Pallacanestro, un esperimento vincente

Uliveto_Pallacanestro

Sapevate che la pallacanestro (sport anche noto con il nome di basket) è nato “in laboratorio”?

Ad inventarlo fu un professore di educazione fisica canadese, James Naismith, al quale fu chiesto di trovare uno sport che potesse tenere in allenamento i giocatori di football durante la stagione invernale. E così, con un cesto appeso all’estremità di una palestra e poche regole scritte (ed un numero variabile di giocatori), il 21 dicembre del 1891 si disputò il primo incontro di pallacanestro, terminato 1 a 0. 

È buffo immaginare gli esordi di questo sport, che inizialmente prevedeva l’utilizzo di un cestino di vimini, per cui ad ogni canestro si doveva sospendere l’incontro per recuperare la palla con una scala! Presto, per praticità e spettacolarità, si decise di forare i canestri e collocarli ad un’altezza maggiore.

Da quel momento in poi il basket, grazie all’YMCA, di cui il professor Naismith faceva parte, si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Nel 1936, a Berlino, la pallacanestro entrò per la prima volta a far parte del programma olimpico. In Italia il boom di questo sport si ebbe a partire dagli anni ’60, ma è solo negli ultimi venti anni che si è assistito alla sua massima diffusione.

I grandi campioni dell’NBA (National Basketball Association) hanno certamente contribuito a rendere questo sport così popolare e amato. Basta pensare a nomi che sono entrati non solo nella storia dello sport, ma della cultura popolare mondiale: Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, Kobe Bryant… questi e molti altri atleti hanno portato il gioco della pallacanestro a livelli di competitività e agonismo sempre più alti e coinvolgenti.

A livello atletico il basket è uno sport completo, che richiede un grande dispendio di energie. Sono infatti previsti scatti e salti, ma anche velocità, equilibrio, coordinazione e precisione. Per questo i giocatori professionisti sono sottoposti ad allenamenti fisici, tecnici, tattici e psicologici.

Il basket è in costante evoluzione, cambiano infatti spesso le strategie di gioco e molto dipende dalla filosofia e visione dell’allenatore. 

I fondamentali della pallacanestro sono:

TIRARE: per realizzare i canestri e fare punti. Esistono diversi tipi di tiro: piazzato, in sospensione, in terzo tempo e la spettacolare schiacciata.

PASSARE: per costruire azioni mirate al tiro e alla conquista dei punti.

PALLEGGIARE: per spostarsi sul campo e mantenere il possesso di palla (perché le regole impediscono di camminare con la palla in mano).

DIFENDERE: per ostacolare gli avversari nella loro avanzata verso il canestro.

Ma il basket non è solamente quello che vediamo in televisione, è anche quello che si disputa nei campi di quartiere, in cui può variare il numero di giocatori (vale anche 2 contro 2 in metà campo) e che Spike Lee ha tante volte raccontato nei suoi film, contribuendo alla nascita della leggenda del playground e alimentando la curiosità verso questo sport in tutto il mondo.

In Italia quest’anno si celebrano i 100 anni della Federazione Italiana Pallacanestro, fondata nel 1921 da 10 società milanesi, che decisero di scindersi dalla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana per gestire i campionati in autonomia.

Acqua Uliveto è partner della Federazione Italiana Pallacanestro ed è vicina a tutti gli atleti e appassionati che praticano il basket. 

Uliveto viene scelta dagli sportivi proprio per le sue peculiari caratteristiche, con cui contribuisce a compensare le perdite idrosaline dovute al sudore e a limitare gli scompensi che potrebbero condizionare il buon esito di una gara. Bevuta sia prima che durante e dopo lo sforzo fisico, risponde al meglio alle esigenze dello sportivo e consente facilmente di raggiungere il fabbisogno della quota giornaliera di calcio.

Rugby: sport per guerrieri nobili

Il rugby è uno sport di squadra nato nel 1823, che si è letteralmente guadagnato sul campo la reputazione di sport nobile, grazie al rispetto dell’avversario e ad un codice morale che fa di questa disciplina una vera e propria filosofia di vita.

Il rugby in Italia ha trovato negli ultimi anni un grande riscontro di pubblico e tanti giovani e ragazzi si sono avvicinati a questo sport, non solamente per la pratica fisica, ma anche per il suo essere una guida solida nel complesso percorso di crescita personale

Siamo abituati a considerare lo sport agonistico come pura competizione, ma il rugby ha insegnato ai suoi atleti e tifosi che oltre alla competizione ci sono altri valori, di cui farsi portavoce in campo e fuori. Valori legati al coraggio, al rispetto delle regole, all’onore riservato all’avversario, al gioco di squadra, al divertimento, alla sportività e al raggiungimento degli obiettivi. I giocatori accettano le regole, rinunciando a scorrettezze e vittimismo. 

Questo approccio è conseguente all’ambiente in cui il rugby è nato, ovvero i college inglesi, dove la futura classe dirigente doveva praticare uno sport educativo, portatore di valori positivi e di stile. L’organizzazione, i ruoli, le gerarchie del rugby esaltano l’importanza del gruppo rispetto all’individualismo del solista. Insegna che c’è posto per tutti: servono le ali magre e veloci per correre alla meta e i robusti piloni per la mischia. Va segnalato che nonostante il contatto fisico e le resse nel fango, nel rugby non c’è violenza!

E poi c’è il famoso terzo tempo!

Il momento in cui i giocatori delle due squadre, assieme ai tifosi e a chi ha organizzato la partita, festeggiano insieme (anticamente in un banchetto organizzato dalla squadra ospitante), in un clima di cordialità e incontro.

Poiché il rugby insegna a lavorare in team per il raggiungimento di un obiettivo comune (la mèta) viene spesso utilizzato anche in ambito di gestione manageriale e di team building.

La Federazione Italiana Rugby (di cui Uliveto è partner) si occupa di regolamentare questo sport ed è la quarta federazione italiana per fatturato (a dimostrazione della grande popolarità di cui gode tra gli appassionati italiani). È interessante notare che stanno aumentando molto anche le donne che, in tutto il mondo, hanno deciso di praticarlo. 

Quando si sente parlare di rugby spesso è associato al Sei Nazioni, di cosa si tratta?

Il Sei Nazioni è il più importante torneo internazionale di rugby a 15 dell’Emisfero Nord. Inizialmente erano in quattro a contendersi il trofeo: Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles. A queste si è aggiunta la Francia e nel 2000 anche l’Italia. 

Fisicamente parliamo di uno sport molto impegnativo, per cui la preparazione atletica è fondamentale, anche per evitare il più possibile lesioni dovute a scontri con avversari o impatto con il terreno.

Per le sue caratteristiche di gioco, il rugby porta a sviluppare velocità e potenza muscolare, oltre a stimolare e mettere in movimento ogni parte del corpo ed ogni fascia muscolare.

È indicato per prevenire e combattere alcuni disturbi giovanili come l’obesità e l’ipocinesia.

Uliveto è una minerale adatta all’attività dello sportivo, perché l’ottimale apporto di potassio, magnesio e sodio che la caratterizza è in grado di prevenire i crampi e la debolezza muscolare, mentre l’elevata concentrazione di bicarbonato ha una importante funzione nel tamponare l’acido lattico e l’eccesso di radicali acidi, prodotti con lo sforzo, contribuendo così ad innalzare la resistenza alla fatica ed accelerando la fase di recupero dopo sforzo.

Perché il nuoto è lo sport più consigliato?

L’acqua è il nostro elemento naturale, almeno lo è per i primi mesi della nostra esistenza nel grembo materno. Proprio per questo i neonati si trovano così a loro agio in questo elemento e forse è anche per questo che il nuoto è uno sport così amato.

Per praticarlo non è necessario avere particolari capacità ed è uno sport adatto a tutte le età, dai neonati fino agli anziani che vogliono mantenersi attivi.

Ma quali sono i maggiori benefici del nuoto? A cosa si deve tanta popolarità?

Le risposte sono varie, le abbiamo sintetizzate in 5 punti!

1. Aiuta a dimagrire

L’acqua è 800 volte più densa dell’aria, questo permette di bruciare un numero maggiore di calorie rispetto alla pratica sport all’aria aperta. Nuotare con costanza fa perdere massa grassa, aumentando invece quella magra e, in più, migliora il metabolismo. Affiancato ad una dieta sana ed equilibrata, il nuoto è uno dei migliori rimedi per combattere l’obesità.

Inoltre è un’attività indicata per combattere la cellulite. Questo perché favorisce la circolazione sanguigna e insieme all’azione drenante dell’acqua – che “massaggia” e comprime il tessuto adiposo sottocutaneo –  contrasta gli effetti della ritenzione idrica.

2. Potenzia l’attività cardiaca

Nuotare con regolarità abbassa la frequenza cardiaca a riposo, abbassa la pressione sanguigna e permette di aumentare la gettata cardiaca, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari. Questo perché il nuoto è uno sport aerobico che richiede un maggiore apporto di ossigeno al cuore, stimolandone quindi l’attività.

3. Rafforza la struttura muscolare

Si sa, tutti i pediatri consigliano il nuoto per lo sviluppo di bambini e ragazzi. 

Questo perché è il tipico “sport completo”, che fa lavorare tutti i muscoli del corpo, mantenendoli flessibili, e rinforza l’apparato muscolo-scheletrico.

La virtuale assenza di gravità favorisce uno sviluppo armonioso e completo dell’impalcatura ossea, senza che vengano sovraccaricate le articolazioni. Il nuoto rafforza le ossa e migliora la postura.

4. Uno sport per corpo e mente

Nuotare permette di bruciare calorie e tonificare il corpo, ma allo stesso tempo rilassa allevia lo stress. Questo perché aumenta la produzione di serotonina, ma anche perché il contatto con l’acqua e l’assenza di rumore, aiutano ad estraniarsi dal mondo ed entrare in sintonia con il proprio corpo. Secondo alcuni studi, alla fine di un allenamento si prova una sensazione di relax simile a quella procurata dallo yoga.

5. Mantiene giovani e sani

Come tutti gli sport, anche il nuoto abbassa l’incidenza delle malattie cronico-degenerative legate all’invecchiamento come l’artrosi, l’ipertensione, l’osteoporosi, i fenomeni della demenza e molte malattie legate al sovrappeso.

Il nuoto è una disciplina che, a livello agonistico, racchiude in sé 4 stili. I campioni si specializzano e anche i dilettanti ne preferiscono uno rispetto ad un altro, in base ai vantaggi che ciascuno apporta.

Lo stile libero è la tecnica più conosciuta, che viene insegnata fin da bambini per la sua semplicità. È lo stile che permette dinuotare più velocemente, essendo il più idrodinamico e continuo.

I movimenti dello stile libero permettono di tonificare glutei e gambe, rinforzare braccia, spalle e pettorali e rinforzare i polmoni, per via della respirazione alternata e veloce.

Poi c’è il dorso, per il quale si applicano gli stessi movimenti dello stile libero, ma sulla schiena.  È uno stile più lento a causa delle bracciate meno profonde, ma non presenta difficoltà in fase di respirazione.

La rana è lo stile che maggiormente tonifica il corpoin quanto vengono coinvolti tutti i muscoli.

I movimenti impegnano soprattutto glutei e gambe. Vengono utilizzate ovviamente anche le braccia, così come le mani, i polsi e i muscoli dorsali.

Il delfino o farfalla (il nome ufficiale è ancora dibattuto) nasce come evoluzione della rana. Nuotare a delfino è faticoso e richiede molta coordinazione, perché coinvolge tutto il corpo ed è particolarmente indicato per tonificare e rinforzare la parte superiore del corpo (schiena, petto, spalle e braccia). 

Ma per chi nuota l’acqua non è solo “il campo di gioco”, è anche un importante alleato per la salute, perché tutti gli sportivi hanno bisogno di reintegrare i minerali e sostenere i muscoli prima, durante e dopo lo sforzo fisico.

Uliveto è partner ufficiale della FIN, Federazione Italiana Nuoto, che l’ha scelta per le sue proprietà salutistiche ampiamente descritte dalla più vasta bibliografia di studi medico-scientifici dedicata a un’acqua minerale

Come la pallavolo ha rivoluzionato lo sport


La pallavolo nasce negli Stati Uniti nel 1895 e a differenza degli sport allora esistenti, che misuravano la forza attraverso il contatto fisico, questa nuova disciplina puntava tutto sulla prontezza di riflessi e sulla strategia di squadra.

La pallavolo così come la conosciamo oggi, nel nome inglese di “volleyball”, fu introdotta in Europa dai militari americani durante la prima guerra mondiale.

E grazie all’YMCA di Manila, nelle Filippine, questo sport si diffuse velocemente anche in Oriente ed in modo particolare ebbe successo in Cina e Giappone.  

Bisogna però aspettare la fine della seconda guerra mondiale per assistere all’affermazione di questa disciplina agonistica. Nel 1946 nasce in Italia della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) che oggi, con i suoi 367.000 iscritti, è la seconda federazione sportiva in Italia per numero di tesserati. Il 1964 è stato l’anno in cui la pallavolo divenne uno sport Olimpico.  

Le nazionali che negli anni si sono dimostrate più competitive a livello internazionale sono le squadre asiatiche e dell’Europa dell’Est, Stati Uniti, Russia, Cuba e Cina.

A partire dal 1989 anche le nazionali italiane hanno dato al nostro Paese grandi soddisfazioni, grazie soprattutto alla “Generazione di fenomeni” che ha rappresentato una delle formazioni più forti di tutti i tempi. 

La svolta fu segnata dall’arrivo dell’allenatore Julio Velasco, che rivoluzionò la panchina italiana, portando una nuova visione e una leadership forte. In quell’anno l’Italia si aggiudicò il campionato europeo e i successivi dieci anni furono segnati da tre titoli mondiali consecutivi, tre ori europei, otto World League. L’unico titolo non raggiunto, che gli appassionati che assistettero a quel periodo felice ancora rimpiangono, rimase l’oro olimpico. Ancora oggi le nostre nazionali, maschili e femminili, sono tra le più competitive nel panorama mondiale. 

Dal punto di vista fisico la pallavolo è uno sport caratterizzato da salti, scatti, tuffi e il tipo d’impegno muscolare cambia in base al ruolo di ogni giocatore, che sia centrale, schiacciatore o alzatore. È certamente una disciplina che richiede un costante allenamento per migliorare le qualità neuro-muscolari e garantire la necessaria reattività.

La pallavolo è uno degli sport più amati e praticati al mondo, che unisce le persone in qualsiasi contesto, dalle spiagge alle palestre, a cui basta una palla e una rete per divertirsi e svagarsi. 

Il bello di questo gioco di squadra è il suo valore formativo, educativo, emozionale e fisico. I giocatori infatti si misurano su molti livelli, mettendo in campo anche una forte motivazione e spirito di solidarietà. Uno sport appassionante da praticare e da seguire come spettatori.

Uliveto è partner ufficiale di FIPAV, Federazione Italiana Pallavolo, insieme hanno l’obiettivo di informare anche i più giovani sulla corretta reidratazione, fondamentale nello svolgimento di qualsiasi attività sportiva, agonistica o amatoriale. 


Gli sportivi lo sanno bene, Acqua Uliveto va bevuta PRIMA dell’attività sportiva per scongiurare l’eccessivo dispendio di minerali. Va bevuta DURANTE, poiché, digerita rapidamente grazie alla combinazione di bicarbonati e calcio, riduce la formazione di acido lattico migliorando il funzionamento di tutta la muscolatura. Ed infine va bevuta DOPO, per reintegrare rapidamente i liquidi e i sali minerali persi con la sudorazione e aiuta il recupero muscolare correggendo la tendenza all’acidosi.

Scegli lo sport all’aperto (in città) più adatto a te!

Le palestre e le piscine sono chiuse per le disposizioni relative alla gestione della pandemia da Coronavirus, ma non è facile (né giusto) rinunciare allo sport, quindi non resta che fare attività sportiva all’aperto!

Non bisogna essere degli atleti professionisti per decidere di allenarsi fuori dalle mura di una struttura, perché lo sport non solo aiuta il fisico a restare in forma, ma è importante anche per il benessere mentale. Puoi scegliere queste attività per svagarti, per allentare le tensioni, per ritrovare la forma fisica.

Bicicletta, corsa, outdoor training… qual è l’attività che sceglierai?

Scegliere di andare in bicicletta significa dedicarsi ad un’attività faticosa, che richiede concentrazione e sforzo, ma che è anche molto piacevole e divertente. Non a caso la bicicletta è uno dei giochi preferiti dai ragazzini di tutte le generazioni. La bici aiuta a bruciare calorie e a tonificare gambe e glutei.

L’impegno varia in base al percorso, alla bicicletta utilizzata e alla condizione fisica. Quel che è certo è che, come in tutte le discipline sportive, l’allenamento costante permette di superare i propri limiti, migliorando le prestazioni. Darsi obiettivi raggiungibili e alzare il livello lentamente è il modo migliore per affrontare questo sport.

In questo la corsa non è affatto dissimile. Non richiede particolare attrezzatura, non si deve “imparare” e si presenta in diverse varianti, dalla camminata, al fitwalking al jogging.

Una camminata a ritmo costante, su un percorso senza dislivelli, della durata di 30-40 minuti è il miglior modo per cominciare.

Si può passare poi al fitwalking, ovvero una camminata veloce. Si tratta di un esercizio fisico aerobico che aiuta a ridurre il grasso addominale, migliorare la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti, portando ad una diminuzione di cellulite e ritenzione idrica. Se praticato in modo continuativo è in grado di ridurre la frequenza cardiaca.

E poi c’è la corsa vera e propria per la quale, come abbiamo detto, non esistono le regole del gioco, ma ci sono alcuni accorgimenti che aiutano a farlo nel migliore dei modi:

  • tenere la testa alta, per migliorare la respirazione;
  • rilassare le braccia e spalle, con il petto in fuori e la schiena dritta;
  • tenere i glutei contratti, per consentire alle gambe di allungarsi al meglio e faticare meno;
  • non sollevare troppo le ginocchia;
  • non serrare dita e mani, e tenere le braccia piegate a 90° con i gomiti aderenti al bacino;
  • tenere, infine, presente che il piede “riposa” quando nella corsa è interessata tutta la parte anteriore della pianta.

Tolte le giornate più afose e quelle gelide, si può correre tutto l’anno.

È vero poi che non occorre attrezzatura specifica, ma le scarpe, quelle sì, vanno scelte con attenzione, per non provocare danni alle articolazioni o andare incontro ad infortuni.

Ascoltare la musica può aiutare a mantenere concentrazione e ritmo.

Correre regolarmente fa bene alla salute, abbassa la quantità di zuccheri nel sangue, aiuta la circolazione, fa perdere peso e stimola il buon umore!

C’è poi “l’outdoor training”, ovvero l’allenamento a corpo libero praticato all’aperto.

I parchi di molte città si sono dotate di attrezzi che consentono proprio l’allenamento funzionale.

Addominali, squat, piegamenti sulle braccia, plank e tanti altri esercizi vengono svolti per tonificare i muscoli e ridurre il grasso. Si può iniziare facendo 10-20 ripetizioni a esercizio, in base al livello di intensità scelto.

Diverse palestre e allenatori esperti si sono organizzati in modo da offrire questo servizio a principianti e persone che desiderano essere seguite.

Qualsiasi sia l’attività preferita, non dimenticare mai di scegliere l’acqua giusta per lo sport!

Uliveto, grazie alla sua composizione bicarbonato-calcica, è ideale per chi fa sport perché bevuta prima, durante e dopo l’allenamento aiuta a mantenere l’equilibrio idrico-minerale alterato da sforzo e sudorazione. In modo particolare, la presenza di calcio immediatamente biodisponibile contribuisce al veloce recupero di muscoli e ossa. Il pratico formato da 0,5lt è ideale per questo specifico utilizzo! 

Dopo l’attività sportiva bisogna reintegrare acqua e minerali, c’è un modo corretto per farlo

Il corpo umano è una macchina perfetta, alla ricerca constante dell’equilibrio che ne garantisca il funzionamento ed il benessere.

Gli elettroliti come il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio e il cloro vengono eliminati sia attraverso le urine, sia con la sudorazione. Un complesso sistema di regolazione ormonale favorisce il mantenimento di un corretto bilancio idro-elettrolitico, allo scopo di evitare la disidratazione e le sue pericolose conseguenze.

Nello sportivo, specie in particolari condizioni climatiche, possono verificarsi con la sudorazione importanti perdite di acqua e con essa di sali minerali, che sono sempre disciolti nel sudore in quantità variabile, e che necessitano di essere reintegrati insieme all’acqua.

La concentrazione degli elettroliti nel sudore varia con la velocità di secrezione delle ghiandole sudoripare distribuite sulla pelle. All’aumentare della velocità di secrezione di queste ghiandole aumenta anche la concentrazione di sodio e cloro nel sudore; mentre la concentrazione di magnesio, potassio e calcio tende a ridursi ed è relativamente bassa e costante, se comparata con quella più alta e variabile di sodio e cloro, la cui carenza è responsabile della pericolosa iposodiemia.

Sodio e cloro sono, quindi, i due elettroliti che più si perdono in seguito a un’abbondante sudorazione e, se questa supera i 2 litri/ora ed è accompagnata da una elevata concentrazione di sodio, l’atleta può andare incontro all’insorgenza di crampi muscolari.

Un’alimentazione ricca di sale e una corretta assunzione di sodio mediante acque ben mineralizzate (come Acqua Uliveto) o con bevande idrosaline, assunte prima, durante e dopo l’allenamento o la gara, diventano indispensabili per la prevenzione dei crampi.

Oltre al sodio e al cloro (principali elettroliti da reintegrare), fa parte nella composizione del sudore anche una piccola quota di sostanze organiche e inorganiche fra cui aminoacidi, urea, acido lattico e minerali, quali ferro, magnesio e calcio, che normalmente vengono introdotti e compensati in quantità adeguata con un regime alimentare corretto.

Durante l’attività fisica e sportiva, i praticanti devono prestare particolare attenzione al reintegro dell’acqua e dei sali minerali persi mediante un apporto calibrato dei diversi elementi. Questa reintegrazione diventa assolutamente necessaria quando la perdita idrica con la sudorazione arriva a 2,5/3 litri, soglia facilmente raggiungibile negli sport di endurance, come la maratona o gare di ciclismo o triathlon, dove la quantità di sudore prodotto può superare anche i 6 litri e il 15% dell’acqua corporea totale.

Il sudore è un liquido in cui l’osmolarità (ovverosia la concentrazione delle particelle presenti in soluzione) è inferiore rispetto al plasma e, quindi, la sudorazione determina sempre una perdita di acqua in eccesso rispetto alla perdita di sali.

Per sopperire alle perdite saline di un allenamento nomale in cui non vi siano perdite di sudore eccessive, come può essere una seduta in palestra, è sufficiente introdurre un’acqua ben mineralizzata e non è necessario ricorrere a integratori o bevande idrosaline.

È sempre consigliabile, invece, calibrare l’apporto di acqua e sali quando si ha una sudorazione intensa. In particolare l’assunzione di liquidi prima e durante il lavoro muscolare riduce e ritarda la comparsa della disidratazione, i cui effetti sulla performance sportiva sono ben documentati e comportano un progressivo decremento della funzionalità cardiovascolare e delle prestazioni atletiche.

Come indicato nelle principali linee-guida internazionali, quando è prevista un’abbondante sudorazione è consigliato introdurre circa 400ml di acqua circa 3-4 ore prima dell’esercizio, insieme a un pasto ricco di sali minerali. Va assunto un quantitativo da 200 a 300ml circa 2 ore prima dell’inizio dell’attività, continuando poi a introdurre liquidi in piccole quantità ogni 20 minuti durante l’esercizio fisico, al fine di bilanciare le perdite dovute alla sudorazione ed evitare una diminuzione del peso corporeo superiore al 2%, ed eventualmente assumendo circa 1gr di sodio ogni ora di attività.

Dopo l’attività fisica è fondamentale continuare a reidratarsi nelle 4-5 ore successive per colmare le perdite di liquidi e sali sia con acque ben mineralizzate come Uliveto, sia con alimenti ricchi di sali. Al tempo stesso, bisogna evitare un’eccessiva reidratazione, poiché un eccesso di liquidi può provocare – oltre a disturbi a stomaco e intestino, anche sintomi quali confusione mentale e cefalea legati all’iposodiemia.

In caso di sedute di sport di endurance molto intense e di oltre due ore, è opportuno reintegrare, insieme ad acqua e elettroliti, anche i carboidrati come le maltodestrine facilmente assimilabili, che garantiscono un apporto costante di energia, facendo però molta attenzione a non esagerare nella concentrazione delle sostanze disciolte (circa 60-80gr per litro assumendole a piccole dosi).

Un’eventuale eccessiva concentrazione di tali sostanze può, infatti, rallentare lo svuotamento gastrico, causando un ritardo nell’assorbimento renale della bevanda, con conseguente richiamo di acqua dal sangue al lume intestinale, ottenendo così l’effetto opposto a quello desiderato provocando una ritenzione di liquidi, diminuita sudorazione e rischio di ipertermia e colpo di calore.

I tempi dell’idratazione per lo sportivo: come, quanto e quando bere

Una corretta idratazione è un fattore fondamentale sia per la salute in generale, sia per la prestazione sportiva.

È noto che l’acqua è indispensabile per il buon funzionamento degli organi, dei sistemi, degli apparati e di tutte le funzioni vitali ed altresì essenziale per la regolazione della temperatura corporea, la digestione e il trasporto degli elementi nutrizionali e delle sostanze di rifiuto.

Ma non solo: senza una buona idratazione, è impossibile esprimere al massimo le proprie potenzialità atletiche e assicurare una corretta fase di recupero post-gara o allenamento.

Ma quanto bere? È evidente che bere troppo poco favorisce la disidratazione, ma anche bere troppo ha le sue controindicazioni.

La necessità di acqua in un individuo sedentario in condizioni di riposo assoluto e con temperatura ottimale è stimata essere come minimo 1 litro al giorno, considerando che le perdite attraverso la diuresi almeno pari a 500ml e attraverso la cute circa 400ml, mentre circa 200ml sono necessari per gli atti respiratori. 

Le richieste di liquidi salgono a 3-4 litri al giorno con le normali attività quotidiane e quando intervengono meccanismi di termoregolazione mediante la sudorazione. 

Per lo sportivo che si allena o gareggia in climi caldi le richieste di liquidi possono arrivare fino a 10 litri al giorno o anche di più in caso di sport estremi. 

Per questo motivo, lo sportivo deve prestare particolare attenzione nell’ingerire una giusta quantità di acqua, con una adeguata mineralizzazione sia prima, sia durante e dopo l’attività, al fine di mantenere quel corretto volume plasmatico, con normale osmolarità del plasma, che consenta di evitare cali di rendimento fino a pericolose conseguenze per la salute legate alla disidratazione. 

È importante iniziare l’attività fisica e sportiva ben idratati: una corretta assunzione di liquidi prima dell’esercizio fisico assicura, infatti, una migliore performance, oltre ad abbassare la temperatura corporea inferiore e la frequenza cardiaca. 

Purtroppo capita molto spesso che gli atleti inizino l’attività con un livello di idratazione non sufficiente, perché aspettano per bere lo stimolo della sete, che è dimostrato intervenire quando l’organismo inizia ad essere già disidratato. 

Nelle due-tre ore che precedono l’attività fisica è opportuno bere circa 500-600 millilitri di acqua sempre a piccoli sorsi, mentre circa 300 millilitri possono essere introdotti nei 10-15 minuti che precedono l’esercizio fisico. Ovviamente queste quantità variano a seconda della corporatura del soggetto e delle condizioni climatiche di temperatura e umidità. 

Anche durante l’attività sportiva è importante mantenere l’organismo dell’atleta ben idratato per prevenire perdite idriche che superino come entità il 2% del peso corporeo, sufficienti a far diminuire la performance. A seconda quindi dell’entità della sudorazione e dell’eventuale diuresi che variano in funzione della corporatura del soggetto, del tipo di sforzo fisico e della durata dello stesso, è importante integrare liquidi ed elettroliti introducendo una quantità di acqua che può variare da 0,4 a 0,8 litri ogni ora, bevendo a intervalli di 15-20 minuti. 

È fondamentale quindi che l’atleta preveda un piano di reidratazione, avendo cura di portare con sé i liquidi necessari o assicurandosi che sia possibile bere sul campo di gara o nei punti di ristoro. 

Si consiglia di bere durante lo sforzo fisico un’acqua ricca di sali minerali (sodio, calcio, bicarbonato) che è in genere sufficiente da sola a garantire un corretto apporto sia di liquidi, sia di elettroliti e a contrastare l’acido lattico che si produce durante lo sforzo.  

Terminata l’attività fisica, se nell’organismo si è creato uno stato di disidratazione, è necessario compensarlo rapidamente. Il recupero è possibile non solo reintegrando le perdite di liquidi, ma anche introducendo i sali minerali mediante un’acqua che li contenga in misura ottimale – come Acqua Uliveto – ovvero assumendoli tramite cibi o integratori. Tale reintegro è un fattore di cruciale importanza per il recupero dell’atleta e la prevenzione degli infortuni. 

Dopo l’allenamento o la gara vanno assunti liquidi con un eccesso di circa il 25% rispetto alle perdite, in modo da compensare sicuramente la sudorazione e la quantità di urine emesse durante e dopo lo sforzo. Da evitare, invece, per alcune ore nel post gara l’assunzione di alcool, caffè e tè che avendo una azione diuretica possono favorire la disidratazione. 

Un calcolo basato sul peso corporeo valutato prima e al termine dell’esercizio fisico, consentirà di capire se la reidratazione è stata corretta oppure insufficiente o se si sono ingeriti liquidi in eccesso. 

Qual è l’acqua più indicata per lo sportivo?

Bere e, soprattutto, “bere bene” è fondamentale quando si fa sport: una corretta idratazione è, infatti, indispensabile per allontanare la sensazione di fatica e proteggere l’organismo dall’aumento della temperatura corporea (tipico della pratica sportiva) e dai deleteri effetti della disidratazione.

Con la sudorazione, insieme all’acqua, vengono persi anche elettroliti e sali minerali, tra cui calcio, magnesio, potassio, sodio: micronutrienti fondamentali, al pari delle sostanze che si assumono con gli alimenti solidi, nell’assicurare una corretta funzionalità cellulare.

Ecco perché un apporto inadeguato di acqua, fonte naturale di questi elementi, riduce la performance sportiva, con possibile sensazione di debolezza legata alla perdita di potassio e probabile insorgenza di crampi dovuti alla carenza di sodio e magnesio.

Come sottolineato da tutte le linee-guida internazionali: le perdite di liquidi e di elettroliti devono essere correttamente integrate sia prima, sia durante e dopo la pratica sportiva, al fine di mantenere la migliore funzionalità dei vari organi e apparati e, in particolare, di quelli cardio-respiratorio e muscolo-scheletrico maggiormente sollecitati dallo sforzo atletico.

Allo stesso tempo una corretta idratazione favorisce la termoregolazione e riduce il rischio di disidratazione, potenziale fattore di rischio per la salute degli atleti, oltre che elemento sfavorevole per la performance sportiva.

Diventa perciò fondamentale la scelta del tipo di acqua per reintegrare i liquidi, ma anche i sali persi nel corso dell’attività fisica, possibilmente in un rapporto ottimale fra di loro.

L’acqua ideale per lo sportivo è un’acqua a buona mineralizzazione che – attraverso un equilibrato apporto di sodio, calcio, potassio e magnesio – possa reintegrare le perdite causate dalla sudorazione e favorire la trasmissione nervosa indispensabile per la contrazione muscolare, riducendo la sensazione di fatica e prevenendo la disidratazione.

Un’acqua mediamente mineralizzata bicarbonato-calcica (come Acqua Uliveto) bevuta sia prima, sia durante e dopo lo sforzo fisico consente di rispondere meglio alle esigenze dello sportivo.

Ma quali sono le funzioni dei minerali e come aiutano la performance sportiva?

  • Il calcio svolge un ruolo importante per il buon funzionamento muscolare e per la trasmissione dell’impulso nervoso, oltreché per il metabolismo osseo (che nello sportivo è più a rischio di demineralizzazione);
  • il potassio e magnesio facilitano la contrazione muscolare e prevengono la fatica;
  • il sodio contribuisce alla regolazione del bilancio idrico, aiutando a contrastare l’ipereccitabilità muscolare, che può dar luogo ai famosi e dolorosi crampi;
  • Il bicarbonato ha un’importante funzione nel tamponare l’acido lattico che si produce con lo sforzo muscolare.

Dunque è bene bere, “bere bene”, ma anche bere in quantità adeguate.

La quantità di acqua da reintegrare varia in base alle caratteristiche dell’atleta (quali la composizione corporea, l’età e il sesso), al tipo di attività praticata e quindi alla durata ed intensità dello sforzo fisico.

Non da ultimo dipende dalle condizioni climatiche di temperatura e di umidità ambientale, che influenzano la conseguente entità delle perdite registrate con la sudorazione. Si va da 1 litro e mezzo a 3 litri al giorno per chi fa attività sportiva e fino ai 6 litri per chi partecipa a gare intense di elevata durata e in ambienti caldi, come una maratona o le corse ciclistiche.

In generale, si raccomanda che lo sportivo inizi a bere già prima dello svolgimento dell’attività fisica, che continui a farlo con regolarità anche nel corso della seduta di allenamento o di gara e che prosegua il reintegro idrico-minerale nel periodo successivo al termine della prestazione atletica.

Fondamentale è non aspettare per bere lo stimolo della sete, perché questo interviene quando la disidratazione è già in atto, con conseguente alterazione della termoregolazione e calo della prestazione atletica.

Altrettanto importante è non eccedere con l’introduzione di acqua, il cui volume assunto non deve superare le perdite dovute alla la sudorazione.

Sapevi che l’acqua regola la tua temperatura corporea?

Intorno all’acqua ruota un sistema integrato di meccanismi biologici mirato a mantenere una temperatura corporea costante – intorno ai 37° – indipendentemente dalle condizioni climatiche esterne all’organismo.

La centrale di comando di questo sofisticato sistema è il centro termoregolatore ipotalamico, che è in grado di captare ed elaborare i segnali provenienti dalla cute, dal cervello e dagli organi centrali, coordinando la risposta fisiologica più idonea al mantenimento della temperatura corporea.

Quando l’organismo è esposto al freddo, la perdita di calore viene contenuta con una vasocostrizione cutanea e controbilanciata da un aumento della produzione di calore da parte dell’organismo stesso.

Mentre in caso di elevate temperature o di sforzo fisico intenso e prolungato, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi quali l’aumento della sudorazione, della frequenza e della profondità del respiro e la dilatazione dei piccoli vasi cutanei, con lo scopo di aumentare la dispersione del calore mediante evaporazione.

In queste circostanze diminuiscono anche l’appetito e la frequenza cardiaca, per via di una minore richiesta di ossigeno da parte degli organi che producono calore, come il fegato e i muscoli.

In condizioni normali, con la sudorazione il corpo si raffredda, rendendo efficace la termo-dispersione del calore. Questo non avviene però sempre, dipende infatti dalle circostanze fisiche e ambientali. Ad esempio, quando l’umidità è molto elevata, il sudore non evapora abbastanza rapidamente e il calore corporeo non viene eliminato efficacemente.

La temperatura del corpo in queste condizioni aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare diversi organi vitali e il cervello stesso. Un’esposizione prolungata a temperature elevate può così provocare disturbi lievi, come crampi, svenimenti, edemi, ma anche di maggiore gravità, come congestione, colpo di calore, disidratazione.

Il processo di termoregolazione è particolarmente importante per lo sportivo, in cui l’evaporazione del sudore è il meccanismo più efficace per ridurre la temperatura corporea (termo-dispersione), condizione fondamentale per salvaguardare l’integrità dell’organismo ed evitare cali di rendimento, fino all’insorgere di condizioni potenzialmente pericolose per l’organismo, come il colpo di calore.

La perdita di acqua mediante la sudorazione determina un aumento della viscosità del sangue ed una complessa risposta ormonale, che coinvolge vari organi fra cui ipotalamo, ipofisi e surrene che provoca una riduzione di liquidi e sali minerali emessi con le urine, oltre a una stimolazione del senso di sete.

Assumere al momento giusto adeguate quantità di acqua ricca di elettroliti persi con la sudorazione per ripristinare il volume e la normale osmolarità del plasma è, pertanto, di fondamentale importanza per lo sportivo, in cui il meccanismo dello stimolo della sete è spesso tardivo e insufficiente a ripristinare il volume di liquidi dispersi col sudore specie in condizioni climatiche estreme.

Per lo sportivo spesso si aggiunge anche il problema che le bevande non sono sempre facilmente ed immediatamente disponibili durante l’allenamento o la gara e la concentrazione agonistica nello sforzo fisico e nel gesto atletico tendono a far sì che venga trascurato il segnale della sete.

Ciò può essere particolarmente dannoso anche perché col sudore -oltre all’acqua- vengono persi sodio, potassio, cloro, oltre a una infinità di sostanze organiche e inorganiche fra cui aminoacidi, urea, acido lattico e minerali come magnesio, ferro e calcio, determinando carenze -in special modo nello sportivo- se queste sostanze non vengono prontamente reintegrate con acque ricche di minerali e diete adeguate.

Per questo è consigliato allenarsi avendo al proprio fianco una bottiglia di acqua Uliveto, che con i suoi preziosi minerali aiuta l’organismo a reidratarsi in maniera ottimale apportando quegli elementi utili al proprio benessere ed equilibrio!

Quando fai sport il tuo corpo è una macchina perfetta, ha solo bisogno che tu faccia il pieno di acqua!

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L’acqua è all’origine della vita ed è la più importante molecola biologicamente attiva del nostro organismo.

Ogni cellula di tutti i nostri organi è dipendente dall’acqua:

gli apparati cardiocircolatorio, urogenitale, respiratorio, digestivo, nervoso e sensoriale richiedono acqua per trasportare nutrienti e rimuovere scorie metaboliche.

Per questo un’adeguata presenza di acqua nella dieta favorisce il buon funzionamento dell’intero organismo e determina un generale benessere psicofisico.

Bisogna dire che il fabbisogno idrico varia al variare delle attività e dello stile di vita di ciascuno.

Un soggetto che pratica attività fisica o sportiva ha bisogno di apportare un maggior quantitativo di acqua, poiché contare su uno stato di idratazione ottimale è determinante nel sostenere la prestazione atletica e nell’accelerare la fase di recupero.

Il che significa che se non si reintegra la quota d’acqua persa, si rischia di compromettere la performance sportiva e determinare anche condizioni pericolose per la salute dell’atleta.

Il ruolo centrale dell’acqua, per l’efficienza ottimale dello sportivo, non è soltanto quello di essere un solvente, ma di agire nelle cellule di cui è il principale costituente, di volta in volta come reagente, come catalizzatore di reazioni, come lubrificante, come liquido refrigerante, come agente ionizzante.

È un po’ come dimenticare di mettere l’acqua al motore della macchina, il motore si fonde e la macchina si ferma!

Poiché dunque il fabbisogno idrico giornaliero cambia in base alle diverse composizioni corporee, alle condizioni ambientali, nonché al tipo di attività fisica quotidiana svolta, i 2 litri d’acqua al giorno raccomandati dall’Autority Alimentare Europea (EFSA) potrebbero essere troppi per una persona anziana sedentaria di corporatura esile, e davvero troppo pochi per una persona giovane, che pratica una qualsiasi attività fisica.

Ma perché l’idratazione è così importante durante l’attività fisica? Come può la quota idrica della dieta incidere sul risultato sportivo?

Con l’esercizio fisico e il conseguente impegno muscolare si verifica un incremento della produzione di energia, che è a sua volta responsabile dell’innalzamento della temperatura corporea tipico della pratica sportiva.

Per mantenere i giusti livelli di temperatura corporea ed evitare “il surriscaldamento del motore”,

la macchina umana attiva i meccanismi di termoregolazione che inducono la termo-dispersione attraverso l’evaporazione del sudore, che viene prodotto in maniera più efficiente proprio per salvaguardare l’integrità dell’organismo e garantire la massima capacità di prestazione atletica.

In atleti impegnati in allenamenti e/o gare di rilevante intensità e durata, si possono verificare variazioni di peso fino a 5-6 Kg, rappresentati in grandissima parte dell’acqua persa con la sudorazione. Diventa quindi fondamentale reintegrare le corrette quantità di acqua in base all’intensità e durata dell’esercizio, alla propria corporatura ed alle condizioni di temperatura e umidità ambientale.

Ogni grammo o millilitro di acqua che evapora comporta mediamente la dispersione di 0.58 Kcal senza dispendio energetico (ovvero: sudare non fa dimagrire) e solo l’acqua effettivamente evaporata produce una riduzione della temperatura corporea.

Viceversa, la sudorazione che rimane negli indumenti una volta rimossi, sgocciola oppure viene eliminata meccanicamente dalla superficie cutanea, ad esempio con gli asciugamani, non produce effetti favorevoli sulla termo-dispersione, ma al contrario determina un’ulteriore perdita di acqua, in grado di aggravare lo stato di disidratazione dell’organismo.

La prossima volta che ti troverai a fare allenamento, attività sportiva o una gara, non dimenticare di bere e scegli un’acqua che non solo ti permetta di reintegrare i liquidi, ma anche i minerali eliminati col sudore, come acqua Uliveto che ha la giusta mineralizzazione.