potrebbero causare bruciori di stomaco.

Non vanno tralasciate le buone abitudini, che favoriscono il benessere anche dell’esofago. Tanto per cominciare controllare il peso, perché i chili in eccesso possono fare pressione sull’addome, spingendo in alto lo stomaco e causando il reflusso acido.

Quindi regola numero uno: mantenere il peso forma.

Privilegiare alimenti ricchi di fibre e proteine ed evitare cibi piccanti e speziati. Evitare anche aglio, cipolla, agrumi, pomodori, cioccolato, tè e caffè, nonché le bevande gassate e alcolici.

È altresì importante:

  • mangiare poco e spesso;
  • non sdraiarsi subito dopo aver mangiato;
  • dormire con il busto leggermente sollevato;
  • fare attività fisica regolare (mai dopo i pasti);
  • evitare di indossare abiti troppo stretti in vita.

E l’acqua?
L’acqua anche in questo caso svolge un ruolo importante.
Bere molta acqua infatti aiuta a diluire i cibi.

Le acque minerali carbonate vengono generalmente utilizzate nell’ambito di disordini digestivi, poiché è stato osservato che queste acque migliorano gli indici funzionali di svuotamento gastrico, di svuotamento colecistico e i tempi di transito intestinale nei pazienti dispeptici e affetti da stipsi.

Dallo studio “La malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE): terapie convenzionali e non convenzionali” (Unità Operativa di Gastroenterologia ASL Viterbo, Università Cattolica del S. Cuore, Roma) è emersa l’efficacia dell’acqua ad alto contenuto di carbonati – come Acqua Uliveto – nell’attenuare i sintomi legati ad alterata motilità del tratto digestivo superiore.

Calcio, il minerale indispensabile per la crescita

La formazione dello scheletro avviene durante l’infanzia e l’adolescenza, determinando quella che sarà la salute delle ossa per tutta la vita.

Nelle fasi di sviluppo, infatti, le ossa crescono in dimensione e in resistenza, ed è proprio in questo momento che si pongono le basi per la salute dello scheletro, dalla giovinezza alla terza età.

La crescita in altezza di un individuo si conclude in genere alla fine dell’adolescenza, ma le ossa continuano ad accumulare forza e densità fino al cosiddetto “picco di massa ossea”, che avviene poco dopo i 20 anni.

Seguire uno stile di vita sano e alimentarsi correttamente, fino al raggiungimento del picco di massa ossea, aiuta ad accumulare una maggiore quantità di massa ossea e ad assicurarsi una migliore qualità dell’osso per il resto della vita.

La crescita dello scheletro non avviene però in modo costante e regolare durante infanzia e adolescenza.

Ci sono infatti due periodi critici che sono più importanti degli altri.

Il primo va dalla nascita fino ai due anni, quando lo scheletro si accresce in maniera rapidissima; il secondo è quello della pubertà e va approssimativamente dagli 11 ai 14 anni nelle ragazze, e dai 13 ai 17 anni nei ragazzi.

Durante la pubertà, la velocità di accumulazione ossea nella colonna vertebrale e nell’anca aumenta di circa cinque volte!

In questo periodo, le ragazze accumulano una quantità di tessuto osseo che è quasi uguale alla quantità che verrà persa nei 30 anni successivi alla menopausa:

ecco perché è fondamentale che l’osso creato in questo periodo sia particolarmente compatto e robusto!

Si è stimato che un osso sano e ben formato al momento del raggiungimento del picco di massa ossea può ritardare anche di tredici anni la comparsa dell’osteoporosi nella terza età! E questa sembra essere davvero una notizia di fondamentale importanza se pensiamo al benessere dei nostri figli.

Per formare ossa sane è indispensabile fornire all’organismo corrette dosi di calcio attraverso l’alimentazione. Come abbiamo visto il fabbisogno di calcio è dunque particolarmente elevato durante il periodo di rapida crescita degli adolescenti.

il calcio si trova in alcune verdure verdi (bieta, spinaci), nei pesci (come le sardine) e nella frutta a guscio, ma le fonti più abbondanti di calcio restano gli alimenti lattiero-caseari (latte, yogurt, formaggio). Pensate che fino all’80% dell’introito di calcio nei bambini dopo il secondo anno di vita proviene da prodotti lattiero-caseari.

Al giorno d’oggi però i bambini non consumano più latte e latticini a sufficienza, per questioni di moda, di gusto (troppo spesso le bevande zuccherate sostituiscono il latte della colazione) o di salute (nel caso di intolleranza al lattosio).

Un modo per fornire ai più piccoli parte del calcio di cui hanno bisogno è offrire loro acqua calcica, ovvero quell’acqua che contiene più di 150 mg di calcio per litro (il dato è reperibile nell’etichetta).

Il calcio contenuto nell’acqua è infatti altamente assimilabile, il che vuole dire che è immediatamente utilizzabile dall’organismo, e l’acqua calcica, che ne è particolarmente ricca, è considerata un vero e proprio alimento.!

Offrire, al momento dei pasti o per accompagnare la merenda, acqua calcica come Uliveto è un ottimo modo per aiutare le ossa dei nostri figli a crescere sane e robuste.

Acque minerali e stomaco attivo

Il web è pieno di leggende, miti e rituali incerti che contribuiscono a confondere le persone, portandole spesso ad assumere comportamenti sbagliati. Questo accade con sempre più diffusione per quanto riguarda le abitudini alimentari, laddove sedicenti esperti contribuiscono a incoraggiare false credenze.

È dunque ora di fare un po’ di chiarezza in merito ad un comportamento sano che è bene ristabilire nelle nostre pratiche quotidiane: BERE DURANTE I PASTI È UNA NECESSITÀ FISIOLOGICA. 

Questo semplice accorgimento è infatti indispensabile sia per una distribuzione razionale della quantità giornaliera di acqua da assumere, sia per l’opportunità offerta di portare a un livello ottimale il rapporto funzionale stomaco-cibi, che si rende necessario durante i pasti principali.

Questa convinzione si basa su alcuni principi inoppugnabili:

1. La progressione del bolo alimentare solido attraverso l’esofago si giova della spinta verso il basso conferita dall’acqua che si beve;

2. la diluzione nello stomaco del cibo ingerito favorisce l’azione digestiva del succo gastrico;

3. la diluzione assicura anche, sempre da parte dello stomaco, una più agevole azione motoria di rimescolamento e progressione del cibo nell’intestino.

D’altro canto è stato documentato che la qualità dell’acqua ingerita può migliorare la funzione dello stomaco attraverso la così detta carbonazione.

Che cos’è la carbonazione? È il processo chimico che avviene quando anidride carbonica (CO2) e idrocarbonato (H2CO3) entrano in contatto con l’H20, in un giusto rapporto è una condizione prerogativa solamente di certe acque minerali. Mentre H2CO3 è disciolto, gran parte del CO2 rimane allo stato gassoso, conferendo una tipica effervescenza che l’acqua possiede fin dal prelievo alla sorgente. Questo livello di carbonazione è in grado di ridurre i tempi di svuotamento dello stomaco con accelerazione del transito, in questo modo contribuisce ad ovviare ai relativi disturbi digestivi (comunemente conosciuti con il termine: dispespsia).

In effetti è soprattutto la ipomotilità gastrica (ovvero la minor capacità contrattile dell’esofago) a condizionare il senso di pesantezza tipicamente sperimentato dopo l’ingestione di alimenti inadeguati o in quantità eccessiva rispetto alle abitudini individuali; questa sgradevole sensazione è stato dimostrato che può essere rimossa con la scelta di un’acqua con le caratteristiche pocanzi descritte, proprio come acqua Uliveto.

Non va dimenticato un altro importante vantaggio dato dall’accelerazione del cibo nel transito gastrico, ovvero quello di rendere più facile l’assorbimento intestinale di sostante nutritizie e oligominerali.

Un ulteriore effetto positivo della carbonazione, da non considerare affatto secondario, è quello esplicato dalla percezione di CO2 a livello sensoriale, che è stato dimostrato può rappresentare un approccio favorevole alla digestione.

Esistono dunque prove scientifiche che dimostrano che un equilibrato grado di carbonazione può facilitare il tempo gastrico della digestione

Anche l’intestino risente positivamente del contributo offerto da acque minerali contenenti solfato di magnesio e sufficiente grado di carbonazione. 

Questo è un aspetto importante, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui sempre più persone soffrono di pigrizia intestinale dovuta ad abitudini che accelerano sempre più il nostro stile di vita. Quante volte ormai la mattina usciamo di casa troppo di corsa? Trascorriamo sempre più tempo seduti in macchina, oppure davanti al computer, dedicando poco tempo al movimento. Assumere liquidi è funzionale al miglioramento anche questo ambito del nostro benessere. L’idratazione ottimale è infatti condizione necessaria per favorire le funzioni intestinali. 

Quindi non date retta a sedicenti esperti dell’ultima ora, bere durante i pasti fa bene, aiuta a digerire meglio e un’acqua minerale naturalmente carbonizzata partecipa al processo di digestione ed evacuazione.

Acqua minerale e calcio: un aiuto per chi è intollerante al lattosio

Le ossa ci sostengono, ci permettono il movimento, proteggono i nostri organi: è dunque indispensabile mantenerle in salute più a lungo possibile. 

Purtroppo, con l’avanzare dell’età si manifesta frequentemente l’osteoporosi, che rende l’osso sottile e fragile, e soggetto a fratture anche se sottoposto al minimo urto. 

Per costruire ossa sane nel periodo della crescita e poi per mantenerle in salute più a lungo possibile, occorre sempre avere a disposizione le “materie prime” di cui il nostro corpo necessita per fabbricare, e conservare nel tempo, un osso sano. 

Si tratta essenzialmente del calcio, della vitamina D e delle proteine: sono queste le basi fondamentali che non dobbiamo mai far mancare al nostro organismo

Mentre la vitamina D è prodotta per la maggior parte a livello epidermico durante l’esposizione al sole, calcio, proteine e oligoelementi sono introdotti attraverso l’alimentazione. La salute dello scheletro quindi pone le sue fondamenta in un’alimentazione corretta e completa: introdurre i giusti nutrienti aiuterà nell’infanzia e nell’adolescenza a sviluppare uno scheletro forte e, a partire dall’età adulta, a mantenere le ossa sane più a lungo possibile.

Una delle fonti primarie di calcio è senz’altro costituita da latte e latticini, il loro consumo regolare assicura un discreto introito di calcio, generalmente sufficiente a garantire nel tempo la salute delle ossa. Non tutti però ne consumano in quantità ottimali. 

Una forte riduzione nel consumo di latte e latticini si osserva per esempio in chi conduce diete ipocolesterolemizzanti, in questo caso spesso latte e derivati sono i primi alimenti ad essere eliminati dalla dieta. Altre categorie che tendono ad eliminare o escludere i latticini nel comune regime alimentare sono gli anziani e, purtroppo, i più giovani, che sempre più spesso sostituiscono bevande zuccherate al latte. 

Ci sono poi categorie di persone che devono forzatamente eliminare dalla dieta latte e derivati: infatti chi soffre di intolleranza al lattosio, essendo privo dell’enzima lattasi, non può digerirli ed è costretto a ridurne drasticamente il consumo, se non ad eliminarli del tutto dalla propria dieta. Come conseguenza in questi casi si va spesso incontro a carenza di calcio. 

Come rimediare? Forse non tutti conoscono l’importanza che può avere l’apporto di acqua minerale con un buon tenore di calcio in tali situazioni

Un’acqua minerale che contiene circa 200 mg/l di calcio, come Uliveto, partecipa all’integrazione del fabbisogno di calcio giornaliero per la salute delle ossa. Leggere l’etichetta è dunque importante per capire quale sia il tipo di acqua che è più utile alla nostra salute. Il calcio contenuto nell’acqua inoltre è immediatamente biodisponibile ed è quindi subito utilizzabile da parte dell’organismo. 

Bere acqua minerale con un buon tenore di calcio è pertanto di grande aiuto per chi, soffrendo di intolleranza al lattosio, si trova nella condizione di non poter assumere latticini, ma è anche utile per tutti coloro che, per motivi di gusto o scelta alimentare, non consumano una quantità sufficiente di questi alimenti.

L’acqua Uliveto non aiuta a digerire le cattive notizie, ma è ottima per difenderti dalla cattiva digestione!

Se quel peso sullo stomaco che ti impedisce di digerire è causato dalle preoccupazioni, non c’è acqua che possa salvarti, ma se quel fastidioso peso lo senti dopo aver mangiato, se avverti una sensazione di pienezza anche dopo molte ore dal pasto, accusi difficoltà a prendere sonno e soffri di gonfiore e dolore alla bocca dello stomaco, proprio sotto lo sterno, allora questi sono tutti sintomi di una cattiva digestione in corso, clinicamente detta dispepsia. E in questo caso l’acqua che scegli può davvero aiutarti a digerire meglio.

È stato calcolato che oltre il 40% degli italiani abbia avuto, almeno una volta, difficoltà e disturbi dopo aver mangiato. Ciò accade perché un processo complesso e delicato come la digestione può incepparsi, soprattutto se si seguono abitudini e stili di vita sbagliati o se è presente qualche patologia fino a quel momento misconosciuta.

Sia il fumo che l’alcol possono complicare la digestione, ma questo può avvenire anche se si mangia a orari irregolari o se si va a dormire troppo presto dopo il pasto.

Anche un’alimentazione fatta in prevalenza di grassi o dolci influisce sulla cattiva digestione ed è nota l’associazione tra disturbi gastrici, vita sedentaria ed obesità!

È importante sottolineare che tali disturbi possono talvolta nascondere patologie più o meno serie all’origine delle difficoltà digestive. La presenza di un bruciore o dolore alla bocca dello stomaco possono infatti indicare una gastrite o un’ulcera.

Anche i farmaci, ed in particolare degli anti-infiammatori come aspirina e derivati, possono causare disturbi digestivi non necessariamente importanti, ma talvolta possono provocare complicanze serie, come emorragie digestive.

In definitiva, per curare questi disturbi digestivi vanno prima evitate quelle abitudini dannose come il fumo e l’alcool, va corretto il sovrappeso e vanno evitati farmaci potenzialmente pericolosi.

L’alimentazione deve essere corretta e comprendere frutta e verdura, con pochi grassi ed è raccomandata un’adeguata introduzione di liquidi.

È stato dimostrato che acque minerali bicarbonato-calciche possono migliorare i sintomi dispeptici ed accelerare lo svuotamento del cibo dallo stomaco.

Uno studio scientifico, condotto dall’Università Federico II di Napoli, ha dimostrato che una lieve disidratazione in atleti dispeptici può peggiorare i sintomi gastrointestinali indotti dall’attività fisica e che un’adeguata reidratazione, specialmente con acqua bicarbonato calcica Uliveto, è in grado di migliorare i disturbi che seguono l’esercizio fisico, “colpevole” di aver acutizzato dolori addominali da dispepsia.

È per questo che Uliveto aiuta a digerire meglio.

L’osteoporosi si combatte a tavola

Avere cura delle proprie ossa non è un’esigenza solamente di chi si trova a dover contrastare l’osteoporosi in una fase della vita più o meno avanzata, è piuttosto una buona abitudine per tutti al fine di irrobustire lo scheletro durante tutta la vita!

La dimensione del nostro scheletro e la quantità di osso in essa contenuto cambiano molto in base all’età. Nei primi 10-12 anni di vita la massa ossea aumenta costantemente e questo avviene in modo simile sia nei bambini e che nelle bambine.

Durante la pubertà la massa ossea si accumula più velocemente, con un aumento più rapido nei maschi. È poco dopo i 20 anni che si raggiunge il cosiddetto “picco di massa ossea”, che rappresenta il punto di massimo accumulo di osso.

Il picco è diverso da persona a persona e dipende principalmente dalla genetica e dall’alimentazione, oltre che dallo stile di vita e da eventuali patologie.

Dopo i 50 anni cambia nuovamente lo sviluppo osseo in base al genere, le donne vanno incontro ad alcuni anni di perdita accelerata di massa ossea, a causa delle mutazioni ormonali della menopausa, mentre negli uomini questa diminuzione è più lenta.

Intorno ai 70 anni però uomini e donne perdono materia ossea allo stesso modo.

Nutrirsi adeguatamente è dunque essenziale in ogni fase della vita, in modo da costruire ossa sane e robuste nei primi anni di vita; mantenerle tali nella fase centrale dell’esistenza e infine ritardare la perdita di massa ossea quando si è più avanti negli anni.

I nutrienti più importanti a questo scopo sono il calcio, la vitamina D e le proteine, oltre a molti altri micronutrienti come la vitamina A, le vitamine del gruppo B, la vitamina K, il magnesio e lo zinco.

Il calcio rappresenta il mattone che costituisce le ossa.

Tutti i latticini, come il latte, lo yogurt e i formaggi, sono notoriamente ricchi di calcio facilmente assorbibile. Questi alimenti hanno anche il vantaggio di essere buone fonti di fosfato e di proteine di elevata qualità, elementi, anche questi, fondamentali per la salute delle ossa.

Altre fonti alimentari di calcio sono alcune verdure a foglia verde (come broccoli o il cavolo riccio), il pesce in scatola con ossa edibili, come le sardine o le alici; la frutta secca a guscio (in particolare le mandorle); i prodotti a base di tofu cagliato con calcio, infine (ma non ultime della lista) le acque minerali calciche!

Non tutti riconoscono alle acque calciche questa qualità, ma è certamente una caratteristica molto importante, in primo luogo perché il calcio fornito dall’acqua minerale calcica è immediatamente assorbito dall’organismo e poi perché può aiutare chi, per motivi di intolleranza o di gusto, non mangia latticini.

Il Ministero della Salute, tramite il decreto n. 4311 del 15-7-2019, ha riconosciuto che «La quantità di calcio presente nell’acqua minerale Uliveto partecipa alla integrazione del fabbisogno giornaliero di calcio per la salute delle ossa».

Recenti studi scientifici hanno infatti dimostrato che l’assunzione dell’acqua Uliveto – per il suo contenuto di calcio altamente assimilabile – è in grado di contribuire al raggiungimento della quota giornaliera raccomandata per fornire protezione alle ossa a tutte le età, a cominciare da coloro che ne hanno maggiore necessità: adolescenti in crescita, donne in gravidanza e durante l’allattamento, donne in menopausa e anziani.

Uliveto ha infatti una concentrazione di calcio pari a circa 200 mg/litro, il che significa che due litri d’acqua Uliveto contengono circa 400 mg di calcio, vale a dire il 50% del valore nutritivo di riferimento, pari a 800 mg al giorno.

Assicurati la corretta dose di calcio, anche bevendo acqua minerale, e aiuta le tue ossa ad essere forti in ogni momento della tua vita, allontanando il rischio di osteoporosi nella terza età!