Ciclismo, una scelta di vita e uno sport appassionante

Chi non ricorda come e quando ha iniziato ad andare in biciletta?

Trovare l’equilibrio sotto la spinta ed il sostegno di un adulto è uno dei passaggi storici della crescita di un bambino. E poi, come si dice? Una volta imparato ad andare in bicicletta, non si scorda più.

La storia d’amore con la bicicletta, dunque, inizia in tenera età, poi cambia ed evolve per ognuno in maniera differente.

Per molti resta un lieto passatempo del weekend, che permette il contatto con la natura e offre l’occasione per fare sport all’aria aperta. Per altri la bicicletta diventa un mezzo di trasporto ecologico. Per altri ancora è uno sport agonistico appassionante e ricco di storia a cui dedicare la propria vita atletica o professionale.

Il ciclismo su strada è quello che più appassiona i tifosi, i quali ogni anno si sintonizzano per seguire il Giro d’Italia e il Tour de France e, dove possibile, affollano le strade per fare il tifo da vicino.

Le prove vengono effettuate con biciclette leggere e aerodinamiche, per permettere ai ciclisti di raggiungere velocità elevate e coprire maggiori distanze. 

L’epoca d’oro italiana di questa disciplina risale alla prima metà del Novecento, quando sulle strade sfrecciavano campioni come Girardengo, Coppi e Bartali, che hanno fatto la storia dello sport di questo Paese.

Anche il ciclismo su pista sta cominciando ad imporsi all’attenzione degli spettatori. Si tratta di una disciplina con una storia antica, infatti il primo campionato mondiale venne disputato a Londra già nel 1892. Nel ciclismo su pista la sfida corre su una corsia circolare, di solito all’interno di un padiglione, con l’obiettivo di completare la prova nel più breve tempo possibile.

Il ciclismo offre moltissime varianti, come le gare di ciclocross e di mountaing biking che si articolano su percorsi sterrati, in mezzo alla natura. Il mountaing biking si divide a sua volta in discipline come l’enduro, il downhill e il trial. Quel che cambia in questi casi, oltre al terreno, sono anche le caratteristiche delle biciclette, le capacità e le differenti abilità del ciclista.

Questo sport racconta storie di sacrifici, di eroi sportivi, nonché di luoghi e paesaggi, perché l’ambiente ha un ruolo molto importante in queste gare. Definisce i limiti da superare, le sfide da affrontare e le grandi conquiste. 

Ma il ciclismo è uno sport individuale oppure di squadra?

La domanda sembra presumere una risposta semplice, eppure non è così. Perché intorno al leader esiste una squadra che corre con l’obiettivo di aiutarlo a vincere l’evento, controllando gli attacchi dei concorrenti e proteggendolo dal vento, permettendogli così di preservare le sue energie.

Per praticare questo sport è importante dotarsi della giusta attrezzatura, fare allenamenti mirati e mantenere uno stato di idratazione tale che consenta all’atleta di mantenere la sua performance alta nel tempo e nelle distanze.

Numerosi studi in letteratura hanno evidenziato come l’acqua Uliveto, per le sue caratteristiche fisico-chimiche, sia particolarmente valida nel ripristinare velocemente le perdite di acqua e di elettroliti, eliminati con la sudorazione, e nel fornire un apporto calcico altamente biodisponibile in grado di favorire la neurotrasmissione, la contrazione muscolare e la maggiore richiesta metabolica dell’osso nell’atleta. 

Nello specifico, è stato condotto uno studio su ciclisti professionisti che ha dimostrato come l’assunzione di acqua Uliveto svolga un’azione tamponante nei confronti dell’acidosi metabolica, indotta da una intensa attività sportiva quale il ciclismo. Lo studio documenta che le caratteristiche di Uliveto hanno contribuito a migliorare l’effetto tampone dell’acidosi lattica, dovuta alla intensa attività sportiva, e a ripristinare il normale assetto idroelettrolitico, essendo un’acqua ricca di Sali, ma facilmente assorbibile dall’organismo.

(“Acqua e sport: come aumentare la riserva alcalina dell’atleta” Rivista Il medico sportivo estratto n.2 del 2005 Autori, E. Castellacci, C. Giammattei)

Atletica leggera, istinto e competizione

Cosa c’è di più naturale per l’essere umano del movimento? In fondo, mettere in moto il corpo è stata la prima risorsa che ha tenuto in vita la nostra specie.

Fin dalla preistoria, muoversi è stata la condizione base per sopravvivere. Saltare, cacciare, fuggire, inseguire erano pratiche quotidiane esistenziali.

A garantire l’evoluzione della specie è poi entrato in campo l’ingegno e così nei secoli, con le macchine e l’industrializzazione, lo stile di vita dell’homo erectus è mutato, ma ci sono istinti da cui non è possibile separarsi.

Se correre per mettersi in salvo è dunque intrinseco nella natura umana, è stato inevitabile che da questa attività prendesse forma una prima idea di competizione e confronto.

L’atletica leggera è la disciplina sportiva ancestrale per antonomasia, riporta l’atleta alle sue origini preistoriche, all’essenza di ciò che è: una creatura fatta di energia, istinto e libertà.

L’atletica leggera si sviluppa in diverse specialità, ognuna con le proprie sfide da affrontare dal punto di vista tecnico, tattico e fisiologico, e anche psicologico.

Corsa su pista:

velocità (100, 200, 400 metri piani), dove l’atleta si esprime principalmente attraverso le proprie doti esplosive, utilizzando maggiormente sistemi energetici anaerobici;

mezzofondo (800, 1500, 5000, 10000 metri), nel quale gli atleti devono trovare il giusto compromesso tra potenza e di resistenza;

ostacoli (100, 110, 400 metri),

siepi (3000)

Prove multiple: decathlon per gli uomini, che prevede una successione di 10 gare diverse; eptathlon, per le donne, con una successione di 7 gare diverse.

Maratona: gara condotta su strada per una distanza di 42,195 km. Era la gara più attesa dei primi Giochi olimpici, nata per essere la rievocazione sportiva di un evento epico: la corsa di Fidippide dalla città di Maratona all’Acropoli di Atene per annunciare la vittoria sui persiani nel 490 a.C.

Salti: gare in cui gli atleti utilizzano le loro doti di velocità, potenza e “leggerezza”.

I salti possono essere in estensione (lungo e triplo), per cui l’obiettivo è saltare il più lontano possibile,o in elevazione (alto e asta), che ha l’obiettivo di saltare più alto possibile, superando un’asticella posta ad un’altezza via via più alta durante la competizione.

Lanci: si svolgono su delle “pedane”. In queste gare l’obiettivo è lanciare un attrezzo il più lontano possibile, restando con il proprio corpo all’interno della pedana di lancio.
I lanci si dividono in 4 tipologie a seconda del tipo di attrezzo: peso, giavellotto, disco, martello.

Marcia: con percorsi che variano da 20 a 50 km e Corsa campestre, su una distanza di circa 10 km


Benché sia sport individuale, l’atletica tuttavia ha anche due competizioni a squadre, sono le Staffette 4×100 e 4×400, dove 4 atleti corrono rispettivamente per 100 o 400 metri, passando un bastoncino (testimone) ad un altro compagno di squadra.

Chiunque intenda avvicinarsi alla pratica dell’atletica leggera parte dall’idea del confronto con se stesso: l’obiettivo di praticare atletica leggera è di garantire effetti benefici per la salute, per lo “stare bene”.

Naturalmente è bene affidarsi a chi ha competenza nel consigliare il training più opportuno sulla base di diversi elementi: età, genere, stato di allenamento, struttura fisica, presenza o meno di malattie croniche, precedenti esperienze motorio-sportive, ecc.

L’atletica, presente fin dalla prima edizione di Giochi Olimpici del 1896, è disciplinata a livello internazionale dalla IAAF (International Association of Athletics federations), fondata nel 1912. Ogni due anni la federazione internazionale organizza i campionati mondiali di atletica leggera.

In Italia l’attività è regolata dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL), di cui Acqua Uliveto è partner. La FIDAL ad oggi, raccoglie più di 2500 club con oltre 230.000 tesserati a cui si uniscono gli oltre 40.000 associati RunCard.

Uliveto accompagna la Federazione durante le più prestigiose sfide sportive dell’anno, dal Golden Gala ai principali campionati nazionali delle discipline presenti sul territorio nazionale.

Un celebre nome dell’atletica leggera italiana si è recentemente unita al coro di campioni testimonial di Uliveto. Stiamo parlando di Fiona May, due volte campionessa mondiale di salto in lungo e detentrice del record italiano di salto in lungo femminile. È l’atleta italiana che più volte è salita sul podio ai campionati del mondo di atletica leggera.  Fiona, con la sua testimonianza, ricorda l’importanza di prestare attenzione alla salute dello scheletro in una fase delicata nella vita delle donne.

Uliveto è l’acqua per lo sport, scelta dagli atleti italiani della FIDAL perché contribuisce a reintegrare velocemente le perdite causate dalla sudorazione e favorisce la migliore trasmissione nervosa, necessaria per la contrazione muscolare, riducendo così la sensazione di fatica e prevenendo la disidratazione.

Uliveto, l’acqua di chi vive lo sport.

Pallacanestro, un esperimento vincente

Uliveto_Pallacanestro

Sapevate che la pallacanestro (sport anche noto con il nome di basket) è nato “in laboratorio”?

Ad inventarlo fu un professore di educazione fisica canadese, James Naismith, al quale fu chiesto di trovare uno sport che potesse tenere in allenamento i giocatori di football durante la stagione invernale. E così, con un cesto appeso all’estremità di una palestra e poche regole scritte (ed un numero variabile di giocatori), il 21 dicembre del 1891 si disputò il primo incontro di pallacanestro, terminato 1 a 0. 

È buffo immaginare gli esordi di questo sport, che inizialmente prevedeva l’utilizzo di un cestino di vimini, per cui ad ogni canestro si doveva sospendere l’incontro per recuperare la palla con una scala! Presto, per praticità e spettacolarità, si decise di forare i canestri e collocarli ad un’altezza maggiore.

Da quel momento in poi il basket, grazie all’YMCA, di cui il professor Naismith faceva parte, si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Nel 1936, a Berlino, la pallacanestro entrò per la prima volta a far parte del programma olimpico. In Italia il boom di questo sport si ebbe a partire dagli anni ’60, ma è solo negli ultimi venti anni che si è assistito alla sua massima diffusione.

I grandi campioni dell’NBA (National Basketball Association) hanno certamente contribuito a rendere questo sport così popolare e amato. Basta pensare a nomi che sono entrati non solo nella storia dello sport, ma della cultura popolare mondiale: Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, Kobe Bryant… questi e molti altri atleti hanno portato il gioco della pallacanestro a livelli di competitività e agonismo sempre più alti e coinvolgenti.

A livello atletico il basket è uno sport completo, che richiede un grande dispendio di energie. Sono infatti previsti scatti e salti, ma anche velocità, equilibrio, coordinazione e precisione. Per questo i giocatori professionisti sono sottoposti ad allenamenti fisici, tecnici, tattici e psicologici.

Il basket è in costante evoluzione, cambiano infatti spesso le strategie di gioco e molto dipende dalla filosofia e visione dell’allenatore. 

I fondamentali della pallacanestro sono:

TIRARE: per realizzare i canestri e fare punti. Esistono diversi tipi di tiro: piazzato, in sospensione, in terzo tempo e la spettacolare schiacciata.

PASSARE: per costruire azioni mirate al tiro e alla conquista dei punti.

PALLEGGIARE: per spostarsi sul campo e mantenere il possesso di palla (perché le regole impediscono di camminare con la palla in mano).

DIFENDERE: per ostacolare gli avversari nella loro avanzata verso il canestro.

Ma il basket non è solamente quello che vediamo in televisione, è anche quello che si disputa nei campi di quartiere, in cui può variare il numero di giocatori (vale anche 2 contro 2 in metà campo) e che Spike Lee ha tante volte raccontato nei suoi film, contribuendo alla nascita della leggenda del playground e alimentando la curiosità verso questo sport in tutto il mondo.

In Italia quest’anno si celebrano i 100 anni della Federazione Italiana Pallacanestro, fondata nel 1921 da 10 società milanesi, che decisero di scindersi dalla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana per gestire i campionati in autonomia.

Acqua Uliveto è partner della Federazione Italiana Pallacanestro ed è vicina a tutti gli atleti e appassionati che praticano il basket. 

Uliveto viene scelta dagli sportivi proprio per le sue peculiari caratteristiche, con cui contribuisce a compensare le perdite idrosaline dovute al sudore e a limitare gli scompensi che potrebbero condizionare il buon esito di una gara. Bevuta sia prima che durante e dopo lo sforzo fisico, risponde al meglio alle esigenze dello sportivo e consente facilmente di raggiungere il fabbisogno della quota giornaliera di calcio.

Rugby: sport per guerrieri nobili

Il rugby è uno sport di squadra nato nel 1823, che si è letteralmente guadagnato sul campo la reputazione di sport nobile, grazie al rispetto dell’avversario e ad un codice morale che fa di questa disciplina una vera e propria filosofia di vita.

Il rugby in Italia ha trovato negli ultimi anni un grande riscontro di pubblico e tanti giovani e ragazzi si sono avvicinati a questo sport, non solamente per la pratica fisica, ma anche per il suo essere una guida solida nel complesso percorso di crescita personale

Siamo abituati a considerare lo sport agonistico come pura competizione, ma il rugby ha insegnato ai suoi atleti e tifosi che oltre alla competizione ci sono altri valori, di cui farsi portavoce in campo e fuori. Valori legati al coraggio, al rispetto delle regole, all’onore riservato all’avversario, al gioco di squadra, al divertimento, alla sportività e al raggiungimento degli obiettivi. I giocatori accettano le regole, rinunciando a scorrettezze e vittimismo. 

Questo approccio è conseguente all’ambiente in cui il rugby è nato, ovvero i college inglesi, dove la futura classe dirigente doveva praticare uno sport educativo, portatore di valori positivi e di stile. L’organizzazione, i ruoli, le gerarchie del rugby esaltano l’importanza del gruppo rispetto all’individualismo del solista. Insegna che c’è posto per tutti: servono le ali magre e veloci per correre alla meta e i robusti piloni per la mischia. Va segnalato che nonostante il contatto fisico e le resse nel fango, nel rugby non c’è violenza!

E poi c’è il famoso terzo tempo!

Il momento in cui i giocatori delle due squadre, assieme ai tifosi e a chi ha organizzato la partita, festeggiano insieme (anticamente in un banchetto organizzato dalla squadra ospitante), in un clima di cordialità e incontro.

Poiché il rugby insegna a lavorare in team per il raggiungimento di un obiettivo comune (la mèta) viene spesso utilizzato anche in ambito di gestione manageriale e di team building.

La Federazione Italiana Rugby (di cui Uliveto è partner) si occupa di regolamentare questo sport ed è la quarta federazione italiana per fatturato (a dimostrazione della grande popolarità di cui gode tra gli appassionati italiani). È interessante notare che stanno aumentando molto anche le donne che, in tutto il mondo, hanno deciso di praticarlo. 

Quando si sente parlare di rugby spesso è associato al Sei Nazioni, di cosa si tratta?

Il Sei Nazioni è il più importante torneo internazionale di rugby a 15 dell’Emisfero Nord. Inizialmente erano in quattro a contendersi il trofeo: Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles. A queste si è aggiunta la Francia e nel 2000 anche l’Italia. 

Fisicamente parliamo di uno sport molto impegnativo, per cui la preparazione atletica è fondamentale, anche per evitare il più possibile lesioni dovute a scontri con avversari o impatto con il terreno.

Per le sue caratteristiche di gioco, il rugby porta a sviluppare velocità e potenza muscolare, oltre a stimolare e mettere in movimento ogni parte del corpo ed ogni fascia muscolare.

È indicato per prevenire e combattere alcuni disturbi giovanili come l’obesità e l’ipocinesia.

Uliveto è una minerale adatta all’attività dello sportivo, perché l’ottimale apporto di potassio, magnesio e sodio che la caratterizza è in grado di prevenire i crampi e la debolezza muscolare, mentre l’elevata concentrazione di bicarbonato ha una importante funzione nel tamponare l’acido lattico e l’eccesso di radicali acidi, prodotti con lo sforzo, contribuendo così ad innalzare la resistenza alla fatica ed accelerando la fase di recupero dopo sforzo.

Perché il nuoto è lo sport più consigliato?

L’acqua è il nostro elemento naturale, almeno lo è per i primi mesi della nostra esistenza nel grembo materno. Proprio per questo i neonati si trovano così a loro agio in questo elemento e forse è anche per questo che il nuoto è uno sport così amato.

Per praticarlo non è necessario avere particolari capacità ed è uno sport adatto a tutte le età, dai neonati fino agli anziani che vogliono mantenersi attivi.

Ma quali sono i maggiori benefici del nuoto? A cosa si deve tanta popolarità?

Le risposte sono varie, le abbiamo sintetizzate in 5 punti!

1. Aiuta a dimagrire

L’acqua è 800 volte più densa dell’aria, questo permette di bruciare un numero maggiore di calorie rispetto alla pratica sport all’aria aperta. Nuotare con costanza fa perdere massa grassa, aumentando invece quella magra e, in più, migliora il metabolismo. Affiancato ad una dieta sana ed equilibrata, il nuoto è uno dei migliori rimedi per combattere l’obesità.

Inoltre è un’attività indicata per combattere la cellulite. Questo perché favorisce la circolazione sanguigna e insieme all’azione drenante dell’acqua – che “massaggia” e comprime il tessuto adiposo sottocutaneo –  contrasta gli effetti della ritenzione idrica.

2. Potenzia l’attività cardiaca

Nuotare con regolarità abbassa la frequenza cardiaca a riposo, abbassa la pressione sanguigna e permette di aumentare la gettata cardiaca, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari. Questo perché il nuoto è uno sport aerobico che richiede un maggiore apporto di ossigeno al cuore, stimolandone quindi l’attività.

3. Rafforza la struttura muscolare

Si sa, tutti i pediatri consigliano il nuoto per lo sviluppo di bambini e ragazzi. 

Questo perché è il tipico “sport completo”, che fa lavorare tutti i muscoli del corpo, mantenendoli flessibili, e rinforza l’apparato muscolo-scheletrico.

La virtuale assenza di gravità favorisce uno sviluppo armonioso e completo dell’impalcatura ossea, senza che vengano sovraccaricate le articolazioni. Il nuoto rafforza le ossa e migliora la postura.

4. Uno sport per corpo e mente

Nuotare permette di bruciare calorie e tonificare il corpo, ma allo stesso tempo rilassa allevia lo stress. Questo perché aumenta la produzione di serotonina, ma anche perché il contatto con l’acqua e l’assenza di rumore, aiutano ad estraniarsi dal mondo ed entrare in sintonia con il proprio corpo. Secondo alcuni studi, alla fine di un allenamento si prova una sensazione di relax simile a quella procurata dallo yoga.

5. Mantiene giovani e sani

Come tutti gli sport, anche il nuoto abbassa l’incidenza delle malattie cronico-degenerative legate all’invecchiamento come l’artrosi, l’ipertensione, l’osteoporosi, i fenomeni della demenza e molte malattie legate al sovrappeso.

Il nuoto è una disciplina che, a livello agonistico, racchiude in sé 4 stili. I campioni si specializzano e anche i dilettanti ne preferiscono uno rispetto ad un altro, in base ai vantaggi che ciascuno apporta.

Lo stile libero è la tecnica più conosciuta, che viene insegnata fin da bambini per la sua semplicità. È lo stile che permette dinuotare più velocemente, essendo il più idrodinamico e continuo.

I movimenti dello stile libero permettono di tonificare glutei e gambe, rinforzare braccia, spalle e pettorali e rinforzare i polmoni, per via della respirazione alternata e veloce.

Poi c’è il dorso, per il quale si applicano gli stessi movimenti dello stile libero, ma sulla schiena.  È uno stile più lento a causa delle bracciate meno profonde, ma non presenta difficoltà in fase di respirazione.

La rana è lo stile che maggiormente tonifica il corpoin quanto vengono coinvolti tutti i muscoli.

I movimenti impegnano soprattutto glutei e gambe. Vengono utilizzate ovviamente anche le braccia, così come le mani, i polsi e i muscoli dorsali.

Il delfino o farfalla (il nome ufficiale è ancora dibattuto) nasce come evoluzione della rana. Nuotare a delfino è faticoso e richiede molta coordinazione, perché coinvolge tutto il corpo ed è particolarmente indicato per tonificare e rinforzare la parte superiore del corpo (schiena, petto, spalle e braccia). 

Ma per chi nuota l’acqua non è solo “il campo di gioco”, è anche un importante alleato per la salute, perché tutti gli sportivi hanno bisogno di reintegrare i minerali e sostenere i muscoli prima, durante e dopo lo sforzo fisico.

Uliveto è partner ufficiale della FIN, Federazione Italiana Nuoto, che l’ha scelta per le sue proprietà salutistiche ampiamente descritte dalla più vasta bibliografia di studi medico-scientifici dedicata a un’acqua minerale

Come la pallavolo ha rivoluzionato lo sport


La pallavolo nasce negli Stati Uniti nel 1895 e a differenza degli sport allora esistenti, che misuravano la forza attraverso il contatto fisico, questa nuova disciplina puntava tutto sulla prontezza di riflessi e sulla strategia di squadra.

La pallavolo così come la conosciamo oggi, nel nome inglese di “volleyball”, fu introdotta in Europa dai militari americani durante la prima guerra mondiale.

E grazie all’YMCA di Manila, nelle Filippine, questo sport si diffuse velocemente anche in Oriente ed in modo particolare ebbe successo in Cina e Giappone.  

Bisogna però aspettare la fine della seconda guerra mondiale per assistere all’affermazione di questa disciplina agonistica. Nel 1946 nasce in Italia della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) che oggi, con i suoi 367.000 iscritti, è la seconda federazione sportiva in Italia per numero di tesserati. Il 1964 è stato l’anno in cui la pallavolo divenne uno sport Olimpico.  

Le nazionali che negli anni si sono dimostrate più competitive a livello internazionale sono le squadre asiatiche e dell’Europa dell’Est, Stati Uniti, Russia, Cuba e Cina.

A partire dal 1989 anche le nazionali italiane hanno dato al nostro Paese grandi soddisfazioni, grazie soprattutto alla “Generazione di fenomeni” che ha rappresentato una delle formazioni più forti di tutti i tempi. 

La svolta fu segnata dall’arrivo dell’allenatore Julio Velasco, che rivoluzionò la panchina italiana, portando una nuova visione e una leadership forte. In quell’anno l’Italia si aggiudicò il campionato europeo e i successivi dieci anni furono segnati da tre titoli mondiali consecutivi, tre ori europei, otto World League. L’unico titolo non raggiunto, che gli appassionati che assistettero a quel periodo felice ancora rimpiangono, rimase l’oro olimpico. Ancora oggi le nostre nazionali, maschili e femminili, sono tra le più competitive nel panorama mondiale. 

Dal punto di vista fisico la pallavolo è uno sport caratterizzato da salti, scatti, tuffi e il tipo d’impegno muscolare cambia in base al ruolo di ogni giocatore, che sia centrale, schiacciatore o alzatore. È certamente una disciplina che richiede un costante allenamento per migliorare le qualità neuro-muscolari e garantire la necessaria reattività.

La pallavolo è uno degli sport più amati e praticati al mondo, che unisce le persone in qualsiasi contesto, dalle spiagge alle palestre, a cui basta una palla e una rete per divertirsi e svagarsi. 

Il bello di questo gioco di squadra è il suo valore formativo, educativo, emozionale e fisico. I giocatori infatti si misurano su molti livelli, mettendo in campo anche una forte motivazione e spirito di solidarietà. Uno sport appassionante da praticare e da seguire come spettatori.

Uliveto è partner ufficiale di FIPAV, Federazione Italiana Pallavolo, insieme hanno l’obiettivo di informare anche i più giovani sulla corretta reidratazione, fondamentale nello svolgimento di qualsiasi attività sportiva, agonistica o amatoriale. 


Gli sportivi lo sanno bene, Acqua Uliveto va bevuta PRIMA dell’attività sportiva per scongiurare l’eccessivo dispendio di minerali. Va bevuta DURANTE, poiché, digerita rapidamente grazie alla combinazione di bicarbonati e calcio, riduce la formazione di acido lattico migliorando il funzionamento di tutta la muscolatura. Ed infine va bevuta DOPO, per reintegrare rapidamente i liquidi e i sali minerali persi con la sudorazione e aiuta il recupero muscolare correggendo la tendenza all’acidosi.

Scegli lo sport all’aperto (in città) più adatto a te!

Le palestre e le piscine sono chiuse per le disposizioni relative alla gestione della pandemia da Coronavirus, ma non è facile (né giusto) rinunciare allo sport, quindi non resta che fare attività sportiva all’aperto!

Non bisogna essere degli atleti professionisti per decidere di allenarsi fuori dalle mura di una struttura, perché lo sport non solo aiuta il fisico a restare in forma, ma è importante anche per il benessere mentale. Puoi scegliere queste attività per svagarti, per allentare le tensioni, per ritrovare la forma fisica.

Bicicletta, corsa, outdoor training… qual è l’attività che sceglierai?

Scegliere di andare in bicicletta significa dedicarsi ad un’attività faticosa, che richiede concentrazione e sforzo, ma che è anche molto piacevole e divertente. Non a caso la bicicletta è uno dei giochi preferiti dai ragazzini di tutte le generazioni. La bici aiuta a bruciare calorie e a tonificare gambe e glutei.

L’impegno varia in base al percorso, alla bicicletta utilizzata e alla condizione fisica. Quel che è certo è che, come in tutte le discipline sportive, l’allenamento costante permette di superare i propri limiti, migliorando le prestazioni. Darsi obiettivi raggiungibili e alzare il livello lentamente è il modo migliore per affrontare questo sport.

In questo la corsa non è affatto dissimile. Non richiede particolare attrezzatura, non si deve “imparare” e si presenta in diverse varianti, dalla camminata, al fitwalking al jogging.

Una camminata a ritmo costante, su un percorso senza dislivelli, della durata di 30-40 minuti è il miglior modo per cominciare.

Si può passare poi al fitwalking, ovvero una camminata veloce. Si tratta di un esercizio fisico aerobico che aiuta a ridurre il grasso addominale, migliorare la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti, portando ad una diminuzione di cellulite e ritenzione idrica. Se praticato in modo continuativo è in grado di ridurre la frequenza cardiaca.

E poi c’è la corsa vera e propria per la quale, come abbiamo detto, non esistono le regole del gioco, ma ci sono alcuni accorgimenti che aiutano a farlo nel migliore dei modi:

  • tenere la testa alta, per migliorare la respirazione;
  • rilassare le braccia e spalle, con il petto in fuori e la schiena dritta;
  • tenere i glutei contratti, per consentire alle gambe di allungarsi al meglio e faticare meno;
  • non sollevare troppo le ginocchia;
  • non serrare dita e mani, e tenere le braccia piegate a 90° con i gomiti aderenti al bacino;
  • tenere, infine, presente che il piede “riposa” quando nella corsa è interessata tutta la parte anteriore della pianta.

Tolte le giornate più afose e quelle gelide, si può correre tutto l’anno.

È vero poi che non occorre attrezzatura specifica, ma le scarpe, quelle sì, vanno scelte con attenzione, per non provocare danni alle articolazioni o andare incontro ad infortuni.

Ascoltare la musica può aiutare a mantenere concentrazione e ritmo.

Correre regolarmente fa bene alla salute, abbassa la quantità di zuccheri nel sangue, aiuta la circolazione, fa perdere peso e stimola il buon umore!

C’è poi “l’outdoor training”, ovvero l’allenamento a corpo libero praticato all’aperto.

I parchi di molte città si sono dotate di attrezzi che consentono proprio l’allenamento funzionale.

Addominali, squat, piegamenti sulle braccia, plank e tanti altri esercizi vengono svolti per tonificare i muscoli e ridurre il grasso. Si può iniziare facendo 10-20 ripetizioni a esercizio, in base al livello di intensità scelto.

Diverse palestre e allenatori esperti si sono organizzati in modo da offrire questo servizio a principianti e persone che desiderano essere seguite.

Qualsiasi sia l’attività preferita, non dimenticare mai di scegliere l’acqua giusta per lo sport!

Uliveto, grazie alla sua composizione bicarbonato-calcica, è ideale per chi fa sport perché bevuta prima, durante e dopo l’allenamento aiuta a mantenere l’equilibrio idrico-minerale alterato da sforzo e sudorazione. In modo particolare, la presenza di calcio immediatamente biodisponibile contribuisce al veloce recupero di muscoli e ossa. Il pratico formato da 0,5lt è ideale per questo specifico utilizzo! 

Dopo l’attività sportiva bisogna reintegrare acqua e minerali, c’è un modo corretto per farlo

Il corpo umano è una macchina perfetta, alla ricerca constante dell’equilibrio che ne garantisca il funzionamento ed il benessere.

Gli elettroliti come il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio e il cloro vengono eliminati sia attraverso le urine, sia con la sudorazione. Un complesso sistema di regolazione ormonale favorisce il mantenimento di un corretto bilancio idro-elettrolitico, allo scopo di evitare la disidratazione e le sue pericolose conseguenze.

Nello sportivo, specie in particolari condizioni climatiche, possono verificarsi con la sudorazione importanti perdite di acqua e con essa di sali minerali, che sono sempre disciolti nel sudore in quantità variabile, e che necessitano di essere reintegrati insieme all’acqua.

La concentrazione degli elettroliti nel sudore varia con la velocità di secrezione delle ghiandole sudoripare distribuite sulla pelle. All’aumentare della velocità di secrezione di queste ghiandole aumenta anche la concentrazione di sodio e cloro nel sudore; mentre la concentrazione di magnesio, potassio e calcio tende a ridursi ed è relativamente bassa e costante, se comparata con quella più alta e variabile di sodio e cloro, la cui carenza è responsabile della pericolosa iposodiemia.

Sodio e cloro sono, quindi, i due elettroliti che più si perdono in seguito a un’abbondante sudorazione e, se questa supera i 2 litri/ora ed è accompagnata da una elevata concentrazione di sodio, l’atleta può andare incontro all’insorgenza di crampi muscolari.

Un’alimentazione ricca di sale e una corretta assunzione di sodio mediante acque ben mineralizzate (come Acqua Uliveto) o con bevande idrosaline, assunte prima, durante e dopo l’allenamento o la gara, diventano indispensabili per la prevenzione dei crampi.

Oltre al sodio e al cloro (principali elettroliti da reintegrare), fa parte nella composizione del sudore anche una piccola quota di sostanze organiche e inorganiche fra cui aminoacidi, urea, acido lattico e minerali, quali ferro, magnesio e calcio, che normalmente vengono introdotti e compensati in quantità adeguata con un regime alimentare corretto.

Durante l’attività fisica e sportiva, i praticanti devono prestare particolare attenzione al reintegro dell’acqua e dei sali minerali persi mediante un apporto calibrato dei diversi elementi. Questa reintegrazione diventa assolutamente necessaria quando la perdita idrica con la sudorazione arriva a 2,5/3 litri, soglia facilmente raggiungibile negli sport di endurance, come la maratona o gare di ciclismo o triathlon, dove la quantità di sudore prodotto può superare anche i 6 litri e il 15% dell’acqua corporea totale.

Il sudore è un liquido in cui l’osmolarità (ovverosia la concentrazione delle particelle presenti in soluzione) è inferiore rispetto al plasma e, quindi, la sudorazione determina sempre una perdita di acqua in eccesso rispetto alla perdita di sali.

Per sopperire alle perdite saline di un allenamento nomale in cui non vi siano perdite di sudore eccessive, come può essere una seduta in palestra, è sufficiente introdurre un’acqua ben mineralizzata e non è necessario ricorrere a integratori o bevande idrosaline.

È sempre consigliabile, invece, calibrare l’apporto di acqua e sali quando si ha una sudorazione intensa. In particolare l’assunzione di liquidi prima e durante il lavoro muscolare riduce e ritarda la comparsa della disidratazione, i cui effetti sulla performance sportiva sono ben documentati e comportano un progressivo decremento della funzionalità cardiovascolare e delle prestazioni atletiche.

Come indicato nelle principali linee-guida internazionali, quando è prevista un’abbondante sudorazione è consigliato introdurre circa 400ml di acqua circa 3-4 ore prima dell’esercizio, insieme a un pasto ricco di sali minerali. Va assunto un quantitativo da 200 a 300ml circa 2 ore prima dell’inizio dell’attività, continuando poi a introdurre liquidi in piccole quantità ogni 20 minuti durante l’esercizio fisico, al fine di bilanciare le perdite dovute alla sudorazione ed evitare una diminuzione del peso corporeo superiore al 2%, ed eventualmente assumendo circa 1gr di sodio ogni ora di attività.

Dopo l’attività fisica è fondamentale continuare a reidratarsi nelle 4-5 ore successive per colmare le perdite di liquidi e sali sia con acque ben mineralizzate come Uliveto, sia con alimenti ricchi di sali. Al tempo stesso, bisogna evitare un’eccessiva reidratazione, poiché un eccesso di liquidi può provocare – oltre a disturbi a stomaco e intestino, anche sintomi quali confusione mentale e cefalea legati all’iposodiemia.

In caso di sedute di sport di endurance molto intense e di oltre due ore, è opportuno reintegrare, insieme ad acqua e elettroliti, anche i carboidrati come le maltodestrine facilmente assimilabili, che garantiscono un apporto costante di energia, facendo però molta attenzione a non esagerare nella concentrazione delle sostanze disciolte (circa 60-80gr per litro assumendole a piccole dosi).

Un’eventuale eccessiva concentrazione di tali sostanze può, infatti, rallentare lo svuotamento gastrico, causando un ritardo nell’assorbimento renale della bevanda, con conseguente richiamo di acqua dal sangue al lume intestinale, ottenendo così l’effetto opposto a quello desiderato provocando una ritenzione di liquidi, diminuita sudorazione e rischio di ipertermia e colpo di calore.

I tempi dell’idratazione per lo sportivo: come, quanto e quando bere

Una corretta idratazione è un fattore fondamentale sia per la salute in generale, sia per la prestazione sportiva.

È noto che l’acqua è indispensabile per il buon funzionamento degli organi, dei sistemi, degli apparati e di tutte le funzioni vitali ed altresì essenziale per la regolazione della temperatura corporea, la digestione e il trasporto degli elementi nutrizionali e delle sostanze di rifiuto.

Ma non solo: senza una buona idratazione, è impossibile esprimere al massimo le proprie potenzialità atletiche e assicurare una corretta fase di recupero post-gara o allenamento.

Ma quanto bere? È evidente che bere troppo poco favorisce la disidratazione, ma anche bere troppo ha le sue controindicazioni.

La necessità di acqua in un individuo sedentario in condizioni di riposo assoluto e con temperatura ottimale è stimata essere come minimo 1 litro al giorno, considerando che le perdite attraverso la diuresi almeno pari a 500ml e attraverso la cute circa 400ml, mentre circa 200ml sono necessari per gli atti respiratori. 

Le richieste di liquidi salgono a 3-4 litri al giorno con le normali attività quotidiane e quando intervengono meccanismi di termoregolazione mediante la sudorazione. 

Per lo sportivo che si allena o gareggia in climi caldi le richieste di liquidi possono arrivare fino a 10 litri al giorno o anche di più in caso di sport estremi. 

Per questo motivo, lo sportivo deve prestare particolare attenzione nell’ingerire una giusta quantità di acqua, con una adeguata mineralizzazione sia prima, sia durante e dopo l’attività, al fine di mantenere quel corretto volume plasmatico, con normale osmolarità del plasma, che consenta di evitare cali di rendimento fino a pericolose conseguenze per la salute legate alla disidratazione. 

È importante iniziare l’attività fisica e sportiva ben idratati: una corretta assunzione di liquidi prima dell’esercizio fisico assicura, infatti, una migliore performance, oltre ad abbassare la temperatura corporea inferiore e la frequenza cardiaca. 

Purtroppo capita molto spesso che gli atleti inizino l’attività con un livello di idratazione non sufficiente, perché aspettano per bere lo stimolo della sete, che è dimostrato intervenire quando l’organismo inizia ad essere già disidratato. 

Nelle due-tre ore che precedono l’attività fisica è opportuno bere circa 500-600 millilitri di acqua sempre a piccoli sorsi, mentre circa 300 millilitri possono essere introdotti nei 10-15 minuti che precedono l’esercizio fisico. Ovviamente queste quantità variano a seconda della corporatura del soggetto e delle condizioni climatiche di temperatura e umidità. 

Anche durante l’attività sportiva è importante mantenere l’organismo dell’atleta ben idratato per prevenire perdite idriche che superino come entità il 2% del peso corporeo, sufficienti a far diminuire la performance. A seconda quindi dell’entità della sudorazione e dell’eventuale diuresi che variano in funzione della corporatura del soggetto, del tipo di sforzo fisico e della durata dello stesso, è importante integrare liquidi ed elettroliti introducendo una quantità di acqua che può variare da 0,4 a 0,8 litri ogni ora, bevendo a intervalli di 15-20 minuti. 

È fondamentale quindi che l’atleta preveda un piano di reidratazione, avendo cura di portare con sé i liquidi necessari o assicurandosi che sia possibile bere sul campo di gara o nei punti di ristoro. 

Si consiglia di bere durante lo sforzo fisico un’acqua ricca di sali minerali (sodio, calcio, bicarbonato) che è in genere sufficiente da sola a garantire un corretto apporto sia di liquidi, sia di elettroliti e a contrastare l’acido lattico che si produce durante lo sforzo.  

Terminata l’attività fisica, se nell’organismo si è creato uno stato di disidratazione, è necessario compensarlo rapidamente. Il recupero è possibile non solo reintegrando le perdite di liquidi, ma anche introducendo i sali minerali mediante un’acqua che li contenga in misura ottimale – come Acqua Uliveto – ovvero assumendoli tramite cibi o integratori. Tale reintegro è un fattore di cruciale importanza per il recupero dell’atleta e la prevenzione degli infortuni. 

Dopo l’allenamento o la gara vanno assunti liquidi con un eccesso di circa il 25% rispetto alle perdite, in modo da compensare sicuramente la sudorazione e la quantità di urine emesse durante e dopo lo sforzo. Da evitare, invece, per alcune ore nel post gara l’assunzione di alcool, caffè e tè che avendo una azione diuretica possono favorire la disidratazione. 

Un calcolo basato sul peso corporeo valutato prima e al termine dell’esercizio fisico, consentirà di capire se la reidratazione è stata corretta oppure insufficiente o se si sono ingeriti liquidi in eccesso. 

Qual è l’acqua più indicata per lo sportivo?

Bere e, soprattutto, “bere bene” è fondamentale quando si fa sport: una corretta idratazione è, infatti, indispensabile per allontanare la sensazione di fatica e proteggere l’organismo dall’aumento della temperatura corporea (tipico della pratica sportiva) e dai deleteri effetti della disidratazione.

Con la sudorazione, insieme all’acqua, vengono persi anche elettroliti e sali minerali, tra cui calcio, magnesio, potassio, sodio: micronutrienti fondamentali, al pari delle sostanze che si assumono con gli alimenti solidi, nell’assicurare una corretta funzionalità cellulare.

Ecco perché un apporto inadeguato di acqua, fonte naturale di questi elementi, riduce la performance sportiva, con possibile sensazione di debolezza legata alla perdita di potassio e probabile insorgenza di crampi dovuti alla carenza di sodio e magnesio.

Come sottolineato da tutte le linee-guida internazionali: le perdite di liquidi e di elettroliti devono essere correttamente integrate sia prima, sia durante e dopo la pratica sportiva, al fine di mantenere la migliore funzionalità dei vari organi e apparati e, in particolare, di quelli cardio-respiratorio e muscolo-scheletrico maggiormente sollecitati dallo sforzo atletico.

Allo stesso tempo una corretta idratazione favorisce la termoregolazione e riduce il rischio di disidratazione, potenziale fattore di rischio per la salute degli atleti, oltre che elemento sfavorevole per la performance sportiva.

Diventa perciò fondamentale la scelta del tipo di acqua per reintegrare i liquidi, ma anche i sali persi nel corso dell’attività fisica, possibilmente in un rapporto ottimale fra di loro.

L’acqua ideale per lo sportivo è un’acqua a buona mineralizzazione che – attraverso un equilibrato apporto di sodio, calcio, potassio e magnesio – possa reintegrare le perdite causate dalla sudorazione e favorire la trasmissione nervosa indispensabile per la contrazione muscolare, riducendo la sensazione di fatica e prevenendo la disidratazione.

Un’acqua mediamente mineralizzata bicarbonato-calcica (come Acqua Uliveto) bevuta sia prima, sia durante e dopo lo sforzo fisico consente di rispondere meglio alle esigenze dello sportivo.

Ma quali sono le funzioni dei minerali e come aiutano la performance sportiva?

  • Il calcio svolge un ruolo importante per il buon funzionamento muscolare e per la trasmissione dell’impulso nervoso, oltreché per il metabolismo osseo (che nello sportivo è più a rischio di demineralizzazione);
  • il potassio e magnesio facilitano la contrazione muscolare e prevengono la fatica;
  • il sodio contribuisce alla regolazione del bilancio idrico, aiutando a contrastare l’ipereccitabilità muscolare, che può dar luogo ai famosi e dolorosi crampi;
  • Il bicarbonato ha un’importante funzione nel tamponare l’acido lattico che si produce con lo sforzo muscolare.

Dunque è bene bere, “bere bene”, ma anche bere in quantità adeguate.

La quantità di acqua da reintegrare varia in base alle caratteristiche dell’atleta (quali la composizione corporea, l’età e il sesso), al tipo di attività praticata e quindi alla durata ed intensità dello sforzo fisico.

Non da ultimo dipende dalle condizioni climatiche di temperatura e di umidità ambientale, che influenzano la conseguente entità delle perdite registrate con la sudorazione. Si va da 1 litro e mezzo a 3 litri al giorno per chi fa attività sportiva e fino ai 6 litri per chi partecipa a gare intense di elevata durata e in ambienti caldi, come una maratona o le corse ciclistiche.

In generale, si raccomanda che lo sportivo inizi a bere già prima dello svolgimento dell’attività fisica, che continui a farlo con regolarità anche nel corso della seduta di allenamento o di gara e che prosegua il reintegro idrico-minerale nel periodo successivo al termine della prestazione atletica.

Fondamentale è non aspettare per bere lo stimolo della sete, perché questo interviene quando la disidratazione è già in atto, con conseguente alterazione della termoregolazione e calo della prestazione atletica.

Altrettanto importante è non eccedere con l’introduzione di acqua, il cui volume assunto non deve superare le perdite dovute alla la sudorazione.